Yamaha: “Possiamo essere soddisfatti dei risultati e dello spirito con cui li abbiamo ottenuti”

Yamaha: “Possiamo essere soddisfatti dei risultati e dello spirito con cui li abbiamo ottenuti”

Parla Éric de Seynes: 58 anni, Presidente e Amministratore Delegato di Yamaha Europe. E dice cose molto interessanti

di Massimiliano Garavini
Eric de Seynes e Alex Lowes

In casa Yamaha, Éric de Seynes è un uomo potente: 58 anni, Presidente e Amministratore Delegato di Yamaha Europe, – la potente filiazione continentale della Casa madre giapponese – è il primo non giapponese a ricoprire un tale incarico. In azienda dal 1990, il francese è stato a lungo l’uomo di assoluta fiducia dell’ex Presidente, Kazushiro Kuwata, prima di assumere il comando, nel gennaio scorso. De Seynes è anche un motociclista praticante, assiduo frequentatore di manifestazioni per moto storiche, con un’attenzione del tutto particolare al racing, che dimostra di conoscere bene. Il top manager francese (in passato anche nel consiglio di sorveglianza del marchio di lusso Hermés) è uno che preferisce la forma alla sostanza: non è insolito vedergli preferire alla giacca di ottimo taglio un giubbotto tecnico da motociclista, con stivali adeguati. Orgoglioso possessore di una Yamaha OW53, con cui scende personalmente in pista durante alcune manifestazioni, recentemente ha rilasciato un’interessante intervista agli amici di paddock-gp.com in cui traccia un bilancio dell’attività racing della Casa dei tre diapason. Con una franchezza non comune per manager di questo livello, de Seynes racconta la sua visione, di conseguenza quella dell’azienda, in Superbike e MotoGP.

PROVOCAZIONE – L’intervista inizia con una “provocazione”: è stato difficile dominare in Supersport? “Vincere in gara” – è il pensiero di de Seynes -, ”specialmente in un Campionato del Mondo non è mai facile. Questo livello di competizione motociclistica deve essere rispettato, ed è per questo che dobbiamo mettere tutti i beni dalla sua parte. Anche se siamo costruttori, abbiamo budget finanziari ragionevoli, non illimitati. Sono estremamente attento a mantenerli tali , in quanto è il modo migliore per preservarli e garantire che il nostro impegno rimanga a lungo termine. Mi piace la competizione e credo profondamente nei suoi valori. Non conosco ambito migliore per dimostrare le prestazioni delle motociclette che vendiamo ai nostri clienti, ma soprattutto per eccellere, condividere e sviluppare i nostri valori umani unici intorno alla passione per la moto e per la ricerca di prestazioni.”

DOMINIO – Non manca un accenno alla protagonista del mondiale Supersport: “la YZFR6 è probabilmente la migliore sulla piazza. Non è un caso che sia stata sempre la moto da allenamento di Johann Zarco quando correva in Moto2 e che sia rimasta un riferimento sulle griglie dei campionati nazionali 600, sin dalla sua introduzione 20 anni fa! Quando è uscito il nuovo modello nel 2017, per me era ovvio che dovevamo tornare al mondo 600 Supersport.” Discorso diverso per il piloti, che il manager francese dimostra di conoscere a fondo: “dal 2014 ero vicino a Lucas Mahias che ho sempre sostenuto. Per la stagione 2016 gli ho offerto un manubrio ufficiale Superstock 1000 che ha rifiutato, preferendo rimanere in 600 in una squadra privata. È andata male, così con Christophe Guyot abbiamo concordato di passare al Team GMT94 e ha vinto il suo primo titolo mondiale di endurance. Allo stesso tempo, ha ottenuto alcuni successi in STK1000! Da allora in poi, è stato in cima alla mia lista per guidare il nostro ritorno in 600 WSS. La scelta di Federico Caricasulo invece è dovuta alla giovane età e al suo talento. Così finalmente, anche la scelta del team GRT è stata fatta. Conoscevamo il proprietario, Filippo Conti, che è un uomo appassionato e “di parola”. Aveva fatto grandi cose con MV Agusta ed era aperto a cambiare marchio, abbiamo subito accettato e lavorato sodo. La base della moto era eccellente, ma abbiamo dovuto riappropriarci di finezze quali la preparazione del motore e dell’elettronica. Tutto questo mette molta pressione sui test, che diventano improvvisamente troppo brevi! La stagione è stata intensa, punteggiata da bei momenti umani e sportivi, e si è chiusa perfettamente con i titoli costruttore e piloti nel 2017 come nel 2018!”

PATTO – Ma perchè non intervenire ufficialmente, come Kawasaki? De Seynes spiega che la scelta di supportare due squadre in Superbike e Supersport risponde a precise logiche aziendali: “per me, questi campionati rappresentano una grande opportunità sportiva per piloti e team che non hanno i mezzi finanziari per affrontare la scalata alla MotoGP.Per un costruttore questo campionato può dimostrare le qualità e le prestazioni sportive dei suoi modelli e per Yamaha, corrisponde al nostro DNA. Oggi YZFR3, R6 e R1 sono i TA125 e TZ 250/350 o 750 di quarant’anni fa.” Il francese non nasconde una certa preoccupazione per l’escalation di costi dei prototipi del motomondiale: “in realtà, davvero il Campionato del Mondo MotoGP si è evoluto e si è avvicinato, nella sua filosofia, alle corse in F1, mettendo in pista prototipi unici, estremamente costosi e complessi da implementare. Questo è un bene perchè rappresenta una vetrina per la nostra tecnologia, ma questo elitarismo mi infastidisce per la buona salute del nostro sport. Dobbiamo stare attenti a mantenere i Campionati del Mondo che mantengono una certa accessibilità, con budget ancora gestibili e che non riservano l’accesso alla vittoria a coloro che hanno più mezzi finanziari.”

ORIGINALITA’ –  La filosofia che sta alla base della strategia racing della Casa dei tre diapason appare profondamente diversa da quella di Kawasaki: “ non volevo ricreare le “squadre di fabbrica”. Qual è il significato di andare a caccia della migliore elettronica, di un capo meccanico, di professionisti di squadre private, di investire in hospitalities, mentre tutto questo esiste già in strutture private altamente professionali? Perché un costruttore dovrebbe destabilizzare ciò che alcuni team hanno costruito dedicando anni, passione e impegno? Non voglio che Yamaha competa direttamente con i team che si fidano dei nostri mezzi, del nostro marchio. Ecco perché il nostro ritorno in SBK è stato in totale accordo con le squadre private che abbiamo scelto di supportare: Crescent in 1000 e GRT in 600. Se guardo i risultati sportivi delle ultime due stagioni, possiamo essere soddisfatti dei risultati e dello spirito con cui li abbiamo raggiunti.”

MELANDRI – Il pensiero in ogni caso va alla prossima stagione dove, afferma De Seynes, tutti i piloti Yamaha hanno un “grande potenziale”. “In Superbike, dobbiamo fare meglio!” – è l’auspicio del capo della divisione europea per il prossimo anno – “è per questo motivo che dobbiamo cercare la corona del Campione del Mondo o Vice Campione tanto a livello della classifica Piloti come Costruttori. In Supersport 600, dobbiamo mantenere i nostri titoli piloti e costruttori. Finalmente in Supersport 300 ci auguriamo che gli adeguamenti dei regolamenti tecnici consentano di mostrare un migliore bilanciamento delle prestazioni tra le varie motociclette e punteremo anche lì ai due titoli di Piloti e Costruttori.” Il manager francese non nasconde un rammarico: “è importante che il campione del mondo 600 sia supportato per raggiungere la massima categoria. Questo è quello che succede in Moto2 e in MotoGP ogni anno, e spero che Yamaha partecipi a questo sforzo in Supersport 600 e SBK 1000. Avevo offerto a Lucas di approfittare di questa opportunità in previsione del 2019, ma lui preferiva rimanere in 600 e rispetto la sua scelta, anche se me ne dispiaccio. “

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