Juanfran Guevara, il ritiro: la vita del pilota è di “puta madre”

Juanfran Guevara, il ritiro: la vita del pilota è di “puta madre”

Soldi, stress, doppie facce: il pilota spagnolo spiega perchè si è ritirato dal Motomondiale a soli 22 anni

di Massimiliano Garavini
HOHENSTEIN-ERNSTTHAL, GERMANY - JUNE 30: Juanfran Guevara of Spain and RBA BOE Racing Team greets in pit during the MotoGp of Germany - Free Practice at Sachsenring Circuit on June 30, 2017 in Hohenstein-Ernstthal, Germany. (Photo by Mirco Lazzari gp/Getty Images)

Juanfran Guevara come Roberto Duran: “No mas!” Adesso basta. Cosa convince un giovane di 22 anni a lasciare l’ecosistema in cui vive da quando ha 17 anni ? La risposta la dà lo stesso pilota di Murcia, dimostrando una maturità che va ben oltre la sua età.

SPIEGAZIONI – In un’intervista rilasciata a motociclismo.es, Juanfran racconta la sua verità. «Prendere questa decisione mi è costato davvero molto» afferma lo spagnolo «molte lacrime». In tanti gli chiedevano quali fossero i suoi programmi per il prossimo anno, ma lui ha mantenuto il riserbo sino all’ultimo. Guevara è rimasto sorpreso dall’appoggio che ha ricevuto sia dai tifosi, che dai media, pure quelli italiani. Una scelta sofferta, che però è stata maturata a lungo e in silenzio. Fino a un anno fa non pensava al ritiro, poi le cose sono cambiate e verso il finale della scorsa stagione la decisione ha preso corpo.

SOLDI – A pesare, soprattutto, due situazioni: la difficoltà di gestire la carriera e soprattutto lo stress. Juanfran tiene molto al suo percorso di studi e conciliare tutte queste istanze gli risultava impossibile: «la vita di un pilota è di “puta madre”.Quando torni a casa devi pensare a trovare sponsor, studiare, allenarti. Quando a 22 anni ti si annebbia la vista e ti viene diagnosticato lo stress, a quel punto dici a te stesso che devi cambiare qualcosa.» Ma quanto pesa, per uno che di mestiere fa il pilota, smettere con l’ambiente del motomondiale? «Il problema che abbiamo, soprattutto nella categoria Moto3, è che su 33 piloti almeno 29 non saprebbero che altro fare nella vita se non correre. É molto duro per un pilota dover smettere di gareggiare.»

DOPPIA FACCIA – L’intervista ci racconta anche la vita del paddock, con le sue contraddizioni e le ipocrisie da piccolo mondo chiuso. Non avanza chi è bravo, ma chi può farlo: «la cosa peggiore, per me, è la doppia faccia della gente,» racconta Guevara «tutto è falsato dagli interessi e ci sono pochissime persone, ma molto poche, che sono sincere. Vengo da una cittadina di 300 abitanti e questo, per me, è stata la cosa più difficile da capire. La parole che ti dicono in faccia, non sono poi quelle che ti dicono dietro la schiena. Sono le regole del circus. E tu sei lì: se le accetti, giochi, e se non le accetti, non giochi. Penso che, forse, quello che ho fatto potrebbe servire come un precedente, in modo che io sia il primo tassello, quello che cambia un po’ la storia. Di certo cambiare non sarà facile, perché diciamo pure che le squadre puntano tanto a prendere un pilota, ma quello che cercano maggiormente sono gli sponsor che porta il pilota.» 

CAMBIO VITA – Il ragazzo ha le idee chiare. Dal 2013 calca la scena, si è fatto un’idea ben precisa dell’ambiente: «si tratta di un business e ora mi dedicherò ad altre attività, perché non mi vedo valorizzato in quel mondo. Spero solo che serva a cambiare almeno un po’ la storia. Nel mio caso, mi sono fermato nel mondiale quattro o cinque anni, ma ci sono piloti che hanno un sacco di talento e che non hanno nemmeno avuto l’opportunità di arrivare. E al contrario, ci sono piloti che forse non hanno talento e sono stati in Coppa del mondo per dieci anni. Quindi occorre trovare un compromesso .»

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