Superbike Chaz Davies accusa “Jonathan Rea non giocare sporco”

Superbike Chaz Davies accusa “Jonathan Rea non giocare sporco”

Superbike Chaz Davies torna sul fattaccio di Assen e accusa Jonathan Rea di averlo fatto deliberatamente

Assen è passata ma a Chaz Davies ancora non è andata giù. Con un lunghissimo post via social il gallese della Ducati ha rimesso il dito nella piaga, accusando senza mezzi termini Jonathan Rea (mai citato per nome…) della scorrettezza compiuto durante il giro di rallentamento della Superpole 2. Il due volte campione del Mondo, subito dopo aver stabilito il record ufficioso della pista, era rimasto in piena traiettoria, proprio davanti a Chaz Davies che arrivava a tutta velocità. Dopo i gestacci in pista, ne era seguito un violento alterco in parco chiuso, offerto in diretta dalle telecamere Dorna. La Race Direction era intervenuta retrocedendo Rea di tre posizioni in griglia, vanificando così la pole andata d’ufficio al compagno Tom Sykes.

Quattro giorni dopo Chaz Davies ha voluto spiegare e precisare. Ma il post è in sostanza un avvertimento a Rea. Che non placherà affatto gli animi, anzi. La Dorna invocava da tempo che tra i piloti di punta Superbike nascesse qualche inimicizia. Missione compiuta. Ecco i punti salienti del Chaz-pensiero.

“...Io credo che sia necessario fornire la mia versione dei fatti. Per prima cosa mi scuso per il tipo di linguaggio che ho usato e che si è  sentito in tv, mi dispiace se qualcuno si è offeso. Noi piloti siamo modelli per i giovani e questa volta non ho dato un buon esempio. 

Intorno alla fine della Superpole 2 il pilota #65 (ma in realtà Jonathan Rea ha scelto #1….ndr) ha compiuto un incredbile giro con la nuova Pirelli da qualifica. Non sono più gomme da una un giro singolo, se ne possono fare anche tre molto veloci. #65 ha rallentato subito dopo il suo primo giro lanciato, è normale quando pensi di aver ottenuto il massimo e questo era il suo caso. Io ho fatto un primo giro discreto, ma non ero sicuro che fosse sufficiente per la prima fila. Così ho deciso di spingere per un secondo tentativo. Ho tagliato il traguardo 19 secondi dopo che #65 aveva completato il suo tentativo. 19 secondi sono un divario molto ampio. (…) Perdere 19 secondi in meno di mezzo giro è qualcosa di eccezionale. Aggiungo che per l’intero week end i giri di rientro al box del #65 sono stati al massimo 18 secondi più lenti rispetto al passo gara, cioè 1’54 contro 1’36”. Invece durante la Superpole ha deciso di perdere 19 secondi nei primi 40 secondi di pista. In Moto3 penalizzano i piloti che fanno settori più lenti rispetto al 10% del passo gara. In quel settore di circuito un pilota Moto3 verrebbe penalizzato se fosse solo 4 secondi più lento, che dovrebbero fargli se rilevano che è andato più piano di 19 secondi?

Il mio secondo tentativo era in corso e al secondo intermedio ero a 51 millesimi dal mio precedente tentativo, cioè ero in grado di migliorare il mio riferimento. Quando sono uscito dalla curva 5 ho visto che il #65 stava guardando alle sue spalle, così ho pensato che si sarebbe spostato, visto che eravamo in una parte molto veloce della pista. Invece alla curva 7 me lo sono ritrovato proprio in piena traiettoria, era molto distante dalla linea che avrebbe dovuto percorrere. In quel momento non puoi sapere da che parte il pilota davanti ha deciso di spostarsi. (….) A quel punto l’unica cosa che potevo fare, oltre che rallentare, era spostarmi per evitare un incidente di grandi proporzioni. Quando gli sono passato accanto volevo svegliarlo, fargli capire la gravità della situazione e l’ho colpito su un braccio. (…)

Un paio di minuti dopo in parco chiuso mi ha fatto il gesto italiano di “stare zitto” e io mi aspettavo una reazione ben diversa. Ha cominciato a difendersi dicendo che non mi aveva visto, che era fuori linea. (…) Io credo che semplici scuse in quel momento avrebbero subito calmato la situazione. Io ho cercato di fargli capire la gravità della situazione, ma la sua arroganza era fuori scala. Dopo avermene dette un pò mi ha teso la mano come per scusarsi. Ma ho pensato che fosse troppo tardi, che non fosse un gesto genuino, ed ho rifiutato. (…) Voglio precisare che la Race Direction lo ha penalizzato di tre posizioni in griglia senza alcun intervento mio o della squadra. Io avrei sinceramente preferito delle semplici scuse e che tutto finisse lì. 

(…) In pista possiamo sbagliare, io stesso ho involontariamente rallentato altre persone prima e ho sempre ammesso la mia responsabilità. Questa volta sono assolutamente sicuro che non è stata una coincidenza. In pista quasi sempre è molto chiaro cosa è intenzionale o cosa non lo è. Mi era accaduta una cosa simile anno scorso in Thailandia con il mio compagno di allora, Davide Giugliano, ma lui aveva subito ammesso la sua colpa. Sabato sera ho parlato con altri piloti che in passato hanno avuto gli stessi problemi con il #65, se ti vede come una minaccia lui è disposto a giocare sporco. 

Quindi caro #65 sei un pilota abbastanza forte anche senza questi giochetti, lascia stare le schifezze e fai le cose che piacciono ai fan della Superbike. Mi piacciono la battaglia e la rivalità, rispetto enormemente le tue capacità e i risultati ma credo fermamente che in questa occasione sei andato troppo oltre. Per Imola ti propongo di tornare a correre alla vecchia maniera, da avversari duri ma senza scorrettezze.

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