BSB: gran finale a Brands Hatch, in cinque per il titolo 2011

BSB: gran finale a Brands Hatch, in cinque per il titolo 2011

L’epilogo dello Showdown con Hopkins grande favorito

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Ventuno gare, sette differenti vincitori, la stagione più competitiva e combattuta di sempre, ma per eleggere il campione del British Superbike 2011 bisognerà attendere soltanto l’ultima, decisiva manche. Sul mitico tracciato “Grand Prix” di Brands Hatch, 3.916 metri di pura adrenalina con la cornice di 40.000 spettatori, in cinque piloti si ritroveranno il prossimo fine settimana a contendersi il più prestigioso titolo nazionale Superbike del pianeta. Piloti in cerca del rilancio, della definitiva consacrazione, di una vittoria per entrare nella leggenda del BSB con tre gare ancora da disputarsi per confermare o sovvertire i valori in campo. Questa è la roulette dello “Showdown”, format in puro stile americano riprendendo la “Chase for the Sprint Cup” della NASCAR. Una formula senza dubbio di successo, riuscita pur con qualche riserva, ma sufficiente a tener vivo l’interesse mediatico e degli appassionati fino all’ultimo metro del Grand Prix Circuit di Brands Hatch. Con questi elementi, con cinque piloti racchiusi nello spazio di 44 punti, il British Superbike 2011 volge al termine con il pronostico oggettivamente impossibile: John Hopkins, Tommy Hill, Joshua Brookes, Shane Byrne e Michael Laverty, in rigoroso ordine di classifica, si daranno battaglia senza esclusione di colpi con la consapevolezza che sì, tutto può davvero succedere. Chiedere proprio a Tommy Hill, passato dall’accarezzare il titolo 2010 per un sogno infranto con le lacrime sul podio di Gara 3 a Oulton Park, logica conseguenza dell’erroraccio della prima manche che ha gettato via un week-end, ma soprattutto un’intera stagione di successi a tratti meritatamente dominata. Il bello, e per certi versi “il brutto” dello Showdown. Archiviati primi 9 round della stagioni, i primi 6 piloti della classifica sono stati promossi a 500 punti più gli addizionali podium credits conseguiti della “Main Season”. Si è ricominciato praticamente daccapo, tutti con le stesse possibilità, riuscendo nei precedenti round dei playoff tra Donington Park e Silverstone ad apportare una minima selezione tra i pretendenti al titolo iniziando dall’eccellente (e clamorosa) uscita di scena di Ryuichi Kiyonari. Leggenda del BSB con tre titoli e 42 vittorie in carriera, “King Kiyo” è matematicamente fuori dai giochi concludendo nel peggior modo possibile un 2011 (8 ore di Suzuka e qualche sporadico exploit) completamente da dimenticare. Perso (definitivamente? chissà…) uno dei pretendenti al titolo nonchè primo campione grazie alla formula-Showdown, il BSB ha proposto al vertice uno strepitoso John Hopkins che si presenterà a Brands Hatch da capoclassifica di campionato seppur con soli 8 punti di margine nei confronti di Tommy Hill. Dopo un biennio da dimenticare condizionato da infortuni e da una carriera che stava volgendo al termine (soltanto una “miracolosa” operazione al polso destro gli ha consentito di non appendere il casco al chiodo), “Hopper” ha scelto il BSB ed una squadra “amica” (il Crescent Suzuki di Paul Denning) per rilanciarsi. Missione, a tutti gli effetti, compiuta: da tempo è uomo-mercato per MotoGP e World Superbike, in più ha dimostrato tutto il potenziale e talento ritrovando smalto e velocità dei tempi migliori. Vivendo un vero e proprio stato di grazia nonostante un doppio intervento chirurgico alla mano destra, il californiano ha portato a casa tre vittorie su quattro gare disputate nello “Showdown”, passando da -12 a +8 su Tommy Hill giocandosi, se vogliamo, il rush finale da favorito. Con la Suzuki GSX-R 1000 preparata dagli uomini del Crescent Racing (che bella soddisfazione dopo il “taglio” dei fondi da parte di Suzuki GB a fine 2010..), Hopkins farà di tutto per chiudere questa parentesi nel British Superbike con il titolo: sarebbe il primo per un pilota americano nella storia della categoria, il secondo personale in carriera dopo il trionfo nell’AMA Formula Xtreme stagione 2001. John ha ammesso di non sentire la pressione, quella che ha giocato un brutto scherzo lo scorso anno a Tommy Hill perdendo un titolo che, di fatto, sembrava già in saccoccia. Abbandonato il team Crescent Suzuki per l’ambizioso Swan Yamaha con le R1 ufficiali “Melandri Replica”, il britannico dai trascorsi nei mondiali Superbike e Supersport ha vinto più di tutti (7 successi), comandato la Main Season, ma si ritroverà a scontare 8 punti di svantaggio dalla vetta. Per scacciare definitivamente i fantasmi del passato Hill potrà giocarsi il titolo sul tracciato preferito trove, tra layout “Indy” e “GP”, ha vinto due volte quest’anno. Stesso bottino di successi parziali per Shane Byrne, tornato quest’anno nel BSB con HM Plant Honda per riscatte un biennio difficile nel mondiale di categoria, partito alla stra-grande con il trionfo in Gara 1 a Brands Hatch, penalizzato a stagione in corso dalla confusione tecnico-sportiva della compagine di Neil Tuxworth. La sua nero-arancio Fireblade paga dazio nei confronti della concorrenza, ma “Shakey” resta pur sempre il solito… “Shakey”: 44 punti sembrano uno svantaggio irrecuperabile per conquistare il terzo titolo in carriera (2003 e 2008 su Ducati dei team di Paul Bird e GSE), ma sicuramente non si darà mai per vinto. Stesso proposito per un pilota in forma smagliante che, se in giornata, sembra davvero imbattibile nel circus del British Superbike. Joshua Brookes, motivato grazie alla vittoria di Gara 2 a Silverstone (una di quelle prestazioni che rendono unico, magico questo sport), è ora terzo in classifica con 41 punti di gap dalla vetta in sella alla GSX-R 1000 preparata dal Relentless Suzuki by TAS, con tanta voglia di salire nuovamente sul gradino più alto del podio dopo il successo dello scorso mese di agosto sotto la pioggia. Resta in corsa l’australiano vice-campione in carica, altrettanto Michael Laverty, quinto a -44 con la seconda Swan Yamaha, ma poco incisivo in gara per poter pensare ad una rimonta, almeno all’apparenza: con lo “Showdown” tutto, ma proprio tutto, è davvero possibile. Alessio Piana

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