Supersport: Yamaha, finalmente le scelte giuste?

Supersport: Yamaha, finalmente le scelte giuste?

A partire dal leader di campionato Cal Crutchlow

Quattro gare e trovi, nella classifica piloti della Supersport, un pilota Yamaha al comando. Non è una novità assoluta di questi ultimi tempi: è il modo che ti fa capire come, quest’anno, qualcosa sia cambiato. Il passaggio nel recente passato da Yamaha Motor Germany (che aveva difeso i colori di Iwata in solitaria dal 2005 dopo il passaggio di Belgarda alla Superbike) a “Yamaha World Supersport Team” è stato un processo maturato per trovare, in tutti i modi, la possibilità di vincere e di creare un collegamento prima con la filiale europea e, più tardi, direttamente con la casa madre. Adesso sono i quadri Yamaha, un pò come in Superbike, a decidere, pur affidando a persone “vicine” la gestione e le decisioni importanti in materia. Qualcosa in Yamaha è cambiato nella Supersport: nuovo metodo di lavoro, probabilmente una nuova mentalità.

Negli ultimi anni sono state gettate al vento occasioni clamorose: come scordarsi di Kevin Curtain a Magny Cours nel 2006 o l’ingaggio di piloti come Tommy Hill o Anthony West, ai quali non è stato ri-offerto successivamente un contratto. Oggi Yamaha, con una YZF R6 decisamente competitiva, è al vertice del campionato sfruttando un momento di smarrimento di casa Ten Kate ed una nuova riorganizzazione che ha portato i suoi frutti. Da un biennio non c’è più Terrell Thien al timone (oggi nel Motomondiale), bensì Wilco Zeelenberg, un altro ex-pilota che è riuscito a cambiare i metodi di concepire le corse e come inseguire il massimo obiettivo.

Forse, in tutto questo, bastava trovare il pilota giusto: Cal Crutchlow lo è. Di piloti, in questi ultimi anni, ne sono passati (e provati) un numero quasi incalcolabile: Curtain, Martin, Foret, Harris, Laverty, West, O’Halloran, Hill. Broc Parkes, soprattutto, veloce sì (velocissimo anche), ma che una gara sì e l’altra pure si ritrovava a terra, gettando alle ortiche vittorie e, potenzialmente, titoli iridati. Crutchlow non è magari il pilota in grado, al momento, di fare la differenza sul piano prestazionale: lo è per poter inseguire quel titolo che manca ormai dalla stagione 2000.

Talentuoso, forte, professionale, dotato di una velocità innata che riesce, incredibile per un “rookie” seppur particolare come lui, di coniugarsi con costanza di rendimento e pochissimi errori (finora, a parte il contatto sfiorato con il team-mate Foret ad Assen, non ne ha commessi). Crutchlow sa accontentarsi: a Phillip Island la sua Yamaha non era competitiva, un quarto posto andava bene. A Losail un podio idem. Non è che alla fine alla Yamaha serviva trovare soltanto il pilota giusto?

Alessio Piana

0 commenti

Commenta per primo!

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy