8h Suzuka: l’impresa di Kevin Schwantz, sul podio a 49 anni e da leggenda

8h Suzuka: l’impresa di Kevin Schwantz, sul podio a 49 anni e da leggenda

Il ritorno del leggendario pilota texano

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Il ritorno e, se vogliamo, l’impresa dell’anno. A 18 anni dal ritiro annunciato al Mugello nel 1995, a 49 anni compiuti lo scorso 19 giugno, Kevin Schwantz è salito sul podio alla 8 ore di Suzuka in un equipaggio da 126 anni in tre (!) formato da Noriyuki Haga e da Yukio Kagayama, principale fautore di questo eccezionale ritorno in una competizione di alto livello del leggendario pilota texano. Le premesse per un simile risultato, scorgendo il livello di competitività evidenziato dal Team Kagayama sin dai test pre-evento di inizio luglio, c’erano tutte, smentendo prontamente teorie di una presunta “operazione nostalgia” dettata esclusivamente da ritorni pubblicitari. Prossimo ai 50 anni di cui 18 trascorsi lontano da competizioni motociclistiche di alto (e, nel caso di Suzuka, altissimo) livello con la sola parentesi del Bol d’Or 2004, Schwantz ha chiarito il significato della parola “leggenda” e come la “classe” nel motociclismo non ha (davvero) età. Una sfida premiata da un podio significativo Terzo sul traguardo, a pensarci bene Kevin Schwantz si è ritrovato in buona compagnia su un podio particolarmente significativo. Sul secondo gradino erano presenti i portacolori del glorioso team Yoshimura Suzuki, compagine con la quale sfiorò la vittoria alla 8 ore nel 1988 (trascorsi 25 anni!), su quello più alto il più giovane vincitore di sempre Michael van der Mark (in trionfo da “rookie” a 20 anni, 9 mesi e 2 giorni) e Leon Haslam, fratello di “Rocket” Ron, uno dei suoi primi rivali nella classe 500cc sul finire degli anni ’80. Una ragione in più per collocare questo risultato alla vera classificazione di “impresa”. Le ambizioni del Team Kagayama A meno di cataclismi, nonostante dichiarazioni di circostanza da parte dei diretti interessanti, puntare alla vittoria è sempre risultato un pensiero utopistico per il Team Kagayama, formazione istituita nel 2011 dallo stesso Yukio in partnership con Bright Logic e Yoshimura per correre e possibilmente vincere nell’All Japan Superbike. Tornato alla vittoria lo scorso anno nella prova di Sugo, per il 2013 Kagayama aveva pianificato l’esordio della propria squadra alla 8 ore convocando l’amico (e vincitore dell’edizione 1996) Noriyuki Haga, ma soprattutto Kevin Schwantz. In gara con il casco omaggio a Wayne Rainey Dall’annuncio dello scorso mese di maggio, il nativo di Modesto si è preparato meticolosamente all’evento: allenamenti, due test a Suzuka, nulla è stato lasciato al caso per una delle gare Endurance (seppur di 8 e non 24 ore) più impegnative fisicamente del pianeta. Il livello (altissimo) per la presenza dei top team della JSB1000 e dell’EWC, un passo-gara da MotoGP del 2003 (con una variante in più, la “Coca Cola Chicane” subito dopo l’Hairpin, introdotta per rallentare la velocità media sul giro), temperature elevatissime a tratti sui 36°: una sfida-nella-sfida alla quale Schwantz si è preparato senza trascurare alcun dettaglio, per non vanificare i propositi ambiziosi del Team Kagayama. L’analisi dei tempi di Kevin Schwantz Autore di un crono “ufficioso” di 2’10” nei test pre-evento, il Campione del Mondo 500cc 1993 si è poi effettivamente confermato su questi livelli nel weekend di gara, quantomeno sul giro “da qualifica”. Incappato in una scivolata nell’inaugurale giornata di attività del giovedì appena salito in sella alla propria “Gixxer” (senza andar oltre un miglior crono sul 2’13”), all’indomani il buon Kevin ha dato prova di non sentire 18 anni di inattività: primo turno di qualifiche ufficiali con un promettente 2’12″007, tolto 1″1 nella seconda sessione viaggiando sul 2’10″907, a 3″ dal miglior crono assoluto, da raffrontare ai tempi dei suoi compagni di equipaggio (2’08″751) e Noriyuki Haga (2’08″438). Nel “Top 10 Time Trial”, decisiva sessione di qualifica (sostitutiva della “Superpole” cancellata per un breve scroscio di pioggia), indossando il casco-omaggio all’amico/rivale Wayne Rainey ha completato un solo giro in 2’11″348 contro il 2’08″188 di Kagayama ed il 2’09″197 di Haga e la “mostruosa” pole di Katsuyuki Nakasuga (R1 #7 Michelin di Yamaha Austria) in 2’06″817. La gara: un solo stint, ma senza errori Se sul giro “secco” Schwantz ha viaggiato su livelli dignitosissimi, c’erano legittime preoccupazioni da parte degli addetti ai lavori sul “passo gara”. Per tutto il weekend, infatti, non è andato oltre a 10 giri consecutivi, con soltanto un “run” degno di nota nella terza sessione di prove libere con sette tornate di fila in 2’14″630, 2’13″555, 2’14″167, 2’14″064, 2’13″023, gran finale in 2’11″910 tenendo la scia del pluri-Campione All Japan (e secondo assoluto alla 8 ore lo scorso anno) Tatsuya Yamaguchi davanti a sé. In azione nelle prove libere in notturna Per questa ragione Schwantz in gara ha preso parte ad un solo “stint” (giusto al giro di boa della contesa), rilevando la Suzuki #071 da Kagayama in seconda posizione provvisoria, passando il testimone dopo 40 minuti ad Haga al terzo posto (quarto a seguito della sosta). I tempi? Sempre sul 2’13”-2’14”, per sua stessa ammissione senza prendersi rischi, cercando di non depauperare l’ottimo lavoro svolto da Yukio e Nori. La gioia del podio Era previsto per Schwantz effettuare l’ultimo stint e condurre la GSX-R 1000 sul traguardo, ma un breve scroscio di pioggia ha suggerito a Kagayama di portare a termine la contesa da perfetto conoscitore della 8 ore (vincitore nel 2007) e delle specifiche Dunlop, da lui stesso sviluppate da un buon biennio a questa parte. “Ho fatto un solo stint, ma mi sono davvero divertito“, ha ammesso Kevin Schwantz. “Quando Yukio (Kagayama) mi ha proposto di correre con lui a Suzuka, gli ho posto soltanto una condizione: di correre per puntare in alto, non per far presenza. Yukio ha fatto davvero il possibile, ha messo in piedi una squadra di altissimo livello che non ha sfigurato rispetto ai top team ufficiali. Sul podio con Yukio Kagayama Per me è stato un onore tornare a correre e, a maggior ragione, proprio a Suzuka. Il terzo posto è un risultato fantastico che in molti non si aspettavano“. A domanda se ci riproverà nel 2014, non ha voluto rispondere: “Onestamente non lo so, ma lo scorso anno non mi sarei mai immaginato di tornare a correre“. Ma di stupire e dar prova che, a 49 anni, la “classe” per una leggenda del motociclismo non ha età, tutti gli appassionati se lo aspettavano: bentornato Kevin! Alessio Piana (Twitter: @AlessioPiana130)

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