MotoGP: Claudio Domenicali “Non mi aspettavo un Dovi così. E neanche lui”

MotoGP: Claudio Domenicali “Non mi aspettavo un Dovi così. E neanche lui”

L’amministratore delegato di Ducati Motor Holding si gode il primato nel Mondiale. Su Jorge Lorenzo: “Quando arriverà, non lo togli più da lì davanti…”

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Claudio Domenicali abbraccia Andrea Dovizioso dopo la vittoria nel GP d'Italia al Mugello 2017

La Ducati sta vivendo un momento d’oro in MotoGP, con Andrea Dovizioso che arriverà a Misano (10 settembre) da leader della classifica. La Gazzetta dello Sport ha pubblicato una lunga intervista di Paolo Ianieri all’amministratore delegato Claudio Domenicali. Ecco la versione integrale.

Sono entrato in Ducati nel 1991 in un’azienda piccolissima che produceva poco più di 1.000 moto. Ero solo il 3° ingegnere, ora ne abbiamo 300. Era un ambiente famigliare e artigianale, che per certi versi è rimasto tale: viviamo in una dimensione nella quale ci si conosce per nome e ci si diverte venendo al lavoro. Ma con un livello di investimento e ricerca che ci consente di essere al vertice nelle corse come nel prodotto”.

In giornate come Silverstone, come reagisce il Domenicali tifoso?

Vivendo mille emozioni mentre il cuore supera i 140 battiti. Una soddisfazione pazzesca”.

E il Domenicali amministratore delegato?

“Durante la gara non c’è, non mi sono mai abituato a guardarle da professionista. Solo dopo arrivano le considerazioni professionali: un’azienda piccola che combatte a questo livello e ha vinto 4 gare è tanta roba. È un segno della qualità delle persone che ci lavorano, ma pure di Dovizioso, che è straordinario. In questo momento guida la moto come nessun altro. Ma non mi dimentico da dove siamo venuti, gli anni in cui faticavamo a fare podio, la caccia alla vittoria…”.

A inizio anno avevate parlato di titolo. Dopo le prime gare sembrava l’aveste sparata un po’ grossa. Invece avevate ragione.

“Un po’ sì, con umiltà va riconosciuto. Avevamo fatto una scommessa ingaggiando un pilota campione del mondo come Lorenzo e nelle prime gare con lui non avevamo ottenuto i risultati che ci aspettavamo. Ma il suo arrivo ha rafforzato in Gigi (Dall’Igna, direttore corse; n.d.r.) quel che Dovizioso diceva da tempo sul comportamento della moto. E avere in squadra Jorge ha dato a Dovizioso motivazioni che lo hanno portato tra i grandissimi”.

Si aspettava questo Dovizioso?

“Non me lo aspettavo, ma secondo me neanche lui. Il suo merito è stato di tirare fuori quei talenti che aveva ma non aveva mai espresso. Fa un gran lavoro, è convinto, ha una nuova reattività nei sorpassi, gestisce bene i punti deboli della moto e sfrutta in modo straordinario quelli di forza”.

La GP17 sembra quasi la moto più equilibrata della griglia.

“Non so se è la più bilanciata, ma Jorge ha stimolato a trovare la soluzione a problemi che avevamo e che oggi sono risolti a metà. Il nostro potenziale di crescita è ancora importante”.

La GP17 è gentile con le Michelin. E Ducati ha un accordo con la Megaride che ha sviluppato un software di gestione gomme.

Sono informazioni coperte da segreto istruttorio”.

Via le ali, ecco la carena alata.

“Le ali sono state bandite in base a un principio molto discutibile, ci ha penalizzato. Tante difficoltà di Jorge vengono da lì. La soluzione attuale non ha la stessa efficacia, ma si tratta di interpretare i regolamenti nel modo migliore. E creatività italiana con rigore ingegneristico sono il modo migliore per avere successo”.

Pensi se aveste tenuto Iannone.

Anche nel 2007 Stoner non era stato la prima scelta. Spesso è difficile fare previsioni: parli di persone e le persone fortunatamente cambiano”.

Avete vinto al Mugello, arrivate a Misano primi nel Mondiale. Che c’è di meglio?

Che si deve continuare così. Siamo a metà strada, si deve andare in fondo”

Chi è in testa al Mondiale è il favorito al titolo. Quindi Dovizioso è il favorito?

“Mah, per scaramanzia dico no. Marquez ha vinto 3 degli ultime 4 GP e ha perso la vetta per la sfortuna. Ma è un Mondiale straordinariamente bilanciato, in F.1 lottano in 2, qui sono almeno 4 ogni gara”.

Troppi i 12 milioni di ingaggio a Lorenzo o troppo poco il milione e mezzo a Dovi?

“Sono entrambe cifre sbagliate. Ma, comunque, i contratti riflettono il valore del pilota in quel momento”.

Lorenzo cresce, ma si aspettava di più?

“Per onestà intellettuale dico che fatica più del previsto, però se all’ultimo giro a Silverstone gira come Dovizioso e Viñales che si giocano la vittoria, vuol dire che è arrivato. E quando arriva, non lo togli più da lì davanti”.

A Misano che succederà?

“Che farà un gran caldo. In tutti i sensi. Due come Dovizioso e Vale che possono giocarsi la gara e una marca italiana in testa rappresentano un momento storico. In Italia ci sono tante cose che non vanno, ma il motociclismo funziona benissimo”.

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