Il motociclismo piange Primo Zanzani, il “mago delle moto”

Il motociclismo piange Primo Zanzani, il “mago delle moto”

Ci ha lasciato Primo Zanzani, pilota e poi tecnico da oltre 1800 vittorie: il ricordo di chi lo conosceva bene, Mario Lega.

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Primo Zanzani, il “mago Zanzani“, l’ex pilota e poi tecnico che nel suo palmares, oltre a un Giro d’Italia vinto come pilota nel 1954 in sella ad una Laverda 100, vanta 1800 (!) vittorie conquistate come preparatore di moto da corsa e ben 26 titoli Mondiali collaborando con Morbidelli, Parisienne, MBA insieme all’intuizione del moderno freno a disco “flottante”, ci ha lasciato. Primo era il tecnico che, “con cinque tiranti aveva reso negli anni 68 e 70 le MotoBi imbattibili“.

Era nato il 16 gennaio 1923 e a Pesaro, ma non solo nella Terra dei Piloti e dei Motori, era considerato insieme a Giancarlo Morbidelli uno dei geni della meccanica del secolo scorso.

Commovente e importante, quanto ha scritto di lui Mario Lega sul suo profilo Facebook che, con l’autorizzazione del Campione del Mondo della 250cc del 1977 in sella alla Morbidelli, pubblichiamo.

Primo Zanzani a Cesena nel 1953 in sella ad una Laverda 75
Primo Zanzani a Cesena nel 1953 in sella ad una Laverda 75
Inoltre grazie alla concessione di pu24.it siamo in grado di pubblicare alcune rarissime foto di Primo Zanzani tratte dalla collezione privata di Walter Magrini.

Martedì la città di Pesaro renderà omaggio a Primo Zanzani, dalle ore 9,30 alle 14, al Museo Benelli, quindi alle ore 15 la cerimonia funebre alla chiesa di Loreto a Pesaro.

Alla famiglia del “Mago Zanzani” le condoglianze di Corsedimoto.com.

IL RICORDO DI MARIO LEGA

Primo Zanzani era un uomo concreto, burbero e taciturno, ma quando parlava non potevi dire di non aver capito il concetto che esprimeva. Sembra strano ma aveva pure una vena ironica, una volta svegliandosi dal suo turno di riposo sul camion, chiese a chi guidava: “Dove siamo?“. “Siamo a Past… (credo una città austriaca)” fu la risposta, e lui “Quando siamo a Cecc ti fermi così ordiniamo pasta e Cecc (pasta e ceci)“.

Famosi anche i silenzi con il suo aiutante Vincenzo un… quasi muto. Non parlava mai, mai. Quella volta era Primo alla guida e dopo molti km e ore di silenzi chiese: “Vincenz c’ora c’lé? (Vincenzo, che ora sono?)“, e Vincenzo tirandosi su la manica gli fece vedere l’orologio.

Alla sera a tavola aveva la necessità di un bordino… “Ordinami un lava budella” chiedeva… e io “S’ill vous plait potage du jour“…ma a Magione in un bel ristorante arrivò il cameriere per le ordinazione e tutti… “Pappardelle alla lepre o altri primi prelibati” e Zanzo disse: “No no io non sto bene, portami un lava budelle“… Passano alcuni minuti e arrivano i primi piatti pronti, il cameriere chiede: “A chi le pappardelle?” e Primo, dopo aver rapidamente dato un’occhiata al piatto, dice: “Metti qua!

Noi sobbalziamo, un po’ perché uno che le aveva ordinate veramente rimaneva senza e un po’ perché “Non stava bene“… gli facciamo notare… “Primo, tu hai il lavabudelle“… e lui: “Prima le intaso e poi le lavo, lasoia qui!!“.

Una volta a Misano stavo girando senza fare dei buoni tempi, mentre il mio compagno Proni girava molto meglio di me, allora lo fermò e gli disse: “Va a tu sò Mario cun sa piò la streda (vai a prendere Mario che non sa più la strada)“. Quando vedeva che non facevi il tempo dimagriva la carburazione per rendere la moto più performance, anche se a rischio grippaggio… Io miglioravo subito e lui: “Se ti concentri sulla manopola destra i tempi vengono fuori, hai visto?“. Una volta acquistato fiducia in me stesso rimetteva la carburazione nel range di sicurezza e via con la testa in carena.

Non iniziò con il piede giusto il rapporto con Zanzo (noi lo chiamavamo così a Lugo). Ero agli inizi, non lo conoscevo personalmente, ne avevo solo sentito parlare e lo vedevo quando metteva in scena il rito del riscaldamento. Tutte le MotoBi in formazione a spina di pesce, nere di tutte le cilindrate… Le faceva mettere in moto tutte insieme e dirigeva l’orchestra in una fantastica alternanza di rombi che erano un monito deterrente per tutti gli avversari: una vera corazzata!

Io mi presentai a Pesaro con quella che diventò la contrastatissima Yamaha 250cc Junior. L’esordio non fu dei più promettenti: il motore funzionava solo da un cilindro e l’altro fumava vistosamente, stavo affumicando tutta Pesaro. Allora Zanzani, durante una pausa mentre stavamo cercando di far funzionare anche il secondo cilindro, si avvicinò e sentenziò: “Lo sapete cosa avete voi a Lugo? Delle gran barbabietole da zucchero, di meccanica non capite un cazzo!“. Parole che dovette ingoiare alla fine del campionato che noi di Lugo, barbabietoletai, vincemmo. Mai avrei pensato in quei momenti che sarebbe diventato il mio meccanico di fiducia!

Scontri, abbracci, coppe… Addio Grande Zanzo!

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