Trofeo Italiano Amatori: i sei Campioni 2012

Trofeo Italiano Amatori: i sei Campioni 2012

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Marco Berniga (Classe 600 Base), carrozziere comasco ventunenne, sale su una moto da corsa per la prima volta lo scorso gennaio e nella circostanza assapora il piacere di girare in pista, in tutta sicurezza. Scatta subito in lui il desiderio di provare altre emozioni e così che pochi giorni dopo torna a girare rendendosi conto di andare anche abbastanza veloce. Su suggerimento di alcuni amici confronta i suoi tempi con quelli fatti registrare dai piloti del Trofeo Italiano Amatori della stagione 2011, tempi che lui ha avvicinato molto, così brucia le tappe e in soli due mesi passa dal debutto su una moto da corsa a disputare una gara vera e propria. L’esordio di Misano è da incorniciare con una eccezionale pole, tanto da rifilare all’immediato inseguitore Nicolò Polles oltre due secondi. La gara però non va nel modo sperato e termina nel peggiore dei modi poco dopo il via. Il riscatto è immediato e arriva puntuale a Valleunga con la splendida vittoria, poi ancora un amarezza al Mugello e incamera il secondo zero, tutto sembra compromesso perché gli avversari allungano in classifica, ma Marco non si scoraggia e ci crede sino alla fine, in particolar modo dopo il secondo successo a Varano. Si presenta così all’ultimo appuntamento del Mugello, per lui conta solo la vittoria, ogni altro risultato non servirebbe a portare a casa il titolo e la vittoria arriva anche in modo netto. Nonostante le avversità atmosferiche con una pista estremamente insidiosa per la pioggia che ha fatto diverse vittime, Marco guida la sua Yamaha con estrema perizia e anche quando gli segnalano che Varanese lo sta riprendendo, non si fa prendere dalla paura e continua nella sua marcia trionfale che lo porta alla conquista del titolo al primo anno di gare. Un titolo dedicato alla famiglia e a Pietro Mariani della Technobike che gli ha sempre messo a disposizione una moto perfetta. Il 2013? Sicuramente ancora nel Trofeo Italiano Amatori, da decidere solo la classe. Classe 1000 Base – Mario Bobbiesi Vincere un campionato all’esordio non capita spesso, anche se nel Trofeo Amatori non è poi così tanto raro. Più raro è partire per fare un paio di gare e poi visto che sono andate molto bene, decidere di disputare tutto il trofeo, o meglio quasi tutto, visto che Mario Bobbiesi, il campione della classe 1000 Base, si è preso anche il lusso di saltare l’ultima prova, perché aveva tanto vantaggio sul secondo in classifica da non essere più raggiungibile. Ma l’ultima prova del Mugello Mario ha deciso di non esserci, non perché aveva già il titolo in tasca, ma per stare vicino alla propria compagna che in quei giorni stava mettendo alla luce Alma, la prima figlia. Bobbiesi, nato 39 anni fa ad Alessandria dove risiede e dove ha un’officina meccanica, non è nuovo al mondo delle corse motociclistiche, in passato si è schierato nell’enduro, ma dal 2004 aveva cessato ogni attività agonistica. Ha deciso di tornare alle competizioni, questa volta nella velocità, dopo una serie di test in pista, durante i quali confrontando i tempi, si era reso conto che non era poi “tanto fermo”. Decide così di iscriversi al trofeo Amatori, con l’intenzione di fare solo qualche gara, ma poi come abbiamo visto le cose sono andate in modo diverso. La decisione di correre è stata anche un modo per testare la sua bravura nella preparazione e nella messa a punto della moto, una Honda CBR 1000, visto che ha fatto tutto da solo, solamente durante le gare riceveva un po’ di aiuto dagli amici del Moto Club “Madonnina dei Centauri”di Alessandria, ai quali va il suo più vivo ringraziamento, così come un tangibile segno di riconoscimento va all’azienda VITOP specializzata nella costruzione di bag in box per vino che lo ha supportato in questa avventura. Ma un grazie ancora più grande, anzi immenso, va alla compagna che nonostante il “pancione”, non ha saltato mai una gara. A lei e alla figlia, è dedicato questo titolo. Titolo che ha deciso di non difendere nel 2013, proprio per fare il padre a tempo pieno, ma sicuramente tornerà nel 2014 sempre nel Trofeo Italiano Amatori. Classe 600 Avanzata – Mirco Castellani Alternare una vittoria e un secondo posto a gare non proprio esaltanti, saltare addirittura l’ultima prova, per improvvisi impegni di lavoro e nonostante questo, alla fine, trovarsi ad aver vinto il titolo della 600 Avanzata. Questo è quanto accaduto a Mirco Castellani, quarantaseienne pilota padovano, al secondo anno di gare nel Trofeo Amatori. Castellani, passato dalle due ruote a pedali a quelle a motore, non è certo un lento; che aveva stoffa già lo aveva dimostrato nel 2011 quando all’esordio conquistò il secondo posto negli over 40 sempre della 600 Avanzata, ma da qui a salire un anno dopo, sul gradino più alto del podio della classifica assoluta, il salto è stato veramente notevole. “Vincere un titolo a 46 anni da una parte mi lusinga e dall’altra mi lascia perplesso, io non sono certo un pilota e non faccio la vita da sportivo: lavoro tantissimo, fumo due pacchetti di sigarette al giorno, poi i finesettimana, solo quando ci sono le gare, salgo sulla moto e via. Il primo pensiero è divertirmi, lasciare per due giorni da parte il frenetico lavoro da imprenditore (una azienda di fitness e una che costruisce biciclette a marchio Moser) e scaricarmi. Con questi presupposti mi sono avvicinato al mondo delle moto, prima girando in pista con gli amici del Play Racing Team, del quale sono uno sponsor, poi visto che non andavo tanto male, ho deciso di fare qualche gara. Ho scoperto un mondo nuovo, mi è piaciuto e ho scelto di continuare, ma voglio ribadire che non mi sento un pilota, ma solo uno che ogni tanto fa qualche gara per puro divertimento”. Castellani, che probabilmente rivedremo in pista anche il prossimo anno, sempre che riesca a conciliare le gare con l’attività imprenditoriale, dedica il titolo alla famiglia e rivolge un sentito ringraziamento al Play Racing Team e in particolare al fratello Carlo, che oltre essere il meccanico del team, è anche il suo più fido consigliere. Classe 1000 Avanzata – Luca Mazza Il titolo della 1000 Avanzata va, con un pizzico di fortuna, al pesarese trentanovenne Luca Mazza. E’ lui stesso a dire “non con un pizzico, ma con molta fortuna, perché il campionato lo avrebbe meritato Mario Sorgato” il pilota giunto al Mugello con un enorme vantaggio e che lo ha perso per la squalifica a causa dell’utilizzo dei pneumatici rain non regolamentari. “Io puntavo al secondo posto e ho fatto la gara in funzione di questo, poi le cose sono andate come tutti sappiamo e mi sono trovato in vetta alla classifica”. Un titolo che arriva dopo molte stagioni di corse. Sono infatti una quindicina di anni che Mazza calca gli asfalti dei circuiti italiani, senza grandi pretese, poi la svolta arriva grazie all’amicizia con un altro pilota marchigiano del Trofeo Amatori, Alessandro Rossi (neo-campione della 1000 Pro) che gli infonde autostima, e all’amico Giuseppe Fiorillo, (Campione Europeo, ex-pilota del Team Italia e del motomondiale), tecnico della Ohlins, che gli da diverse dritte su come fare la preparazione e come correre. I risultati non tardano. Al Mugello passa dai 2.10” a meno di due minuti a giro, un miglioramento che lo proietta ai vertici della categoria, con una escalation costante che culmina nella vittoria di Varano, la prima della carriera e che risulterà poi determinante per il titolo 2012. Come detto, Mazza calca gli asfalti da molti anni, è un vero appassionato che gestisce tutto in proprio, dalle trasferte alla preparazione della moto. Fino due anni fa lo seguivano la moglie Federica e i figli Chiara e Matteo, ma poi, avere tutta la famiglia al seguito faceva diminuire la concentrazione e quindi ha preferito fare il “lupo solitario”. Oltre alla famiglia, ad Alessandro Rossi e a Giuseppe Fiorillo, Luca dedica questo successo all’amico carissimo Marco Luminari che da anni gli ha sempre dato un aiuto tangibile, credendo in lui anche nei momenti più difficili. Ad oggi non sa se riuscirà a difendere il titolo nel 2013, “i momenti sono difficili e se non trovo aiuti significativi, non posso più sostenere le spese necessarie ad affrontare una intera stagione di gare”. Classe 600 Pro – Emanuele Vidoli Per gli amanti delle emozioni forti, dei colpi di scena, del confronto aperto e anche rude, il campionato ideale, nel Trofeo Italiano Amatori 2012, è stato sicuramente quello della 600 Pro. Sono bastate le prime battute per rendersi conto che i protagonisti assoluti sarebbero stati solo due, Emanuele Vidoli, 43 anni, da Castelletto Ticino (NO), in sella alla Honda preparata dalla Speedy Bike di Paderno Dugnano (MI), dal 2008 il suo team con cui ha conquistato i titoli nella Michelin Power Cup (2010) e nel monomarca Honda CBR 600 F (2011), e Samuele “Lupin” Cini, 28 anni, bolognese, alla guida di una velocissima Yamaha preparata personalmente all’intero del suo team, il Sasa 81, partito con l’obiettivo dichiarato di lottare almeno per il podio. Dopo tre prove, caratterizzate da altrettante pole position e due successi per Vidoli ed una vittoria per Cini, al Mugello, dove ha siglato anche il giro più veloce in gara, è arrivata la sfida di Varano. Pronti, via; poche centinaia di metri e, all’uscita della Parabolica, il contatto tra i due che non solo innesca una scia di polemiche ma vede Vidoli – partito anche stavolta dalla pole – a terra, impossibilitato a riprendere la gara. Cini va a vincere e balza al comando della generale con ben 200 punti di margine (su 250 a disposizione) quando manca solo il secondo appuntamento del Mugello. In Toscana quella che sembrava dovesse essere soprattutto una guerra di nervi che coinvolgeva team e piloti diventa una sorta di roulette a causa del maltempo che, dopo oltre 3 mesi di siccità, rovescia sul Mugello pioggia a secchiate. Cini va incontro ad un week end disastroso, prima scivola in prova poi, per sua ammissione, sbaglia tutto in gara; spera infatti, fino all’ultimo, di poter usare le gomme da asciutto poi monta un treno rain di fortuna ma naviga costantemente nelle retrovie cogliendo uno sconcertante 15° posto che gli vale appena 39 punti. Al contrario Vidoli è perfetto: non arriva all’appuntamento in condizioni ideali ma, come suo solito, riesce a concentrarsi perfettamente sull’impegno e a tirare fuori tutto il meglio cha ha in sé. Conquista la pole position girando fin dal primo turno su uno stupefacente 58”0 e continua a martellare in prova su questo passo. In gara, nonostante l’asfalto bagnato, è altrettanto impeccabile: in 8 giri accumula un vantaggio di 50”, un’enormità, sui pur bravi Vacondio e Bracci, stravince, rientra al parco chiuso ma, come è nel suo stile, attende ad esultare fino a che la classifica non è ufficiale. Solo quando è sicuro che un titolo che a Varano sembrava ormai perso è invece saldamente nelle sue mani si lascia andare ad una moderata esultanza. “Sono felice ma non sorpreso” dichiara Vidoli. “Non mi sono mai dato per vinto e sono arrivato al Mugello pronto a dare battaglia. Anzi ero quasi fiducioso anche perché il mio team ha fatto un lavoro straordinario, mettendomi a disposizione una moto velocissima e perfetta. Dopo Varano ero soprattutto dispiaciuto, non mi sembrava di meritare quella situazione di classifica. Comunque fino a che la matematica non mi condanna io non mi abbatto e do il massimo fino alla fine; così ho fatto al Mugello ed è stato un atteggiamento che mi ha premiato”. “Dedico il titolo alla Speedy Bike, a mio padre Lupo, a mia sorella Piera, alla mia compagna Hanéne che quest’anno per la prima volta ha visto un circuito e tutto quello che succede intorno ed è rimasta senza parole per il calore respirato nella squadra, ai compagni di lavoro che durante la stagione mi sostituiscono e sopperiscono alle mie assenze, a Tarcisio, il mio meccanico di fiducia, che mi segue dal 2002, ed a Luciano, in pista con me dal debutto (nel 2000, a 31 anni, n.d.r.), che ora ha 70 anni e che dalla seconda gara, per evitare emozioni troppo forti, mi segue a distanza, da casa. Non farò grandi festeggiamenti, anzi: solo qualcosa di molto privato, con gli amici più stretti”. “In dodici anni, tra impegni di lavoro e infortuni anche seri, ho corso a intervalli; poi, dal 2010, grazie alla Speedy Bike, sono arrivati questi tre successi di fila. Senza di loro (e le altre persone che ho citato) non ce l’avrei fatta; ma la molla vera è la passione che sta dentro ogni Amatore – parola migliore Daniele Alessandrini non poteva scegliere – e che ti porta a dare sempre il massimo, a non mollare mai, a non smettere nemmeno di fronte alle difficoltà”. Di Vidoli parla la Speedy Bike che lo descrive come un lavoratore instancabile dentro e fuori la pista, dotato di volontà indistruttibile e resistenza fisica al di sopra del normale. “Lele è così – dice il portavoce della squadra di Alberto Corradini – potrebbe arrivare anche ultimo ma saremmo contenti lo stesso perché avremmo la certezza che ha dato comunque il massimo. E lo premieremo con un regalo “speciale”, una sorpresa che riveleremo tra qualche giorno”. Classe 1000 Pro K-Cup – Alessandro Rossi Terzo anno di gare e terzo titolo conquistato in tre categorie diverse. Decisamente non male per un pilota che corre per puro divertimento. Questo è quanto fatto dal fermignanese trentatreenne Alessandro Rossi, che dopo l’esordio nel 2010 con la vittoria nella classe 600 Base, l’anno successivo si aggiudica la Michelin Cup 1000 e in questa stagione porta a casa la corona della top class del Trofeo Italiano Amatori, la 1000 Pro K-Cup. Alessandro che in gioventù ha praticato anche motocross, con scarsi risultati (“troppo faticoso per uno che aveva poco tempo per allenarsi” anche se l’amore per i “salti” è rimasto, tanto che continua a frequentare la pista di Fermignano dove risiede), si avvicina alla velocità a trent’anni e dopo alcuni test in pista decide di iscriversi nella classe d’ingresso del Trofeo Amatori e come spesso accade in questa categoria porta a casa il titolo all’esordio. Già detto della sua rapida ascesa, ripercorriamo l’ultima stagione. “Ho sempre creduto nella conquista del campionato e avrei potuto chiudere i conti in anticipo se non avessi fatto diverse cavolate: a Misano sono partito in testa, ma per strafare sono andato subito lungo, ho perso diverse posizioni e alla fine il secondo posto è stato veramente ottimo. A Vallelunga non ho imparato la lezione, facendo lo stesso errore di Misano, poi nella foga di recuperare e di non accontentarmi di un piazzamento sono caduto. Il Mugello è una pista che amo e infatti ho vinto la terza prova rimettendomi in corsa per il campionato, ma ho rischiato di compromettere tutto a Varano, quando ho sbagliato rapporti e quindi il secondo posto è andato bene. L’ultima gara del Mugello è stato il mio capolavoro, la corsa più bella della mia vita e quindi credo che alla fine ho meritato questo titolo”. Rossi gestisce quasi tutto da solo, “mi autosponsorizzo tramite l’azienda familiare di zincature metalliche, mi piace curare personalmente la moto, anche se ogni tanto faccio qualche errore, vedi Varano, ma questo fa parte del gioco”. Per il 2013 ancora è tutto da decidere “mi piacerebbe fare il salto di qualità, provare una trofeo più impegnativo, ma devo fare i conti anche la famiglia, in particolare mia moglie che ha tanta comprensione, mio figlio di un anno mezzo e poi con quella che nascerà fra due mesi, quindi il futuro si programmerà a fine anno”. Ufficio Stampa Trofeo Italiano Amatori

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