Daytona 200: l’AMA fa chiarezza sugli eventi accaduti

Daytona 200: l’AMA fa chiarezza sugli eventi accaduti

L’AMA risponde su regolamenti, pneumatici, condotte di gara

L’edizione 2011 della 200 miglia di Daytona ha riservato uno spettacolo unico ai fan ed agli spettatori dell’evento nonché diversi colpi di scena a cui non si era abituati, che hanno reso la celebre corsa più rocambolesca del previsto. Una catena di accadimenti eccezionali infatti, si sono susseguiti l’uno dopo l’altro ed hanno portato ad un finale di corsa assolutamente imprevedibile, per il quale neanche la bandiera a scacchi è riuscita a dare un verdetto immediato.

La “causa prima”, dal quale si sono prodotte tutte le successive conseguenze, è stata rappresentata dalla bandiera rossa che ha fermato la corsa al ventinovesimo giro, dopo la caduta del pilota Ducati Latus Motors Jason DiSalvo. I commissari sotto consiglio dei tecnici Dunlop, avendo questi ultimi riscontrato un sovra-riscaldamento degli pneumatici anteriori, hanno impartito a tutte le squadre l’ordine di sostituzione obbligatoria della gomma con una versione differente da quella prevista per la gara, che lo staff Dunlop teneva da parte per evenienza.

Con una grande dimostrazione di trasparenza, AMA Pro Racing ha spiegato, attraverso un comunicato ufficiale, punto per punto le ragioni delle scelte prese a partire da questo punto della corsa in poi, cercando di far luce su ogni singolo dettaglio e cercando in questo modo di sciogliere ogni dubbio sull’operato degli organizzatori stessi.

Il primo punto riguarda la lunghezza del tempo di stop relativo alla bandiera rossa, giustificato dal fatto che ad ognuno dei 36 piloti partecipanti doveva essere consegnato il nuovo pneumatico anteriore in condizione di temperatura ideale e che questo dovesse essere riadattato ai cerchi, oltre al tempo impiegato nell’impartire le nuove istruzioni ai team.

Per quanto concerne invece le azioni del team Latus Motors Racing durante il periodo di “red flag”, gli organizzatori affermano che tutto è stato fatto secondo le regole. La squadra infatti, a seguito dell’incidente del loro pilota Jason DiSalvo, ha compiuto in quel tempo a disposizione le riparazioni necessarie sulla Ducati 848 Evo, affidata centauro newyorchese, affinché quest’ultimo potesse tornare a prendere parte alla corsa.

AMA Pro Racing nega che il lungo tempo di stop sia stato reso tale per far terminare alla compagine le riparazioni, e afferma che la moto è sempre stata sotto l’occhio vigile dell’ufficiale in carica, Mike Lagenfeld, che è stato il fautore della decisione di far spostare il mezzo dalla pit lane a dietro il muretto. Questa scelta sarebbe derivata da una prima valutazione “sottostimata” della durata dello stop (10 minuti in prima istanza), che non avrebbe permesso il rientro in pista di DiSalvo e che avrebbe portato la sua moto ad essere di intralcio agli altri piloti nella fase di rischieramento.

Un altro punto “critico” relativo alla gara, forse il più evidente vista la portata delle decisioni prese, è quello relativo all’attribuzione del titolo di vincitore della Daytona 200 e delle posizioni immediatamente seguenti. Anche in questo caso, curiosamente, il motivo del contendere è stato provocato da una bandiera rossa, quella che è stata esposta per l’incidente che ha coinvolto Taylor Knapp, Dane Westby e Josh Herrin.

Anche in questo caso gli organizzatori affermano di aver seguito il regolamento alla lettera, dichiarando la gara completa per i primi cinque, con Herrin ultimo del gruppetto di testa, e retrocedendo Knapp e Westby come ultimi tra quelli ad aver effettuato il penultimo passaggio sul traguardo.

Gli organizzatori hanno rilevato una condotta di gara scorretta, da parte di un pilota, nelle fasi finali di della gara. L’identità del centauro in questione non è stata rivelata, sebbene questo verrà informato in forma privata, prima di ogni comunicazione ufficiale, di eventuali provvedimenti presi a suo carico (non c’è dubbio che il pilota sia in ogni caso Josh Herrin).

Per concludere, AMA Pro Racing ha sottolineato che i quindici soli giri da effettuare dopo la ripartenza dalla prima “red flag” sono stati adottati per una questione di sicurezza, avendo infatti l’assoluta certezza di un rendimento ottimale degli pneumatici di “scorta” per questa lunghezza percorsa.

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