Superstock Imola Roberto Tamburini in pole, Aprilia sorride

Superstock Imola Roberto Tamburini in pole, Aprilia sorride

Pole con scivolata per il “Tambu”, sei itaiani nei primi sette. Bandiera rossa a pochi secondi dalla fine per la caduta di Mantovani. Vola anche Louis Rossi.

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Si è salvato per un pelo, Tamburini. La pole position, che alla fine è riuscito a strappare dalle mani di Mercado, sembrava in dubbio vista la scivolata alla Variante Bassa ottenuta a metà turno. Roberto è riuscito a comporre un 1’49”672 valido per la pole, sopravanzando Mercado e un ottimo Marco Faccani.

Il turno si è aperto sotto la stella di Roberto Tamburini, che finalmente è riapparso nelle posizioni che gli competono. I primi quindici minuti di comando della classifica sono stati i suoi, con De Rosa, Mercado, Calia e Salvadori a comporre il quintetto dei più veloci. Il riminese è stato anche autore di un innocua scivolata alla variante bassa, risoltasi con qualche graffio alla RSV4 del team Nuova M2 Racing e null’altro.

Dopo il cambio gomme il primo a sfidare il “Tambu” è stato proprio Marco Faccani, che con la Ducati del team Triple-M Racing. L’esordiente della Superstock1000 ha stampato un 1’49”745, a soli sette decimi dal best lap ottenuto da Ondrej Jezek nel 2015, confermando la sua competitività e quella della Ducati Panigale R. Ma a spuntarla è stato proprio Roberto Tamburini, che a pochi secondi dalla bandiera rossa (figlia della caduta di Mantovani in Variante Bassa) è riuscito a sorpassare Mercado di 0”029 e Faccani di 0”073. Si preannuncia una battaglia durissima domani, nella speranza che il meteo non ci metta del suo come già accaduto ad Assen.

E’ caduto nel finale anche Louis Rossi, con l’unica Yamaha Pata in pista: con  l’altra R1 Niccolò Canepa ha fatto il 18° girando a singhiozzo  per il virus influenzale che ha colpito il sostituto di Riccardo Russo fratturato ad Assen.

Le prime quattro file sono quindi le seguenti: Tamburini, Mercado, Faccani, De Rosa, Calia, Salvadori, Rinaldi, Razgatliouglu, Vitali, Suchet, Marconi e Mantovani.

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