MotoGP Tragedia Salom E adesso la Safety Commission si dimetterà?

MotoGP Tragedia Salom E adesso la Safety Commission si dimetterà?

Se hanno cambiato la pista significa che prima non andava bene. Chi doveva controllare perchè non ha controllato? Il mistero dei piloti interpellati: perchè Lorenzo e Rossi non c’erano?

Venerdi è morto un ragazzo. Sabato hanno cambiato la pista, ammettendo ufficialmente che tutte le precedenti sessioni si sono svolte al di fuori di tutte le misure di sicurezza. La Safety Commission è la struttura interna alla MotoGP responsabile che tutti funzioni per il verso giusto. A questo punto dovrebbe essere azzerata e chi ne fa parte dovrebbe dimettersi. Senza aspettare un secondo.

cover 2FATO – Non è possibile che si debba arrivare ad una tragedia per ammettere che non si era fatto quello che si doveva fare per impedirla. Imprevedibilità e imponderabilità non c’entrano. Lo schianto di Luis Salom contro le barriere non è stato come gli incidenti del Sic  o Andrea Antonelli. Se c’entrasse la fatalità, non sarebbe stato necessario cancellare una curva. Cambiare il circuito significa ammettere una  responsabilità.

SIMULAZIONI – Nessuno aveva studiato cosa sarebbe potuto succedere in caso di perdita di controllo in quella curva? Le curve  non sono infinite. E’ possibile  fare delle simulazioni, farsi un’idea di cosa succede in ingresso, percorrenza e uscita, in caso di perdita di controllo. Si conoscono con precisione assoluta  il peso delle moto e la velocità in ciascun punto della pista. Controllare velocità, inerzia, coefficiente di rallentamento… non è stato fatto. O è stato fatto male. Ma la safety commission passa più tempo a  fare selfie e pubbliche relazioni che controlli effettivi sull’adeguatezza degli impianti.

SPIEGAZIONI – La conferenza stampa che Dorna ha convocato per “spiegare” è stata una farsa totale. Hanno spiegato i rimedi presi per impedire che possa capitare nuovamente, ma non si è parlato di quello che si sarebbe dovuto fare prima per evitare l’episodio. Per Carmelo Ezpeleta, il capo dell’organizzazione,  la gestione dell’incidente ha funzionato benissimo. Ma neanche una parola su quello che si poteva fare prima. Stessa cosa per Franco Uncini, l’ex pilota rivelatosi incerto e insoddisfacente persino con gli argomenti più tecnici che dovrebbero essere la sua materia.

cover 1PREVENZIONE – Si è parlato della necessità assoluta di modificare il tracciato unita alla fortuna di avere la possibilità di farlo, e del fatto che nessun pilota abbia, di fatto, chiesto di non correre. Il tema della prevenzione, invece, viene liquidato con un “non ce lo aspettavamo perché non era mai successo niente prima e i piloti non ci avevano segnalato che ci fosse pericolo”. Ridicolo.  Non sta ai piloti occuparsi di sicurezza, a meno che non decidano di volerlo fare e dire la loro. In quel caso vanno ascoltati. Sta all’organizzazione offrire ai piloti l’ambiente di gara con la maggior sicurezza possibile. E questo non è stato fatto, da parte di una direzione gara che nella stagione in corso si è già resa protagonista di gaffe e figuracce. In Moto2, la categoria che non interessa a nessuno e pare neanche all’organizzatore, in Qatar hanno comminato due penalità per partenza anticipata quando la corsa era già finita. Al Mugello la partenza è stata abortita due volte per il caos sul posizionamento delle moto sulla griglia. Roba da garetta parrocchiale.

GIUDIZIO – La conferenza Dorna è stata imbarazzante anche per altri versi. Nessuna domanda scomoda, neanche dalla tv che partecipa al circo senza mostrare il minimo dubbio o dissenso su quanto accaduto. Giudicate da soli.

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