MotoGP: Jorge Lorenzo, il guerriero e il bambino

MotoGP: Jorge Lorenzo, il guerriero e il bambino

Jorge Lorenzo Guerrero: un destino cucito addsso. Debolezze e virtù del pilota MotoGP più discusso

di Massimiliano Garavini
RIO HONDO, ARGENTINA - APRIL 07: Jorge Lorenzo of Spain and Ducati Team rounds the bend during the qualifying practice during the MotoGp of Argentina - Qualifying on April 7, 2018 in Rio Hondo, Argentina. (Photo by Mirco Lazzari gp/Getty Images)

Jorge Lorenzo Guerrero. Per una ragione misteriosa è l’ultima parte del cognome ad affascinarmi. Quella che non si pronuncia (quasi) mai. Forse perché quel “guerriero” – declinato alla spagnola – è perfetto per il personaggio. Come se uno il destino ce lo avesse cucito addosso, fin dal nome. (qui l’ultima intervista di Jorge Lorenzo)

PREDESTINATO – Nietzsche sostiene che dobbiamo essere all’altezza della nostra vita: in questo senso potremmo definire il #99 un predestinato, anche se – per medesima ammissione del pilota – la sua formazione non è stata semplice. Una sorta di “educazione siberiana” in salsa maiorchina, fatta di rigida disciplina. Chi conosce il padre, Chicho Lorenzo, può testimoniarlo; per allenare il figlio al motociclismo ha inventato addirittura un metodo, che adesso ripropone nelle sue scuole di pilotaggio. Un sistema “scientifico” che si basa sulla ripetizione ossessiva di esercizi, nel massimo rispetto della precisione d’esecuzione. «In questo modo puoi essere anche più veloce», recita il sito ufficiale della Lorenzo Competicion. Mat Oxley riporta anche un curioso aneddoto: pare che Chicho, alla ricerca del metodo di training perfetto, si sia ispirato addirittura a tecniche prese a prestito dal Mossad, il servizio segreto israeliano. Queste sessioni speciali servivano a mantenere la calma in condizione di forte stress. Cita Oxley: «il Mossad si allena simulando situazioni a elevato stress, monitorando le frequenze cardiache e insegnando alle persone a rimanere lucide pur essendo al limite. Perché più sei calmo, più sei forte».

SOLDATO – Con queste premesse non dev’essere stato semplice, per il bambino Jorge. Certamente non come per i suoi coetanei. Cresci un po’ soldato, un po’ manicheo, senza il fallimento come opzione possibile. Di più: il fallimento è una colpa, perché vuol dire che non hai fatto tutto ciò che potevi. C’è un aspetto che colpisce, nel cinque volte campione del mondo: ancora più del talento, molto più della precocità. È l’intima contraddizione con se stesso. Doversi dimostrare forte, riservato e contemporaneamente sentire il bisogno di svelarsi. Lorenzo ha scritto tre libri – l’ultimo è stato presentato a Madrid, nella foto  – che parlano di se stesso e della propria visione del mondo; come se la voglia di condividere con il pubblico dei lettori un’infanzia liquidata troppo in fretta, in qualche maniera te la restituisse.

INCAZZATURE – Sembra dire: «questo sono io, non mi ha regalato niente nessuno, anche se in cima ci sono arrivato». È si è fatto largo nel mondo a suon di vittorie e di incazzature feroci. Dentro e fuori dai box. Jorge è un campione che di solare non ha nulla: sembra un condannato alla vittoria, come certi professionisti mai soddisfatti. «Conduco una vita da monaco Zen», ha dichiarato in un’intervista. Fa sorridere il contrasto tra i suoi soprannomi dell’esordio “porfuera” o “mantequilla”  e quel cognome, Lorenzo Guerrero, neppure fosse una corazza da indossare ancora prima della tuta di pelle. Il #99, è un esponente luminoso di quel motociclismo da “bello stile”, da vittoria in splendida solitudine, che sembra – dopo tutto quanto accaduto in Argentina – talmente lontano da farti dubitare che sia mai esistito per davvero.

STILE – Invece è una specie di cifra stilistica personale del pilota, sin da quando il baby boomer debuttò nel mondiale 125. Anche allora fu divisivo: additato come un cattivo esempio di precocità estrema, qualcuno ci ironizzò pure sopra. Se ne pentì pure in fretta, visti i risultati del golden boy che l’intuito di Giampiero Sacchi seppe valorizzare. Jorge è fatto così: un concentrato di puro talento, ma una frana come comunicatore. L’ostinata sincerità, ostentata come una bandiera d’appartenenza, sfocia spesso in improvvide dichiarazioni che prestano il fianco a molte critiche. L’«io non mento» recitato come un mantra su tutte. Il mondo senza sfumature, senza mediazioni. Forse per questo Lorenzo ama dedicarsi ai libri, perché richiedono metodo e concentrazione. Nessuna comunicazione istantanea.

CARAIBI – Durante una conversazione con un dirigente di Ducati Corse, off-record, mi è stato detto: «la gente non conosce veramente chi sia Jorge. Tutti lo credono un musone e invece è un ragazzo a cui piace divertirsi: pensa che, finita la stagione [2017] ha voluto offrire alla sua squadra un soggiorno in un resort ai caraibi, per il piacere di passare qualche giorno assieme». Ecco ciò che non ti aspetti, se giudichi solo da dichiarazioni in libertà e dal cipiglio concentrato – e spesso corrucciato – dietro alla visiera. Jorge è uno di quei campioni che non possono venire messi in discussione né per capacità, né per dedizione; però è indubbio che una certa inclinazione al malanimo infastidisca. Quando le cose non girano nel verso giusto, troppo spesso appare un rosicone malmostoso. Chi lo frequenta afferma che si tratti, al contrario, dell’insoddisfazione di un carattere preciso all’estremo. Forse l’ultimo collegamento tra Lorenzo Guerrero e il bambino che non doveva mai fallire.

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