La biografia di Jonathan Rea: sognalo, credici, realizzalo

La biografia di Jonathan Rea: sognalo, credici, realizzalo

Abbiamo letto il libro appena pubblicato: emergono un uomo, un pilota e un campione molto diversi da quello che pensate

di Massimiliano Garavini
Jonathan Rea

In anticipo sulla data annunciata, – attorno alla metà di ottobre – non appena conseguita la vittoria nel campionato del mondo Superbike, è uscita la biografia dedicata a Jonathan Rea, intitolata “Dream. Believe. Achieve” ( Ed. Harper Collins, 320 pagine, inglese, 15€ copertina rigida in cartaceo, 14€ kindle digital edition). Sin dal titolo si intuisce il contenuto: una monografia che il fuoriclasse nordirlandese dedica al coraggio di provarci, sempre.

MITO – Differente dalla narrazione “latina” tipica dei campioni italiani e spagnoli. Dimenticate la mistica del pilota sfortunato, che combatte contro tutto e tutti. Traspare soprattutto una forte consapevolezza, da parte del #1 Kawasaki, che se vuoi arrivare da qualche parte, devi prima immaginarti campione, poi lavorare come un disperato per arrivarci. Una sorta di Veni, vidi, vici; solo che nello specifico è declinata in salsa motociclistica. Questo colpisce, della biografia di Rea: si percepisce una distonia, una nota sorda, tra il Johnny Rea raccontato dalla tv di casa nostra e dalla sufficienza con cui ne parlano i giornali italiani e come – al contrario – si rivela lui. «Le corse le ho nel sangue» scrive in un passaggio. Niente a che vedere con l’algido automa, l’esangue robot ammazza-superbike: tanto che risulta pure difficile credere al campione senza carisma che colpevolmente gli hanno cucito addosso.

UN NUOVO RE – La prefazione, a cura di Carl Fogarty (uno che, in quanto a carisma, ne ha pure troppo), recita: «il resto è storia, compreso il mio numero record di 59 vittorie (la prefazione è stata scritta prima che Rea superasse Fogarty nel numero di successi ndR)! Mi viene spesso chiesto come ci si sente e la risposta più onesta è che, se dovessi perdere il record a favore di qualcuno, non potrei essere più felice che sia stato Jonathan a superarlo. Conoscenze familiari a parte, non c’è nessuno più talentuoso, più determinato o più meritevole, e non c’è un solo box che non possa confermarlo per me. È anche un bravo ragazzo, un orgoglioso uomo di famiglia che non ha un solo osso arrogante nel suo corpo».

INVESTITURA – Foggy quindi passa il testimone a Rea, sulla carta ma non solo. C’è, in tutta la lettura di Dream.Believe.Achieve, un motivo che tiene l’appassionato incollato alle pagine: la ricerca del rispetto, non solo come principio, ma come bussola nella vita. Respect: della famiglia,del team, della Casa, del pubblico. In questo modo la scrittura si tiene lontano dalla solita narrazione delle vite dei piloti, dove la mistica della sofferenza diventa il leitmotiv. Rea non si tira indietro: nel prologo, intitolato – guarda caso – “Non sono pazzo”, racconta di aver picchiato duro più volte di quante riesca a ricordare, ma che incidenti e ossa rotte altro non sono che il prezzo da pagare per lo sport che si ama praticare. Scritto con uno stile limpido, asciutto, denso di dettagli racing, l’autobiografia assomiglia a uno dei classici prodotti letterari del genere, per i quali gli anglosassoni sono maestri; se non si parlasse di moto e di corse, chiudendo gli occhi, Jonathan Rea potrebbe essere tranquillamente un boxeur. Uno calmo, che attende in silenzio il prossimo big match, da vincere per ko dell’avversario. Listen. I’m not crazy.

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