MotoGP Le Mans, Valentino Rossi: “Yamaha ha iniziato tardi a lavorare”

MotoGP Le Mans, Valentino Rossi: “Yamaha ha iniziato tardi a lavorare”

Valentino Rossi spera sul “fattore campo” a Le Mans. Ma regna grande pessimismo nel box VR46: “Servono mesi per risolvere i problemi di elettronica”

di Luigi Ciamburro
Valentino Rossi a Le Mans

Alla vigilia delle prove libere del GP di Le Mans non regna ottimismo nel box di Valentino Rossi, nonostante il circuito francese sia storicamente favorevole alla Yamaha M1, con le sue diffuse frenate e ripartenze e i continui cambi di direzione. A giocare a favore del team di Iwata è soprattutto il nuovo asfalto, perché la moto soffre la mancanza di grip più degli avversari, e le temperature che non si preannunciano troppo alte e non dovrebbero quindi stressare troppo le gomme.

PESSIMISMO ‘COSMICO’ – Nonostante i buoni auspici Valentino Rossi incrocia le dita e aspetta il responso della pista, consapevole che il gap tecnico è sostanzioso, soprattutto per quanto concerne la centralina elettronica. “E’ una gara importante perché negli ultimi anni qui a Le Mans siamo andati sempre forte, la Yamaha storicamente è molto veloce qua. Ma quest’anno non penso che saremo i più veloci, sarà più dura, dobbiamo sperare che questa pista ci aiuti. Solitamente la M1 va sempre bene e quindi cerchiamo di essere più vicini a quelli davanti e un po’ più competitivi rispetto a Jerez”. Nulla di buono può essere distillato dai test di Jerez e del Mugello della settimana scorsa, perché per apportare gli aggiornamenti sull’elettronica serviranno mesi. “Per quello che riguarda evoluzioni migliorative della moto bisognerà aspettare la seconda parte della stagione. Purtroppo hanno iniziato a lavorare tardi e ci vuole tempo… Viviamo alla giornata”.

TEAM VR46 – Valentino Rossi non rimpiange di aver rinnovato con Yamaha per altri due anni, pur vedendo in prospettiva tre campionati tutti in salita. “Avevo voglia di correre, quindi non so”, risponde all’ipotesi di aver saputo dei problemi Yamaha già in inverno. Né la situazione attuale può accelerare i tempi per la costituzione di un suo team satellite che avverrà, ma non prima del 2021. “È qualcosa che mi piace, che voglio fare, ma non penso che saremo in grado di farlo nei prossimi due anni perché non c’è molto tempo, non saremo in grado di organizzarci bene. Fare un team MotoGP è un’altra cosa. È molto più complicato Inoltre, mentre corro, non mi piace l’idea. Forse quando andrò in pensione”.

ELETTRONICA A RILENTO  – Adesso mente e cuore sono rivolti al lavoro sulla M1, sul settaggio da trovare di volta in volta a seconda delle caratteristiche del circuito, nel tentativo di racimolare punti utili in attesa che i tecnici di Iwata risolvi quanto prima i problemi. “Sanno tutti che per riscrivere alcuni settaggi diversi dell’elettronica serve tempo, servono prove, serve provare in pista oltre che al banco, i tempi durante le pause tra una gara e l’altra sono quelle e alla fine ci vorranno ancora un paio di mesi”, ha spiegato il capotecnico Silvano Galbusera a Sky Sport.

GALBUSERA SPIEGA ZARCO – Johann Zarco e la Yamaha satellite sembrano patire meno le lacune croniche della Yamaha, ma ciò dipende in gran parte dal suo stile di guida più vellutato e dal motore meno aggressivo. “Zarco è un ottimo pilota e sta facendo del suo meglio con la moto 2016, riesce ad utilizzare le gomme con uno step più soft rispetto a Valentino senza riscaldarle più di tanto, per cui riesce ad avere un ottimo feeling fino alla fine, mentre noi siamo quasi costretti ad avere uno step in più di gomme, le stressiamo più di lui e paghiamo di più a fine gara”, ha aggiunto Silvano Galbusera. “Lo stile di Zarco fa la differenza sulle gomme e magari ha uno step in meno di motore che mette meno in crisi le gomme”. Come spiegare il podio di Losail ad inizio stagione? Con le solite differenze di grip e temperature. “In Qatar abbiamo fatto la gara verso sera, il grip era molto buono e questo fa la differenza.  Se le temperature non sono troppo alte per noi è sempre meglio”.

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