MotoGP, Le Mans: Yamaha in crisi? Ci pensa il dottor Zarco

MotoGP, Le Mans: Yamaha in crisi? Ci pensa il dottor Zarco

La pole casalinga del francese estromesso dalle strategie 2019 è una mazzata per la marca di Iwata

di Massimiliano Garavini
LE MANS, FRANCE - MAY 19: Johann Zarco of France and Monster Yamaha Tech 3 celebrates the MotoGP pole position at the end of the qualifying practice during the MotoGp of France - Qualifying on May 19, 2018 in Le Mans, France. (Photo by Mirco Lazzari gp/Getty Images)

L’anamnesi, in medicina, è la raccolta dalla voce diretta del paziente di tutte quelle informazioni, notizie e sensazioni che possono aiutare il medico, l’infermiere e le altre professioni sanitarie a indirizzarsi verso una corretta diagnosi di patologia o un’adeguata procedura sanitaria. Dopo quanto visto nella qualifica del GP di Francia, verrebbe da chiedersi se in Yamaha giochino al dottore – oppure col Dottore – o se non serva davvero qualcos’altro. Zarco che stampa 1’31’185 e i due ufficiali che remano in ottava e nona posizione sono un campanello d’allarme che crediamo non sia da sottovalutare.

INDIFENDIBILE – Quattro giorni fa Lin Jarvis ha provato a metterci una pezza «se uno dei nostri piloti del team ufficiale non avesse rinnovato il contratto, avremmo sicuramente offerto il posto a Johann. Non c’è assolutamente alcun dubbio al riguardo». Sarà pure come sostiene il manager di Yamaha, ma resta il fatto che se i rinnovati fanno peggio (notevolmente), del neo acquisto KTM, lo smarrimento aumenta. Perché ci sarà sicuramente un problema di elettronica, come sostengono Rossi e Viñales, ma la moto satellite sta amplificando, anziché riducendo, le magagne delle M1 ufficiali. Ramon Forcada, ospite della TV spagnola Movistar, ha fornito una spiegazione che voleva essere – nelle intenzioni, perlomeno – un punto fermo. Perché Zarco sembra andare più forte di voi? Risposta: «Noi, per regolamento, non possiamo usare lo stesso pacchetto che usa Zarco. L’unica differenza tra quella moto e le nostre è il motore. Il suo prototipo, per lui, è ottimale; ma per Valentino e Maverick non andrebbe bene. Zarco è un gran pilota ma con la sua moto, bisognerebbe vederlo con un’altra». Quindi Johann Zarco sarebbe colpevole di usare un vecchio prototipo ottimale solo per lui. Se il francese salisse sui mezzi di Rossi o di Viñales, prenderebbe paga. Tesi quantomeno curiosa, che sarebbe davvero interessante verificare.

A PARI MOTO – Soprattutto alla luce delle dichiarazioni di Jarvis a speedweek.com: «In  questa stagione, Zarco ha lo stesso telaio dei nostri piloti. Dispone delle ultime evoluzioni aerodinamiche, ha lo stesso motore. È più o meno la stessa moto. La differenza è che l’ultima evoluzione viene resa disponibile prima a noi e poi a Tech3». Jarvis quindi sembra smentire il proprio sottoposto. Forcada, di nuovo: «Ad un ufficiale capita di scegliere tra due pezzi molto simili e questo tipo di lavoro è molto rischioso. Se si prova in un circuito si possono avere dei riscontri positivi ,mentre su un tracciato differente può cambiare tutto. Un pilota satellite non ha queste difficoltà aggiuntive». In un’intervista rilasciata a Oriol Puigdemont qualche anno fa, l’attuale capotecnico di Viñales sosteneva che «Stoner fosse in grado di distinguere due fornitori diversi dello stesso cerchio». Il che non depone a favore della tesi della “confusione”. I piloti ufficiali sono chiamati a perfezionare la moto, non a perdere la bussola dello sviluppo. Altrimenti, va da sé, l’evoluzione di un progetto sarebbe affidato ad altri.

METTERCI BECCO – he la faccenda stia sfuggendo completamente di mano lo dimostra un commento di Chicho Lorenzo, il padre di Jorge, a proposito delle parole del capotecnico Yamaha: «senza alcun tipo di dubbio, i tecnici possono diventare molto più professionali e convincenti rispetto ai piloti, quando si tratta di trovare delle scuse. Questo perché ci vogliono molti anni per pensare al c…. che hai da dire, prima di arrivare a dominare quest’arte». Arrivati a questo punto hai voglia a voler minimizzare; ogni dichiarazione assume piuttosto il contorno delle parole in libertà: peccato che poi in pista parli solo il cronometro. Il #46, in questo senso, non le ha mandate a dire: siamo indietro, tocca rimboccarsi le maniche. Viñales a Le Mans è più sfumato: «L’anno scorso è stato molto meglio, non so se il circuito da allora sia cambiato così tanto. La fiducia non è la stessa, ma la moto sta andando bene. La mattina ho potuto tenere lo stesso passo dello scorso anno e anche nel pomeriggio il mio ritmo alla fine andava abbastanza bene. Ora dobbiamo adattare la moto un po’ meglio alla pista, quindi dovrebbe funzionare tutto bene». Poi arrivano le qualifiche, il sogno finisce e riappare l’incubo Zarco.

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