Assen, quell’arto fratturato che era meglio non far vedere mille volte in TV

Assen, quell’arto fratturato che era meglio non far vedere mille volte in TV

Mediaset mostra più volte le crude immagini dell’incidente costato la frattura del femore a Florian Marino investito da Luca Vitali. E sul web scoppia la polemica

Il doppio  incidente delle qualifiche Superstock di Assen ci ha riportato alla realtà più oscura del motociclismo. Pauroso l’incidente fra Florian Marino e Luca Vitali, non fra i più gravi per le conseguenze, ma brutto.  E assai crudo.

La mente torna ai moralismi di Mosca 2013, quando perse la vita il povero Antonelli, in una gara maledetta. Il giornalismo presente fece informazione, senza immagini, solo con la news. Era dovere. Qualcuno si indispettì, ufficialmente per non urtare la sensibilità, di fatto per non essere arrivato per primo nonostante le immagini le avesse.

Ad Assen abbiamo assistito al ritorno della moda della spettacolarizzazione da parte degli stessi che si erano lamentati. Dorna ha scelto per policy di non mostrare ripetuti replay di un incidente non tanto grave ma sicuramente poco utile a fini televisivi, con il fine di non urtare la sensibilità di chi guarda.
Mostrare una gamba fratturata che si muove  in maniera innaturale, sicuramente non fa bene ad uno sport guardato anche da famiglie.

Invece in TV abbiamo visto e stravisto una arto che si piega dalla parte sbagliata, un genitore preoccupato che corre in pista dal figlio. E abbiamo sentito spiegazioni da Grand Guignol,  un accanimento verbale e descrittivo degno di reality quali “Un Giorno in Pretura” o “Malattie Imbarazzanti”.
Penso a una famiglia che guarda le moto, penso ai motociclisti, penso agli sponsor. Ossia a tutti coloro che hanno diritto di essere informati ma ai quali di fatto non serve rivedere il male tutte queste volte in una specie di Paperissima noir che non aiuta nessuno, specialmente quelli che già sanno cosa potrebbe accadere. Una volta data l’informazione nel modo corretto, a cosa serve accanirsi?

Una volta mostrata l’immagine per dovere di cronaca, io la ripetizione infinita dell’incidente e della gamba l’avrei evitata. Come avrei evitato l’ipotizzare da parte di persone che non hanno le conoscenze mediche per effettuare diagnosì dietro ad un monitor. E’ accanimento della spettacolarizzazione. Parlare di gambe piegate a fazzoletto, col gusto di spiegare il già spiegato, con il piacere di inseguire le ambulanze e di decidere ad interpretazione se un incidente è grave o no, creando illusioni e aspettative nei confronti di chi è più sensibile o addirittura parte in causa.
Non va. Quella dell’incidente è una faccia della medaglia del motociclismo che non va ignorata ma nemmeno illuminata con un grottesco occhio di bue. Perché il male fa già abbastanza male senza doverlo per forza ingrandire per mangiarci sopra.

Qui la cronaca e le posizioni della qualifica Superstock

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