Superstock 1000: intervista a Davide Giugliano

Superstock 1000: intervista a Davide Giugliano

Vicino alla conquista della Stock 1000 FIM Cup

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La scalata alla vetta della Superstock 1000 FIM Cup di Davide Giugliano non è certo una sorpresa. Il pilota italiano, in passato, aveva già mostrato il suo talento in questa categoria ma, in questa stagione 2011, grazie ad una grande forza di volontà e al supporto di un team altamente professionale come Ducati Althea, è riuscito a compiere quello step fondamentale che lo ha portato ad ottenere risultati di altissimo livello. Le quattro vittorie in gara (Assen, Misano, Aragon e Nürburgring), unite ai due secondi posti di Monza ed Imola con il solo “zero” di Silverstone, fanno sì che Giugliano si ritrovi, alla vigilia del penultimo round di Magny-Cours, con un vantaggio sul primo inseguitore (Danilo Petrucci, ndr) di ben 41 punti con 50 ancora in palio. La possibilità di chiudere i giochi questo fine settimana, per il pilota di Roma, è più che concreta. Non è stata una gara semplice, hai avuto problemi tecnici e non eri nella migliore condizione di forma vista la caduta in prova. Cosa pensi del risultato ottenuto? “Sicuramente è stata una gara un po’ più difficile rispetto a quelle passate, ma è stata comunque positiva. Sapevo di poter far la differenza su questo tracciato a livello di guida, di moto, e per ciò che avevamo dimostrato lungo l’arco del fine settimana. In gara sono successe delle cose che mi hanno un pochino deconcentrato e non mi hanno permesso di rendere al 100%. Abbiamo avuto inoltre qualche piccolo problema con la moto, ma abbiamo comunque terminato la corsa in seconda posizione. Detto questo, è un gran risultato in ottica campionato. Mi spiace per ciò che è successo a Lorenzo (Zanetti), ma purtroppo le corse sono fatte anche di questo. Ora in classifica abbiamo 41 punti di vantaggio con 50 ancora da assegnare. Arriveremo a Magny-Cours con la concentrazione al massimo, come se fosse la prima gara, manterremo lo stesso approccio di sempre ma è indubbio che ora siamo più vicini al risultato finale. Per me, che non ho mai vinto questo campionato, le cose incominciano a farsi sentire. Fortunatamente ho una squadra e degli uomini a fianco coi quali lavoro benissimo e mi danno tanto a livello personale, la moto è all’altezza della situazione ed io cerco di dare il massimo, a Magny-Cours vedremo cosa succede.” Durante la gara si è visto chiaramente che hai tolto i piedi dalle pedane in un paio di occasioni. Era dovuto a problemi di livello fisico? “Certamente non ero messo bene a livello di schiena, non riuscivo a tenere le gambe in tensione per tutta la gara. E’ successo in due occasioni, nelle quali ho preso delle sbacchettate e questo, unito alla non perfetta condizione fisica, non mi ha permesso di mantenere i piedi sulle pedane. E’ andata bene comunque, anche se mi avrebbe fatto davvero molto piacere vincere davanti al pubblico di casa. Ha vinto comunque un italiano in sella ad una Ducati, e questa una buona cosa. Sarebbe stato meglio se avessi vinto io però (ride, ndr)… E’ importante vedere tanti piloti italiani al vertice in questo campionato, erano tanti anni che non succedeva, e questo dimostra che l’Italia non è morta a livello motoristico.” Sei uno dei piloti che ha fatto la trasformazione più grande a livello mentale. Il talento l’hai sempre avuto, ma ora sei diventato un pilota preparato sotto tutti gli aspetti. E’ stata dura arrivare a tutto ciò? “No, non lo è stato. Credo abbia semplicemente rappresentato un passo della vita. Nelle corse avviene tutto in modo molto veloce, e spesso quando un ragazzo sbaglia si pensa solo al fatto che stia compiendo un errore, senza guardare alla persona che é. Io ho fatto degli errori in passato, ma allora avevo anche 16/17 anni.  Si tratta di errori che, se fossi stato gestito e seguito meglio, forse non avrei fatto.  Adesso mi ritrovo in una struttura e con delle persone che mi danno la possibilità di essere un professionista. Se questo tipo di struttura non c’è è quasi inutile provare ad esserlo, perché tanto non ci riesci. Il Team Althea ha dimostrato a tutto il mondo del motociclismo che se le cose vengono fatte nella maniera corretta, in due anni si riesce ad arrivare in vetta anche in un campionato importante come la Superbike, ed in quello dei giovani, ovvero la Superstock 1000 in una sola stagione.  Il cambiamento più importante è rappresentato dal fatto di aver trovato delle persone in grado di mostrarmi la giusta via, ed hanno pensato in primis a Davide Giugliano come ragazzo, e dopo come pilota. In passato le corse le vivevo in maniera differente, il team mi ha insegnato molto ed io sono stato bravo a fare miei tutti gli insegnamenti.” Novità per il futuro? “Io mi considero un uomo Althea. La squadra saprà darmi la collocazione giusta, certo è che guardo il Mondiale da più vicino ora, visto che l’eventuale transizione avverrebbe all’interno del team stesso. Sicuramente ogni volta che entro lì dentro mi viene l’acquolina in bocca!  Io però devo pensare a quest’anno, concentrarmi sulle ultime gare e fare bene, poi la squadra mi indicherà la strada. Mi hanno dato molta fiducia, prendendomi in un momento in cui pochi, credo, lo avrebbero fatto. Per questo motivo anche loro hanno il 100% della mia.” Valerio Piccini Servizio Fotografico Diego De Col

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