MotoGP: Dani Pedrosa, quanto ci mancherai piccolo gigante

MotoGP: Dani Pedrosa, quanto ci mancherai piccolo gigante

Valencia sarà l’ultima recita dello spagnolo, dopo 18 anni di GP e ben 54 vittorie. Ecco come si sta avvicinando all’epilogo

di Redazione Corsedimoto
MOTEGI, JAPAN - OCTOBER 18: Dani Pedrosa of Spain and Repsol Honda Team looks on during the press conference pre-event during the MotoGP of Japan - Previews at Twin Ring Motegi on October 18, 2018 in Motegi, Japan. (Photo by Mirco Lazzari gp/Getty Images)

A 33 anni e dopo 18 di Mondiale, con 3 titoli, 1 in 125 e 2 in 250, e 54 vittorie, tutte con Honda, Dani Pedrosa a Valencia dirà addio alle corse. L’ipilogo chiuderà un complicato, nel quale Dani non è mai nemmeno salito sul podio, come mai in carriera.L’intervista, uscita su La Gazzetta dello Sport, è dell’inviato MotoGP, Paolo Ianieri.

Pedrosa, siamo ai titoli di coda di una gran storia. C’è tristezza?

«C’è un po’ di tutto. Le moto sono la mia passione, il sogno di bambino. È strano quello che provo in questo momento, fatico a spiegarlo. Magari tra un po’ lo capirò meglio».

Potrebbe essere l’unico anno senza vittorie, a parte la stagione di debutto in 125.

«Tutto l’anno è stato un po’ strano, è stato difficile ottenere le mie solite prestazioni, non ho mai avuto il feeling giusto con la moto e le gomme. Il livello è cresciuto, tutti sono molto vicini, le gare sono più di strategia, serve un pacchetto molto competitivo per vincere. A livello di prestazioni sono sempre stato indietro e se parti nel secondo gruppo fatichi».

Cosa cambia nella testa annunciando il ritiro?

«Io ci ho provato sempre, perché a me piace vincere. Il mio dna è quello, non partecipare».

Ha vinto 54 GP, come Mick Doohan, il suo idolo da piccolo.

«Per me è impressionante esserci riuscito».

Lei è uno dei piloti più belli da vedere. Non avere vinto il titolo MotoGP pesa?

«Io so di averci provato al 100% e che non ce l’ho fatta per vari motivi, anche un po’ di sfortuna, come nel 2012 e 2013. Non è successo, ma dentro di me sono tranquillo. E ho bei ricordi, come quando i meccanici andavano in pista a guardarmi per poi dirmi che sono quello che guida meglio di tutti, il più bello da vedere».

La contraddistingue una grande forza di volontà: tanti infortuni ma si è sempre rialzato.

«Sì, in tanti anni ho dovuto fare sforzi extra per superare situazioni difficili: le braccia, le spalle… Guidare spesso è stato più duro del normale».

La gara più bella che ha fatto?

«Fatico a rispondere. Per fortuna ne ho fatte tante, una molto, molto bella per me è stata la prima in 250, a Welkom nel 2004».

Il complimento più bello di un avversario?

«A questo livello tra noi non ci si dice mai molto, ma lo capisci dallo sguardo e dal rispetto che ti mostrano».

È sempre rimasto fedele alla Honda.

«Una cosa così oggi non esiste quasi più. Ma per me è stato naturale e logico».

L’arrivo di Alberto Puig, suo ex manager, come team manager in HRC ha significato la sua fine nel team?

«Non posso rispondere veramente a questo. Non conosco le discussioni interne, ma il cambio di management probabilmente ha portato anche a pensieri diversi su come affrontare il futuro».

È stato compagno di Stoner e Marquez, due grandissimi.

«Ovviamente non è stato facile. Quando hai un compagno così forte è complicato, anche se guidando la stessa moto ti dà il valore reale di quello che tu sai fare. Un tempo il regolamento permetteva di cambiare molto la moto, motore, elettronica… Ora è tutto molto standardizzato e quindi più complicato. Mi sono dovuto adattare a quello che piace a Marc ed essendo più sensibile di lui, questo a volte ha fatto la differenza. In positivo, ma anche in negativo».

Nel 2019 la sua moto la guiderà Lorenzo. Faticherà?

«Non posso rispondere su questo».

Perché la trattativa con Yamaha non è andata in porto? Tanti pensavano che sarebbe andato forte.

«Ci ho pensato molto. Ma poi sono cambiate un po’ di cose, anche il fatto che non sarebbe stata una moto ufficiale e che non avrei potuto incidere sullo sviluppo ha avuto un peso».

Invece ha scelto la Ktm.

«Gare non ne farò più. Il lavoro sarà di aiutarli a recuperare terreno. Non hanno grande esperienza, proveremo a capire in che direzione andare il più velocemente possibile».

La vita senza corse come la immagina?

«Un po’ meno adrenalinica. Ho tante idee, ma nessun progetto vero».

Guardando al lavoro, al dolore, alle vittorie, come racconterebbe la sua storia?

«Ho fatto più di quanto mai mi sarei immaginato. Ripensando agli inizi, agli sforzi della mia famiglia, già quello che ho ottenuto in 125 e 250 è stato molto bello. Se poi guardo alla MotoGP e mi confronto coi grandi con cui ho combattuto, superando i problemi di gomme, di peso della moto e del mio fisico, sono ancor più orgoglioso. Nessuno ha mai capito veramente lo svantaggio che questa categoria ha rappresentato per me. Così, alla fine posso dire solo una cosa: sono contento».

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  1. Katana05 - 2 settimane fa

    In 30 anni talenti ne ho visti passare tanti, Signori come Pedrosa invece no. Mi mancherai, Camomillo.

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  2. fabu - 2 settimane fa

    vedere da vicino cosa fanno questi ragazzi, ti chiedi se siano esseri realmente umani. vedere un “bambino” come Pedrosa portare al limite una moto del genere, ne hai la risposta.

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  3. Max75BA - 2 settimane fa

    …la vita è “strana!!!” Hayden ha vinto un mondiale in motogp con un discreto talento e Pedrosa che se la “giocava” con avversari del livello di Rossi, Stoner e Lorenzo non ha avuto quel pizzico di fortuna per cogliere un mondiale in motogp che avrebbe meritato per il suo grande talento…se lo meritava…

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