MotoGP: Carmelo Ezpeleta “Non me ne vado, sono come Rossi”

MotoGP: Carmelo Ezpeleta “Non me ne vado, sono come Rossi”

Il gran capo della MotoGP spiega, senza veli, perchè ha comprato la Superbike. E sul futuro della top class dice che…

di Massimiliano Garavini
Dorna CEO Carmelo Ezpeleta during the FIM Enel Moto-e World Cup lunch event on February 6, 2018 in Rome. / AFP PHOTO / Alberto PIZZOLI (Photo credit should read ALBERTO PIZZOLI/AFP/Getty Images)

L’autorevole giornale spagnolo Diario AS, pubblica un’interessante intervista a Carmelo Ezpeleta. Il patinato magazine spagnolo – salotto buono dello sport iberico – ha ospitato nella rubrica “il mercoledì di Mela”, tenuta dal giornalista Mela Chércoles, un approfondimento che entra nella carne viva della MotoGP. Alcuni estratti sono particolarmente significativi per capire da dove parte, e dove andrà, la top class del motomondiale.

COME ROSSI – Il ricordo del grande amico Angel Nieto ha offerto la stura al boss di Dorna, per una lunga disanima sulla prossima stagione della MotoGP, sui suoi protagonisti, e sul futuro che attende il campionato dei prototipi. Alla domanda se, analogamente a quanto accaduto in F1 con la fine di Re Ecclestone, si possa immaginare una Motogp senza Ezpeleta, Don Carmelo risponde: «io dico quello che dico sempre con Rossi. Perché ritirarsi? È tra i primi e si diverte. A me succede la stessa cosa. Se fallissi, oppure se non mi divertissi, me ne andrei anch’io, ma finché ciò non accade…». Ecco, appunto. Nessuna successione in vista, dunque, neppure la ventilata reggenza al figlio Carlos. Non per il momento. Il conducator di Dorna non nasconde ammirazione per Valentino Rossi e afferma che il rinnovo del contratto dell’italiano sia sicuro. Di più, solo una questione di tempo.

MOTOGP VS F1 – Inutile paragonare Rossi ad Alonso, perché Ezpeleta perde le staffe. Appare più proficuo affrontare il confronto F1-MotoGP: due campionati espressione del massimo livello di tecnologia. Le differenze, in questo caso, appaiono più sostanziali: «la F1 dovrebbe spendere meno in tecnologia, come abbiamo fatto noi. Un F2 gira otto secondi più lentamente a Montmeló e costa due milioni di euro, mentre una F1 è sui 400 milioni. Noi ci siamo resi conto, poco prima della crisi, che senza i soldi del tabacco non potevamo sostenere i costi. Abbiamo deciso di cambiare la cilindrata a 1.000 cc e di fissare il diametro massimo dei pistoni a 81 mm, con cui avremmo potuto disporre di motori più economici e competitivi. Da lì sono arrivate le CRT (nel 2012), che sono passate da quattro milioni a costo zero, anche se tre secondi più lente. Poi è arrivata la Open (2014) e successivamente l’implementazione della centralina unica(2016). Lì, e prima che le Case minacciassero di andarsene in Superbike, acquistammo il WSBK. Con i soldi delle televisioni, abbiamo redistribuito gli utili tra le squadre. Prima che l’equipaggiamento per una squadra satellite era di 800.000 euro, mentre ora gli vengono dati 800.000 euro più due milioni per pilota. Quindi le squadre non ufficiali con due corridori danno 5,6 milioni a stagione, e la moto di ogni pilota costa al massimo 2,2 milioni. Attualmente le Case ora le vendono per 3,2, un po’ meno dei 4 milioni precedenti e non possono più mettere il cappio alle squadre private».

AIUTO AI PRIVATI – Ezpeleta affronta poi il nodo della necessità di avere in griglia piloti e squadre competitive: «cosa ti succede in F1? In primo luogo, hanno fatto passare il concetto che la tecnologia più avanzata fosse migliore. E in secondo luogo, hanno enormi deficit con quello che pagano a Ferrari o Mercedes. È l’opposto del nostro ragionamento, perché paghiamo di più per le squadre inferiori. Io pago due milioni per la seconda moto del pilota Aspar e non pago nulla per la moto di Marquez, perché Márquez è forte abbastanza da generare denaro con gli sponsor. Questo si riflette nella griglia e non lascia strascichi. Quando arrivò la crisi, Kawasaki e Suzuki se ne andarono, ma ora non se ne vanno. Negli sport motoristici è fondamentale che ogni campionato sia economicamente sostenibile. L’aerodinamica si è fermata per questo motivo e possono fare solo due carenature all’anno, purché siano sicure, con le loro ali assicurate all’interno e ne sono usciti strani layout. In breve, dobbiamo conservareun equilibrio tra la tecnologia e il denaro che possiamo generare».

LISTA D’ATTESA – Insomma, secondo il boss di Dorna la MotoGP vive di una popolarità che può far stare tranquilli per l’immediato futuro, con nove Paesi che aspettano di entrare nel circus, mentre le nazioni che già ospitano una gara del mondiale possono essere soddisfatte. Sui mercati emergenti si stanno realizzando interessanti investimenti per ottenere gare anche in Indonesia, Messico, Cina, India, Kazakistan, Ungheria e Brasile. Pure dal lato piloti il dato è confortante; perdere in quantità di campioni non ha fatto diminuire la qualità della formula.

OMBRELLINE – Il capo del promoter della MotoGP ritiene del tutto pretestuose le polemiche relative che hanno tenuto banco durante la preseason invernale, come quella sulle hostess in griglia: «prima ci facciano una legge sopra. Non so secondo quale diritto potrei dire a una ragazza che non può lavorare sulla griglia, e non mi interessa cosa fa la F1.Le ragazze non le metto io. Lo fanno gli sponsor e i team. Marquez, per esempio, preferisce quasi sempre che sia uno dei suoi meccanici a tenere l’ombrello sulla griglia. Non posso proibire alle donne di mostrare la tabella con i numeri nelle file della griglia, perché non esiste una legge che lo regoli. Quella che è stata montata è qualcosa di artificiale per fare confusione e io mi attengo alla legge. Recentemente mi ha scritto una laureata in economia, volevo fare un master ad Harvard e mi ha chiesto perché non potesse guadagnarsi da vivere come modella. Ogni giorno ci sono sempre più cose proibite, e questo non può accadere. Stiamo creando problemi su cose che non esistono».

SCOSSA – Ezpeleta non si sottrae a fare una considerazione sulla nascente coppa del mondo per le moto elettriche, che prenderà il via nel 2019: «la mobilità elettrica è importante e abbiamo deciso di prendere il toro per le corna, acquisendo i diritti dalla FIM. Ci sono quattro punti principali. Tutte le moto saranno le stesse con un fornitore unico [l’azienda italiana Energica], non permetterò che i costi della tecnologia aumentino; le batterie saranno ricaricate in modo ecologico e saranno portate in gara dai migliori team del mondo, tra MotoGP, Moto2 e una di Moto3. Faremo del nostro meglio per tre anni e poi vedremo. Mi piacerebbe che corressero al massimo, non importa per quanti giri, senza preoccuparsi delle batterie, con piloti adeguati e la massima copertura televisiva. Correranno tra il “warm up” della MotoGP e la gara della Moto3. Il circuito sarà pieno e con la nostra TV a copertura».

LIMITI ELETTRICI – In Dorna evidentemente non hanno preso sottogamba i limiti attuali della tecnologia “elettrica”, se è vero che Ezpeleta conclude la propria intervista affermando: «le batterie sono al litio, non al piombo, e in futuro avremo il grafene. Il problema principale oggi è che le motociclette pesano molto. Se riusciremo a immagazzinare maggiore quantità di energia nella batteria, invece di fare più giri, faremo pesare meno le bici. Non vogliamo che altri marchi entrino, per il momento. Ci saranno circuiti in cui non possiamo andare perché le batterie verrebbero esaurite per lunghi rettilinei. Nel 2019 andremo in cinque circuiti europei che annunceremo a metà dell’anno. Stiamo facendo test sui circuiti e calcolando gare che durino tra cinque e otto giri. Gireranno sui tempi delle Moto3. Sono motociclette che pesano 330 kg col pilota a bordo, mentre per la MotoGP siamo a 160 kg più il peso del pilota. Pesano tre volte di più rispetto a una Moto3, che ha prestazioni simili». L’Ezpeleta-pensiero è chiaro, ma da qui a una settimana la parola spetta alla pista.

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