MotoGP: Falling in hate, perchè così tante cadute a Le Mans?

MotoGP: Falling in hate, perchè così tante cadute a Le Mans?

Hanno commesso errori anche piloti molto consistenti come Dovizioso e Zarco. Perchè? Forse c’è una spiegazione tecnica…

di Massimiliano Garavini
Johann Zarco

(Read here this story in Enghlish) Quando cadere è odioso. Le Mans ci ha dimostrato quanto le leggi della fisica – soprattutto quando sono combinate con le regole dell’attrazione – possano diventare pericolose. Andrea Dovizioso, uno che non cade (quasi) mai, scivola al quinto giro alla Chapelle  dopo aver superato d’imperio il team mate Jorge Lorenzo; si tratta di una veloce destra in discesa. Attenzione, i dettagli non sono secondari. La stessa curva ha messo KO pure Andrea Iannone, fuori al primo giro. Johann Zarco, l’eroe del sabato, è andato giù al Garage Vert, nel corso del settimo passaggio. Anche ad Alvaro Bautista l’asfalto francese ha portato sfortuna in gara (qui cronaca e classifica del GP)

TANTE CADUTE – Perché? La risposta, forse, arriva da David Emmett che si è preoccupato di analizzare il problema. Il campanello d’allarme è scattato già nelle prove, solo che probabilmente non è stato preso nella dovuta considerazione. Questo è il punto: se a cadere sono sempre i soliti, non ci si presta più di tanto attenzione. Il fatto è che le temperature si sono mantenute piuttosto basse durante tutto il week end, rendendo complicata la gestione dell’escursione termica della mescola. La temperatura superficiale dei pneumatici, quando vengono liberati dalle termocoperte, è di circa 90°, ma il range può variare da 15° a oltre 50° sul lato “freddo” quando affrontano una serie di curve opposte. Lo dichiara Bradley Smith: «Michelin è sempre stata molto forte al posteriore, ma in qualche modo abbiamo un certo ritardo, un punto morto o qualcosa nel pneumatico, perché fondamentalmente c’è grip ma poi nel momento in cui lo trovi oppure chiedi un po’ troppo , è come se ci fosse un punto morto».

ADERENZA – Difficile credere che Dovizioso, Iannone, Zarco e Bautista siano dei cascatori seriali. Più probabile che sia la Michelin a dover offrire qualche spiegazione: possibile che minime differenze possano causare tali problemi di grip? Sembra di essere ritornati a due anni fa: tanto grip, zero feeling. Le Mans, lodato da tutti per la recente riasfaltatura, sembra un tracciato dall’aderenza infinita. Ma proprio qui sta il problema: quando ce n’è troppa, non sembra esserci limite. Il che, nelle fasi concitate della battaglia, non è detto che sia proprio il massimo. Se il pilota non “sente” la coesione tra mescola e asfalto, spinge senza sapere fino a quanto possa osare. Il rischio, evidentemente, è che si finisca per strafare. A cadere sono stati i piloti da sempre definiti più “prudenti” (Dovizioso), oppure più “sensibili” (Zarco). Iannone? Peccato. Ma non può essere un caso, visto che è caduto “a gomme fredde”, come il commento televisivo ha giustamente sottolineato. Come dire: a freddo, è tutto più difficile.

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