Che ritorno: Champagne Supermono

Che ritorno: Champagne Supermono

Dopo venti anni la categoria torna a ruggire. Massima libertà ai preparatori, costi bassi e tanto divertimento

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Il motore Supermono della Ducati

Impossibile, per tutti gli appassionati, dimenticarsi della categoria Supermono che impazzò per qualche stagione fino a metà degli anni ’90. La serie offriva un quantitativo di spunti interessanti che hanno formato una generazione di tecnici e piloti. Nella foto d’apertura il motore della Ducati Supermono.

RITORNO – SH Group, il dinamico organizzatore del Trofeo Motoestate e del recente European Superbike Master Trophy, ha voluto rinnovare lo spirito originale di quello che fu il campionato riservato ai mezzi ad un solo cilindro. L’operazione, a quasi vent’anni di distanza dall’ultima apparizione, non ha però odore di muffa; si tratta piuttosto di un Trofeo che intende premiare creatività, passione e capacità tecnica con l’obiettivo di non disperdere un patrimonio fatto di conoscenze che ha reso grande la “scuola italiana”. Ne abbiamo parlato con Bruno Sandrini di SH Group, per approfondire un tema che, a dispetto di ogni apparenza, sta incontrando il favore di un’ampia fetta di motociclisti sportivi.

Perché avete deciso di organizzare un Trofeo riservato alla categoria Supermono?

«Prima di tutto ci tengo a sottolineare che abbiamo fatto delle ricerche di mercato coinvolgendo piloti, tecnici e il maggior numero possibile di appassionati. Quella che a prima vista sembra una nicchia, in realtà è un bacino molto ampio. Ci siamo anche fatti una domanda: siamo sicuri che i motociclisti sportivi cerchino necessariamente la massima performance, col risultato di acquistare mezzi che ormai sono diventati delle vere e proprie superbike con targa e fari. Il rischio è di non poter sfruttare appieno sui nostri circuiti tutto il potenziale di questi mezzi. Abbiamo valutato la formula Supermono nel suo complesso, partendo però da quello che era lo spirito originario, che in sostanza ne decretò il successo: moto accessibili, semplici, leggere, sufficientemente potenti, che facessero della scorrevolezza in curva il vero punto forte. E poi – diciamolo pure – divertentissime da portare al limite.Questo era il concetto alla base della fortuna di questa serie: offrire il massimo del divertimento, il gusto di scendere in pista senza essere intimorito dal mezzo; al contrario, incentivava a scoprirne i limiti.»

Come avete pensato di strutturare il Trofeo Supermono?

«Abbiamo privilegiato la massima libertà di espressione. Supermono per noi significa tre cose: budget low cost, leggerezza, competitività. Quindi abbiamo pensato a due classi, suddivise per cilindrata: Mini (fino a 450cc) e Open (fino a 800cc). Le moto possono essere a 2T o a 4T, non è possibile intervenire sul propulsore (è ammessa una deroga solo sui motori fino a 250cc) né l’impiego di componenti in leghe speciali, se non di primo equipaggiamento. Il peso minimo ammesso per la categoria Mini è di 95Kg verificato a fine prove o gare, e sale a 100Kg nel caso delle Open. I telai sono liberi, ma sono vietati il magnesio o il titanio. Le gare si svolgeranno su due giornate. Le classifiche, suddivise per tutte le classi, saranno redatte in base all’ordine della classifica di giornata di ciascuna prova. Per le classifiche finali saranno validi tutti i cinque risultati. In ogni caso abbiamo il regolamento ufficiale è disponibile sul sito www.trofeimoto.it

Quale credete che sia il punto forte di questa formula?

« Guardi, le dico subito che io per primo mi sto costruendo una moto adatta al Trofeo. Per farle capire: volevamo creare una serie che riportasse in pista quel patrimonio di genialità, quel serbatoio di idee che fu il campionato Supermono. Una moto bene assemblata, con un telaio di provenienza 125 stradale, con un propulsore dotato di buona cavalleria, può arrivare a costare finita, pronto gara, dai quattro ai cinquemila euro. E non si creda che sia un mezzo poco performante. È un modo per riportare in pista anche quell’ingegnosità tecnica di cui gli italiani sono riconosciuti maestri. Abbiamo pensato a un trofeo che regali il massimo divertimento, senza eccessive frustrazioni.»

Sembra quasi che possa trattarsi di una categoria propedeutica…

 «Di questo non parlo adesso (ride).»

Parliamo di tecnica

« Come dicevo, si tratta di valorizzare al massimo la creatività. Con un solo limite: un cilindro! Questo significa elettronica non troppo invadente, che sui monocilindrici non diventa mai troppo significativa, però non esclude raffinatezza tecnica, accorgimenti di alta scuola e buona comprensione della dinamica del veicolo. Le sospensioni, per esempio: saperle settare al meglio può fare la differenza quando si tratta di percorrenza di curva. Desideriamo un trofeo “libero”, che consenta ai piloti non professionisti di confrontarsi sia con mezzi “pronto corsa” come le Kit3 oppure cimentarsi nella costruzione della propria moto. Di sicuro vogliamo evitare uno sbilanciamento penalizzante: deve essere un trofeo accessibile, così come lo erano all’inizio le Supermono. La corsa alla iperspecializzazione, con un aumento dei costi assolutamente sproporzionato, uccise quel campionato.»

Quindi “motociclismo sportivo popolare” non è una brutta parola ?

«Noi vorremmo riportare in pista quello spirito genuino che per anni ha riempito i nostri circuiti. Piloti appassionati, tecnici competenti, un pubblico che apprezzava quel motociclismo forse più rozzo, ma assolutamente autentico. Non esisteva distanza tra pubblico e piloti, le gare erano combattute ma assolutamente divertentissime.»

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