MotoGP: Non siamo a scuola

MotoGP: Non siamo a scuola

Su Corsedimoto non ci sono le pagelle dei piloti. Ecco perchè

di Massimiliano Garavini
MotoGP Assen

Un famoso direttore di un quotidiano tedesco era solito affermare: «prima di utilizzare un aggettivo pensaci tre volte, poi chiedi il permesso d’inserirlo». A leggere lunedì i commenti della gara di Assen della MotoGP sembra che nessuno, o quasi, se lo ricordi. Intendiamoci, il Dutch TT è stato spettacolare. Però a rimettere ordine nella rassegna stampa sembra tutto un ragionamento per iperboli: eccezionale, fantastico, la gara più emozionante del secolo, e via di questo passo. Come se dai migliori piloti del mondo, che sono pagati per fare i professionisti, non ti aspettassi uno spettacolo degno di questo nome. Non diciamo che sia il minimo sindacale, perché nel motorsport niente è mai del tutto scontato, ma insomma fa parte del mestiere; se non hai fame di vittoria fai un altro lavoro, non il rider.

NO PAGELLE – Il tripudio entusiastico alimenta un altro fenomeno: si assiste al fiorire di “pagelle”, che si moltiplicano sui media come per un miracolo biblico. La cosa fa sorridere: come se i piloti fossero a scuola, coi giornalisti che – a vario titolo – salgono in cattedra per fare i professori. Grazie no. A ognuno il suo mestiere, cioè al cronista ciò che è del cronista, ai racers quel che è dei racers. Il perché è abbastanza semplice: se ragioniamo secondo la ben nota regola anglosassone che recita “il secondo è solo il primo dei perdenti” i voti andrebbero dati con un sistema binario: 0 e 1. Cioè uno a Marc Marquez che trionfa e zero a tutti gli altri. Se invece fossimo più indulgenti, assecondando il metodo Montessori, ad Assen fioccherebbero buoni voti, perlomeno fino al sesto posto.

LAUREA – Facile, si dirà, siamo all’Università della Moto. Bene, allora ci si chieda perché in ogni caso il laureato sia sempre lo stesso. L’Honoris Causa forse vale tra i banchi, ma non certo in gara. Lo diciamo chiaramente: i giornalisti-professori non ci piacciono; il nostro mestiere è raccontare, informare, a volte giudicare se riteniamo che i contenuti meritino un commento. Promuovere o bocciare è compito di altri. Sfrocoliare la pancia delle tifoserie, con voti che lasciano il tempo che trovano, è peggio che sbagliato. È dannoso. Perché alla fine, come sintetizzato bene da Andrea Dovizioso al termine della gara di Assen: «da fuori può sembrare una cosa, ma in carena è un’altra». In estrema sintesi: in moto ci andiamo noi. Questo fatto è incontestabile e rappresenta il motivo per cui le pagelle, i voti, i giudizi del lunedì – di volta in volta esaltati, pilateschi o sentenzianti – riguardo al comportamento in pista dei piloti ci appartengono poco. Ripetiamo: commentare è una cosa, assegnare voti un’altra.

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  1. Katana05 - 2 settimane fa

    Condivido dalla prima all’ultima parola.

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