Superbike E’ crisi in pista e in TV Sottolamediaset e Eurospot

Superbike E’ crisi in pista e in TV Sottolamediaset e Eurospot

La Superbike annoia e le TV infieriscono. Era il motorismo alternativo, adesso è un malato terminale che fa guadagnare solo chi lo gestisce

La Superbike è già morta, tramortita dal triplice omicidio messo in atto da Kawasaki che piazzerà ai primi due  posti i suoi piloti ufficiali e vincerà a mani basse il titolo costruttori. Non è negativo in sè il dominio in verde, quanto l’inesistenza di alcun antagonista reale e credibile. Le serie vincenti alla Fogarty esaltavano, perchè la battaglia era vera. Rea vince contro nessuno.  Poi c’è un duplice suicidio: quello della Ducati, affondata da una moto che non funziona e ha ormai contagiato i piloti,  e quello  dei privati, una volta simbolo del mondiale delle derivate di serie e ormai lontani anni luce dal podio, a meno di allineamenti astrali improbabili.

NOIA MORTALE – E’ così che il campionato motociclistico più vero e alternativo, con i costi di gestione più bassi e accessibili e i ricavi più elevati (ma solo per il suo gestore), è diventato un gioco senza riscontro mediatico che non vale la candela.  Circuiti vuoti, città che ignorano l’evento e protagonisti di scarso fascino.  Ogni week end è  peggio del precedente e chi da anni segue il Mondiale ed è parte del meccanismo  percepisce l’agonia senza equivoci. E’ come tenere fra le mani sotto il sole una medusa: prima orticava, mentre adesso si sta dissolvendo, innocua, uccisa da un ambiente circostante troppo avverso.
AVANSPETTACOLO – Un altro problema è che nemmeno chi sulla Superbike ci ha scommesso,  pagando a caro prezzo i diritti TV,  fa le cose giuste per valorizzarla.  Mediaset rinuncia alle trasferte, mette in campo una squadra che non convince, con idee e gag  da avanspettacolo che non combaciano con il target naturale dei pochi appassionati competenti rimasti. Il trattamento riservato al round americano è l’esempio lampante. Superbike trasmessa in differita sia la domenica (per non sovrapporsi alla finale dell’Europeo di calcio fra Francia e Portogallo), che il sabato (senza ragioni plausibili). Con l’aggravante di una differita di trenta minuti spacciata come diretta nemmeno fossimo negli anni 70. Sottolamediaset.
SPOT SELVAGGIO – Eurosport, altro possessore dei diritti, si guadagna sul campo il nome di Eurospot, con lunghe interruzioni pubblicitarie, senza il famoso riquadrino, snervanti e inopportune, e una telecronaca più impostata sugli amarcord del passato che sugli accadimenti presenti, in verità ben poco interessanti. Avanti di questo passo il futuro è già scritto.  A meno che non si decida un drastico cambio di rotta.
4 commenti

4 commenti

Inserisci qui il tuo commento

  1. Arzenton - 11 mesi fa

    L’analisi è giusta. Se poi si vuole intendere che sia crisi perché non vince Ducati, è un altro discorso. Le gare sono brutte perché non c’è rivalità reale. Rea stravince e Sykes tiene tutti dietro. Quando non c’è Rea, ecco Sykes e agli altri le briciole.
    Per quanto riguarda la TV, mediaset è incecente, cambia orari inontinuazione e perde telespettatori da sola confondendoli. Rangheri si eccita per niente, temporali fa commenti tecnici tutti inventati e dalle curve (quando non rimangono a casa) vede cose che nemmeno Biaggi vede. Ringo poi, con sta scenetta ridicola, addirittura registrata a Misano, è sempre piu patetico. Della ragazzetta col sedere a mandolino non parliamo nemmeno. E’ l’unica cosa degna di nota che ha, perché sembra un’imitazione della Guzzanti.
    Per quanto riguarda Eurospot, L’amarcord di Di Pillo e del suo collega hanno veramente esasperato. Non so cosa sia peggio fra questa nostalgia canaglia e gli spot ossessivi.
    Tutto triste e tutto in mano a cente che se ne frega.

    Rispondi Mi piace Non mi piace
  2. andreattfan - 11 mesi fa

    Concordo con l’analisi soprattutto per il modo inaccettabile e improponibile (dj Ringo, Carlotta, Temporali, un minimo di professionalità no?), con il quale Mediaset ha deciso di impostare il format. Mi stupisce un pò invece la sentenza di morte data alla SBK solo perchè il dominio è “verde” anzichè “rosso”; verissimo che Rea vinca a mani basse, ma se la concorrenza non è competitiva, la colpa non può ricadere esclusivamente sulla gestione del campionato. Sono sicuro che se tale superiorità fosse stata della Ducati, oggi avremmo dei giudizi ben diversi, anche se non privi di critica. Qualche decennio fa la Ducati correva praticamente da sola con gare dall’esito più che scontato, ma non mi pare si arrivasse a tali conclusioni.

    Rispondi Mi piace Non mi piace
    1. Paolo Gozzi - 11 mesi fa

      Salve, il discorso sarebbe lungo e complesso: Italia 1 è una TV commerciale e generalista, non può parlare solo di tecnica, dettagli, ect. Cerca di proporre un format che possa attrarre un pubblico più vasto. Che poi può piacere o no, ma questo è un altro discorso: la scenetta di Ringo che offre 200 euro per rubare la moto ai campioni è grottesca e se invece di SBK fosse F1 lo arresterebbero :-) Le vittorie seriali, in realtà, sarebbero un vantaggio, in tutti gli sport i vincitori “cannibali” affascinano. Il problema è che Rea vince con una mano sola, chiunque si rende conto che non c’è partita. Se avesse la Ducati e non avesse avversari sarebbe (più o meno) lo stesso.

      Rispondi Mi piace Non mi piace
      1. Sbulbor - 11 mesi fa

        Se Rea fosse Valentino invece? Non è il dominio in sè, è che ormai per fare successo in TV (successo televisivo che non equivale a successo sportivo ricordiamoci…) serve “mediaticità” e purtroppo Rea è solido, granitico, ma non simpatico (non mi pare tanto simpatico al paddock tutto direi), non è divertente, non fa le gag. Se poi Kawasaki fa una moto migliore e non esistono piloti forti italiani non è colpa di nessuno. p.s. Preferisco Ringo che può fare le scenette perchè in SBK non hanno tutti un palo in c..o come in MotoGP o F1 comunque…

        Rispondi Mi piace Non mi piace

Recupera Password

accettazione privacy