La farsa di Silverstone: chi paga?

La farsa di Silverstone: chi paga?

Dorna, piloti, safety commission, circuito: nel pasticcio hanno perso la faccia in tanti. Lo spettacolo non c’è stato: adesso a chi tocca risarcire?

di Massimiliano Garavini
NORTHAMPTON, ENGLAND - AUGUST 26: Stuart Pringle of Great Britain and Managing director of Silverstone circuit speaks during the press conference at the end of the MotoGp Of Great Britain - Race at Silverstone Circuit on August 26, 2018 in Northampton, England. (Photo by Mirco Lazzari gp/Getty Images)

Verrebbe da citare Nabokov: «Sil-ver-stone: la punta della lingua compie un percorso di tre passi sul palato per battere, al terzo, contro i denti. Sil-ver-stone». Solo che qui non si batte contro i denti, ma contro la farsa. Motomondiale? No. In attesa di capire, di intervistare chi, secondo l’accusa, avrebbe la colpa di tutti i mali, va in scena il delirio.

SCIOPERO – Non si corre? Si dirà, pazienza, la storia del motorsport è piena di “scioperi” bianchi. In questo caso però – val la pena ricordare che corre l’anno 2018 – nessuno si prende la precisa responsabilità. I commentatori autorevoli rimbalzano le responsabilità: dal promoter al circuito, fino all’uomo ramazza. Questo è andato in scena. Aspettavamo le Ducati, abbiamo assistito ad un’abdicazione. Della MotoGP. Chi comanda? Nessuno. Troppo semplice, a questo punto, assegnare colpe. Più difficile rispondere alle molte domande senza risposta. Così ci limiteremo a sottolineare le criticità, in attesa che qualcuno, da noi interpellato, decida di uscire allo scoperto; perché, sia chiaro, non bastano i giri in BMW, per garantire che non si corre.

LEGGENDE? – Allo stesso modo lo status di “leggenda della moto” non mette al riparo dal ridicolo delle dichiarazioni: «i piloti hanno detto “no”. La decisione di cancellare la gara è stata principalmente loro». Quindi se a Silverstone non si corre la colpa è dei piloti? Strano. Perchè tra riunioni, commissioni, conciliaboli e camarille varie non si è riusciti a prendere una decisione condivisa. Così Dorna, che è il promoter, cioè colui che ci mette la faccia tra nuovi orari, rinvii e riunioni, alla fine non ha saputo far di meglio che dire “i piloti hanno deciso”. Ducati non era presente: eppure erano i grandi favoriti della vigilia, perché non hanno potuto dire la loro? Se i piloti hanno deciso, perché non si può conoscere il risultato della proposizione? Ecco il punto: un’unanimità che sa di sbraco, più che di situazione coerente.

RISARCIMENTI – Gli ottantamila spettatori che hanno affollato Silverstone, con tanto di cartelli “please race” meriterebbero qualcosa di più. Troppo semplice dire che i piloti del BSB corrono anche in situazioni peggiori: loro sono loro, non appartengono a quel mondo fatato pieno di boria, che poi a ben vedere finisce a ramazza. Sono tre giorni che la tivù ci propone la “cialtronaggine” – a proposito, in italiano si dice “cialtroneria” – di una situazione che ha danneggiato tutti: appassionati, squadre, Case. Ne ha favorito una, ma si sa come vanno queste cose: mors tua, vita mea. E la colpa è sempre di qualcun altro, in questo caso del circuito. Poco importa che poi ci corrano auto, moto e ogni sorta di mezzo a motore durante tutto l’anno. Queste condizioni sono state le peggiori? No. Questa è stata una tempesta (im)perfetta: a rimetterci siamo stati tutti, senza rimborso alcuno.

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