Marc Marquez: Gioco, partita, incontro e give me five.

Marc Marquez: Gioco, partita, incontro e give me five.

Con 5 Mondiali a 23 anni fa tremare anche Ago. Marquez è il nuovo Re. Vice re, governatori e giullari, se ne facciano una ragione.

Marc Marquez vince a Motegi, in casa della Honda, e mette in bacheca il quinto titolo. La vittoria multipla di Marc Marquez va in tutte le direzioni dello spazio e del tempo, contemporaneamente a favore e contro le entità con cui si confronta. Con la Honda, contro la Honda, a casa della Honda.

MARQUEZ RE –  Vince con una moto difficile, problematica, che quando non disarciona, di certo non eccelle. Una buona moto. Facciamo ottima? Di sicuro non un’arma totale. Oppure un’arma totale, come nei film di James Bond, non ancora terminata. Marquez sceglie la via anticonservativa, porta al limite la Honda e sceglie di ottenere il massimo quando può, rischiando il massimo.  Avete presente la teoria economica che prevede di minimizzare la massima perdita e massimizzare il minimo risultato? No? Meglio così, perché non vi serve.  Marquez fa il contrario. E’ il doping dell’uomo aggiunto alla macchina, che i normali che ci provano, li rompe. E’ lui che giustifica in una sola stagione con il suo strapotere, il rinnovo contrattuale al compagno di squadra, colpevole solo di essere umano.

VINCITORE SPAZIO-TEMPORALE –  Dopo un inverno che tutta la stampa gli riconosce come mediaticamente difficile dimenticando, i responsabili per primi, di esserne artefici, Marquez annulla ogni ipotesi di biscotto. Vince per il presente, il 5° titolo ottenuto, come gli altri allori, contro avversari veri; vince per il futuro, perché a 23 anni manda in paranoia persino Agostini, che lo vede più minaccioso di Rossi; vince verso il passato, con un mondiale cristallino che dà una bella spolverata a qualsiasi ipotesi di complottismo iberico. Il pasticcino Yamaha, autodistrutta da cannibalismi interni e debolezze gestionali pur avendo un mezzo superiore, non bastano a sminuire, distrarre, deviare dal risultato. Marquez, potendo scegliere, fa il solo sforzo di vincere a casa Honda anziché da qualche altra parte troppo lontana o meno comoda per i festeggiamenti.

PER IL SISTEMA, CONTRO O’ SISTEMA –  In una MotoGP che fa fatica a imporsi come Formula1 delle due ruote, che punta sui personaggi e sulle lotte da conferenza stampa, con case che preferiscono il marketing al cronometro e all’anagrafe, Marquez guasta le feste al sistema. Vince prima del limite, toglie ogni gloria ai più maturi, continua a bruciare le tappe. E porta alla versione 3.0 i paraculismi inventati da Rossi. Più sorridente, più gentile, più raffinato anche negli sfottò. I calcetti ironici lato carena al traguardo pesano più di ogni dichiarazione. Qualcuno capirà che è proprio il passaggio di testimone naturale, l’antiforzatura del prolungamento delle carriere dei declinanti, a essere la salvezza di un mondo che ha sempre vissuto così. Quando ti metti contro la natura, la natura ti punisce. E in MotoGP la natura è Marquez, mutazione genetica sfuggita ai suoi stessi creatori.

UMANITA’, BAR E PRODOTTI  DA FORNO –  Galbusera non è servito a Rossi, cambiare virtualmente casacca troppo presto non ha giovato a Lorenzo e agli altri. Il doping mediatico e le polemiche tentate a fine stagione non sono servite a far lievitare quel biscotto pur paventato negli ultimi giorni. E nei bar di Andorra non è stato necessario organizzare alcun meeting. Se c’è un mondiale soffocato nella culla, è questo. I numerosi vincitori di gare, l’aritmetica non decisiva seppur impietosa, i duelli a distanza, le gomme sconvolgenti e le contromisure mediatiche a distrarre il pubblico, non sono sufficienti. A tre  gare dal termine, MM93 pone una lapide pesantissima già pronta da settimane. C’è un nuovo re. Vice re, governatori e giullari, se ne facciano una ragione.

MotoGP Motegi La cronaca

1 commenti

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  1. ziocecco - 2 mesi fa

    Non per togliere niente alla bravura di Marquez, che è indiscutibile, ma questo mondiale è stato buttato alle ortiche dai due della Yamaha. Troppi errori, troppe cadute. E secondo me sia Valentino che Lorenzo hanno perso di vista il vero obiettivo, cercando di battere il compagno di squadra anziché MM93.

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