MotoGP: Ducati, cosa cambierà dopo il gran rifiuto di Jorge Lorenzo?

MotoGP: Ducati, cosa cambierà dopo il gran rifiuto di Jorge Lorenzo?

Ignorati nove richiami dal box: dare strada a Andrea Dovizioso non avrebbe cambiato niente, ma così la Rossa ha fatto una figuraccia planetaria.

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DOHA, QATAR - MARCH 11: Gigi Dall'Igna of Italy and Ducati Team (R) and Jorge Lorenzo of Spain and Ducati Team look on in box during the MotoGP Tests In Losail at Losail Circuit on March 11, 2017 in Doha, Qatar. (Photo by Mirco Lazzari gp/Getty Images)

La signorilità di Andrea Dovizioso e l’abilità dialettica dei pezzi grossi del box hanno nascosto la tensione. Ma è scontato che l’ammutinamento di Jorge Lorenzo lascerà il segno in Ducati.

RESTIAMO AI FATTI – Andare a disquisire cosa sarebbe successo se il maiorchino avesse lasciato passare Andrea Dovizioso è un esercizio inutile. Non serve a niente brandire i cronologici: la loro interpretazione spesso è oscura a fior di ingegneri e piloti, perchè mica c’è scritto quanto è lontano il limite, come stanno le gomme, la gestione veicolo e mille altri elementi. Figuriamoci cosa ne può arguire il tifoso. Restiamo ai fatti, anzi all’unica evidenza incontestabile: sbagliata o meno che fosse la strategia, la Ducati ha richiamato all’ordine Jorge Lorenzo e lui ha fatto di testa sua. 

REITERAZIONE  – Non una, ma nove volte. Sei volte via l’ormai celeberrimo messaggio sul cruscotto “Suggested Mapping 8”, poi – visto che JL99 faceva finta di non capire – anche con la più tradizionale lavagna, brandita dal muretto per tre giri. Niente, Lorenzo non ha battuto ciglio. I tifosi (e anche parecchi addetti ai lavori…) si sono appesi alle dichiarazioni del dopo gara, specie a quella di Dovizioso che ha detto che non c’è stato ostacolo. Si okay, ma il team, durante la gara, l’ha pensata diversamente. Richiamando Lorenzo non una, ma nove volte. 

STRATEGIA – Per altro i tifosi non sanno che i messaggi e la lavagna sono un optional. La MotoGP non è la briscola fra amici, piloti e squadre si parlano prima del via e studiano tutte le possibilità allo sfinimento. Dunque Lorenzo sapeva a Sepang e a Valencia di dover dare strada a Dovizioso. Se i piani avessero funzionato non ci sarebbe stato bisogno di nessuna “Mapping 8”. L’avvertimento (altro che consiglio…) è uscito in Malesia quando il box ha cominciato a sospettare che Lorenzo si fosse messo in testa di vincere. E in Spagna uguale: la situazione era chiarissima, Jorge e Andrea erano in coda ai tre di testa e la cosa più facile da fare, per Lorenzo, era farsi da parte e mandare l’altro all’attacco. Se non altro per non dare alibi, per non assumersi responsabilità.  Perché non lo ha fatto?

MISTERO – Il risvolto grottesco di tutta la vicenda è che Lorenzo più volte aveva dichiarato di “essere un uomo d’azienda”, e la Ducati gli era andato dietro. Altro mistero: la strategia è decisa da Luigi Dall’Igna, il gran capo Ducati che con Jorge (anzi: Giorgio, come lo chiama lui…) ha un feeling particolare, sono stati insieme anche al tempo dei due Mondiali con l’Aprilia 250.  Perché Lorenzo non ha ubbidito al suo mentore, esponendo Dall’Igna e la Ducati stessa ad una brutta figura di portata planetaria? Valencia lascia parecchie scorie sul terreno. Il 2018 in casa Ducati sarà decisamente bollente.

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  1. paolocord_421 - 1 settimana fa

    Calcio nel sedere subito! Mi sa che per questi spagnoli il campanile è più importante della scuderia che li paga profumatamente! Abbiamo altri ricordi in merito…

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