Superbike: Jonathan Rea “Vi spiego perchè senza 1000 giri vado più forte”

Superbike: Jonathan Rea “Vi spiego perchè senza 1000 giri vado più forte”

Anche con meno cavalli il Cannibale riesce sempre a fare la differenza. E lui stesso spiega perchè.

di Paolo Gozzi, @paologozzi1
Jonathan Rea è il campione del Mondo Superbike 2017

Com’è possibile che abbiano tolto mille giri alla Kawasaki e Jonathan Rea sia andato un secondo più forte di un anno fa, pagando appena tre decimi alla Ducati Desmosedici MotoGP del vice iridato Andrea Dovizioso?

LIMITI – L’esito dei test a Jerez, i primi per la Superbike in configurazione nuove regole 2018, ha lasciato per strada domande non ancora esaudite. Tanti, compreso gli estensori del nuovo regolamento Superbike, ignorano un concetto semplice: nelle competizioni per derivate dalla serie più limiti metti, più offri la possibilità a chi ha tecnologia e investimenti di fare la differenza. E’ già successo nel 2017 con la griglia rovesciata in gara 2: Kawasaki e Ducati si sono trovate di fronte il problema di far partire più forte possibile i rispettivi piloti ufficiali retrocessi in terza fila, e ci sono riuscite in poco tempo perfezionando all’inversimile i sistemi elettronici. Lo stesso sta accadendo con la limitazione di giri.

COPPIA  – Sentite come la spiega Jonathan Rea. “Le nuove regole hanno avuto un grande impatto sulle prestazioni della ZX-10R. La riduzione dei giri (adesso 14.100 contro oltre 15.000 del 2017, ndr) ci costa molto in velocità massima e accelerazione. Ma abbiamo un motore con molta più coppia motrice in alcune aree. Ecco perchè per me è stato relativamente facile ottenere le stesse prestazioni di prima.” Anzi meglio, e non di poco: nei test di Jerez di novembre, sempre con gomma da tempo, Rea aveva fatto 1’38″721, un anno dopo è sceso a 1’37″986.

BASE – Il segreto della Kawasaki sta anche nella stabilità. La ZX-10R è continuamente aggiornata, ma a piccoli passi, anche perchè i componenti che si possono sviluppare sono relativamente pochi, sia a livello motore che di ciclistica. Rea lavora da tre anni con lo stesso, preparatissimo gruppo tecnico. “Se sei ad alto livello, è facile provare cose nuove nei test e prendere decisioni molto rapide. A Jerez sono stato veloce fin dalla prima  delle quattro giornale di test. Se parti da una buona base, non servono 20-30 giri per rendersi conto se una modifica funziona, bastano pochissimi giri. Il team è importantissimo, siamo gli stessi da anni e ciascuno di noi sa esattamente come funziona l’altro. Il mio capo tecnico Pere Riba è molto scaltro per quanto riguarda i piani di sviluppo nei test. Lui sa cosa serve provare e cosa no. Riesca a capire quali sono le priorità ancor prima che io vada in pista per verificare.”

PROGRAMMA – La situazione è molto chiara: se a gente così preparata poni un problema regolamentare, questi si siedono intorno ad un tavolo e capiscono come recuperare in altri settori i decimi che hanno perduto causa minore potenza. Con una direzione precisa, il reparto corse in Giappone sa esattamente dove concentrarsi per non disperdere energie. Poche operazioni, tutte di grande efficacia. Rea non è un fuoriclasse solo in pista, è l’anima di tutto questo processo. Tom Sykes, Mondiale 2013 e certamente pilota di valore, non è mai arrivato al livello del compagno di squadra. A gennaio la Kawasaki avrà altri quattro giorni di test, sempre a Jerez: il 23-24 insieme alle altre formazioni ufficiali, e il 31-1 febbraio in esclusiva. Rea e Sykes arriveranno a Phillip Island con otto giornate di collaudo già effettuate e, come nelle stagioni precedenti, si metteranno nella migliore condizione per partire a razzo nel Mondiale.

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