Sogni da corsa: “Io voglio andare alla North West 200”

Sogni da corsa: “Io voglio andare alla North West 200”

Maurizio Mazzoni, storico del motociclismo e collaboratore di Corsedimoto, non è mai stato alla North West 200. Ma non è mai troppo tardi…

di Maurizio Mazzoni

North West 200, esserci almeno una volta nella vita  è il sogno di tantissimi. Anche per Maurizio Mazzoni, apprezzatissimo storico del motociclismo, ex direttore di gara internazionale, scopritore di talenti e collaboratore di Corsedimoto. L’edizione 2018 si è svolta una settimana fa, ma non è mai troppo tardi per andarci. Intanto Maurizio  ha scritto questa lettera aperta al direttore di Corsedimoto per spiegarci com’è nato l’amore per la classifica dell’Irlanda del Nord. Una storia nata nel 1953….
Caro Paolo,
tu sai quanto mi sarebbe piaciuto poter andare qualche volta alla North West 200, è una delle mie gare “idolo” insieme al Tourist Trophy, Daytona, il Bol d’Or, Macao, il vecchio Nurburgring. Gran Parte di questi sogni li ho potuti realizzare, ma alla North West purtroppo non ci sono ancora riuscito, per una serie di motivi più o meno validi. Ebbene, ti voglio raccontare com’è nata questa mia passione per la gara irlandese.

BAMBINO – Nei primi anni ’50 ero un ragazzetto poco più che decenne e, stranamente, non tifavo Gilera o Guzzi, ma mi piacevano le MV Agusta e le Norton. In particolare mi affascinavano tutti quei tentativi che a Birmingham facevano per contrastare la maggior potenza delle moto italiane: lo splendido telaio Featherbed era una realtà, ma non bastava. Ecco allora apparire una serie di strane soluzioni aerodinamiche, come la carenatura definita Anteater (Formichiere) o la Kneeler (Inginocchiatoio), la moto che si guidava in ginocchio e che praticamente avrebbe ispirato tutti i sidecar della generazione a venire
MITO – La prima volta che l’ho vista è stato appunto in una foto  che ritraeva Ray Amm con la Kneeler sulla griglia della North West 200 edizione 1953 per la gara Junior, riservata alle 350 (è foto d’apertura, ndr). Oltre alla moto, affascinante nella sua atipicità, mi piacevano il policeman impettito, lo sfondo delle case di Portrush e mi incuriosiva la griglia di partenza con i riquadri numerati dipinta a vernice sull’asfalto, con tanto di numero del pilota che doveva occupare quel riquadro! La domanda che mi facevo era: “Come fanno a cancellare i numeri dopo il via per riscrivere quelli della gara successiva, il tutto mentre le moto sono in pista?
DUNLOP – Lo so, era una sciocchezza, ma avevo 12 anni! Avrebbero potuto disegnare più griglie, una per classe, ma le gare erano tante e le griglie avrebbero occupato troppo spazio! La soluzione l’ho avuta solo quarant’anni dopo, quando nel 1993 ho avuto occasione di affiancare al Tourist Trophy il Team Oxford Ducati con Robert Dunlop, che proprio quell’anno era arrivato secondo alla NW200 ad un soffio da Fogarty con la Ducati Cinelli.  L’ho ossessionato con le mie domande, e Robert mi ha spiegato che venivano dipinte più griglie, una per classe, ma non sul percorso di gara bensì su un tratto di strada parallelo dal quale veniva data la partenza, mentre poi nei giri successivi la corsa impiegava il tracciato normale. Sono ricordi di una persona ormai “datata”; se è vero che i vecchi rincoglioniscono, io sono decisamente a buon punto!
0 Commenta qui

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy