MotoGP: Marc Marquez, la cage aux folles

MotoGP: Marc Marquez, la cage aux folles

Marc Marquez ha offuscato il suo enorme talento con una condotta di gara folle. Ma non è stato il solo ad andare fuori dalle righe

di Massimiliano Garavini
Marc Marquez e Valentino Rossi

La gabbia di matti. Fate voi: in pista, fuori, sui social. Nel giorno successivo alla grande follia, siamo qui, attoniti, a raccogliere i cocci di bottiglia della rissa di porto. C’è qualcosa di epico, che forse merita di essere raccontato, aldilà di insulti e bizzarrie. La cagnara che monta a mezzo stampa – niente a che vedere con il venticello rossiniano – assume i contorni della dissoluzione da fine dell’impero.

UNTORE – Quel che prima della gara era un coro ad personam, è diventato contra personam: Marc Marquez. Ma davvero il #93 è il male assoluto? Se giudichiamo sul serio un uomo di 25 anni colpevole di essere “immaturo” e “pericoloso”, per antitesi, Valentino Rossi, il senatore della MotoGP, dall’alto delle sue 39 primavere, dovrebbe essere il saggio che dall’alto dell’Olimpo amministra la giustizia sotto l’albero del fico. Eppure anche Rossi in passato si è reso protagonista di episodi discutibili. Ieri il #93 ha perso tutto: prima ancora che in circuito, ha dilapidato un tesoretto di comunicazione, di freschezza, di empatia. Ha peccato di ubris, come Icaro. Era il favorito della vigilia, ha dominato (quasi) tutti i turni di prove. Poi, però, il caos.

GRIGLIA  – L’unico vero elemento certo della commedia degli errori andata in scena ieri. Perché il pasticcio è cominciato in griglia, con la farsa di Miller correttamente in posizione, e tutti gli altri dietro. Come a dire: tanto non vinci, ma perlomeno tentiamo di salvare la faccia. A Termas de Rio Hondo, sono saltati i nervi anzitempo. I piloti, le squadre, gli addetti ai lavori, hanno bisogno di stabilità. Ovvero di scelte chiare. In questa mancanza di decisione si è inserito il caos. Il #93 ci ha messo del suo, spostando la moto che si era spenta sulla linea di partenza, commettendo un’irregolarità. Ci sia concesso un inciso: ma come fanno queste moto, che per avviarsi hanno bisogno di un paio di meccanici e di un avviatore, a riaccendersi così facilmente in caso di spegnimento accidentale o di caduta? Il campione del mondo parte nervoso, sa che probabilmente verrà penalizzato, ma si libera in fretta di chi gli sta davanti. Ne ha di più. Di nuovo però: nessuno che tempestivamente applichi un regolamento che appare sempre più a geometria variabile; tu commetti l’illecito che dopo io decido se, come e quando sanzionare. In questo modo saltano tutti gli equilibri. Al #93 in primo luogo, a tutti gli altri successivamente.

ARIOSTO – Questo Marquez che «che per amor venne in furore e matto,d’uom che sì saggio era stimato prima», come cantava l’Ariosto nell’Orlando Furioso, assume contorni da tragedia epica. Nella sua furia di rimonta c’è tutta l’essenza del motociclismo e il contrario di quel che bisogna fare. Il campione del mondo è stato uno strumento, forse volontario forse inconsapevole, del caos. Troppo frettolosamente indicato come il vincitore annunciato – e scontato! – del GP di Argentina, fosse rimasto dentro i limiti avremmo parlato di una corsa contro gli elementi, consegnandolo alla gloria. Invece no, l’uomo è fatto così. I limiti sono un concetto da ridefinire: prima occorre trovarli, poi superarli. In questo caso non ha funzionato. La follia di Marquez è stata quella di affidarsi al solo istinto; dare tutto, come se bastasse ad assolverti da una giornata storta, da errori marchiani o puerili. Gli avversari aggrediti come birilli, quando nel polso destro hai un margine che ti consente di salvare il salvabile senza strafare, sono la testimonianza dell’errore del ragazzo. Che non ha scuse, se non quella di doversi comportare, a 25 anni, come un professionista navigato. Marquez si è fottuto da solo.

GABBIA DI MATTI – Ma non è solo nella follia generale; “Uccio” Salucci che difende il box del #46 dal pacifico assalto della delegazione Honda che va a scusarsi – neppure stessimo parlando del ridotto della Valtellina – mi ricorda il “no pasaran!” della guerra di Spagna piuttosto che una gara di moto. Valentino Rossi che spara a palle incatenate sull’arcinemico non senza una punta di vittimismo è uno spettacolo imbarazzante, in una domenica imbarazzante dove ce n’è stato per tutti. Persino Aleix Espargarò anziché spegnere l’incendio, si preoccupa di dire che se Marquez è colpevole, Petrucci non è innocente. Ma se tutti sono colpevoli, allora chi è innocente? Resta il fatto che il #93 a Termas sia un angelo caduto (male). La prossima tappa non sarà una rivincita, ma piuttosto una prova d’appello, dove Marquez dovrà guidare come se pilotasse un rimorchiatore con tanto di cintura di copertoni. Ieri il caos ha svelato l’ipocrisia di un mondo di plastica: nel “liberi tutti” generato dalla follia del #93 sono emersi i veri umori sotterranei di un paddock che dalla prossima tappa tornerà a farsi di gomma. A geometria variabile, a seconda della situazione. Marquez è stato l’antieroe di una tragedia che ha avuto un unico, grande, regista: il caos.

Foto Credit: MotoGP.com

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  1. Katana05 - 2 mesi fa

    Poco male. Se Marquez il suo tesoretto lo ha conservato nel 2015 non lo perderà certo stavolta. Tanto i paladini della morale sportiva hanno la memoria sincronizzata con gli sconvolti (e sconvolgenti) approfondimenti sportivi. Oh, con le italiane fuori dalle coppe di qualcosa si dovrà pur parlare, almeno fino al prossimo episodio della telenovela Dorna.

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