“Abbiamo un amico che si è fatto male…Così ho soccorso Valentino”

“Abbiamo un amico che si è fatto male…Così ho soccorso Valentino”

Dopo l’incidente in montagna il nove volte Mondiale è stato soccorso dal signor Giorgio, un pensionato 70enne. Che la racconta così.

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Valentino Rossi in tuta posa con una Yamaha fuoristrada

Incidente di Valentino Rossi: ecco come funziona l’allenamento con l’Enduro e il racconto di chi ha portato i primi soccorsi trasportando a valle con il fuoristrada il nove volte iridato.

PENSIONATO –  Il Carlino Pesaro ha rivelato che  il primo a dare soccorso a Vale, dopo l’incidente, è stato il signor Giorgio, un pensionato 70enne. Il signor Giorgio ha una casetta nei costoni di Borgo Pace ed stato allertato dai ragazzi dell’Accademia. “Abbiamo un amico che si è fatto male” e lui ha preso il suo fuoristrada ed è andato a caricare Valentino Rossi per portarlo a valle: “Quando l’ho visto l’ho riconosciuto subito” ha detto il signor Giorgio. “L’ho caricato in macchina e l’ho portato sino a Palazzo Mucci a valle. Nel tragitto Valentino si lamentava molto e diceva che secondo lui aveva rotto tibia e perone, mentre io gli dicevo che sarebbe andato tutto bene, che il dolore era solo per la botta….”

VIAGGIO – Da lì Vale è stato trasportato in ambulanza ad Urbino , la sua città natale perché lì ha la sede l’ospedale più vicino. Il signor Giorgio non dimenticherà facilmente quel giovedì pomeriggio quando ha caricato sul suo fuoristrada il nove volte campione del mondo e mentre lo portava in paese gli ripeteva: ”Tranquillo Valentino, andrà tutto bene”.

ALLENAMENTO –  E’ la prima parola nella lista delle cose da fare sia per i ragazzi dell’Accademia VR46, sia per il fondatore, per quel Valentino Rossi che in Inghilterra ha disputato la gara numero 300 (parlando solo di top class) della sua lunga e brillantissima carriera. Dopo l’incidente occorso al Dottore giovedì pomeriggio in quella splendida zona che è l’alto Montefeltro e la conseguente frattura di tibia e perone della gamba destra, abbiamo cercato di capire perché Rossi e i suoi ragazzi vanno ad allenarsi sin lassù, in quel lembo di terra che segna il confine tra le Marche e la Toscana

TESTIMONIANZA – E’ un percorso tecnico, molto tecnico, quello che anche giovedì Vale e i piloti dell’ Accademia hanno effettuato. “Sono circa 120 chilometri da percorrere tra i boschi” ci spiega un endurista che più volte ha fatto la stessa strada, anche lui per allenarsi. “Con un panorama bellissimo: di solito si parte da Urbania o da Mercatello sul Metauro per arrivare sino a Badia Tedalda, in Toscana” rivela il nostro interlocutore che preferisce restare anonimo. Un nostro lettore, Massimo Angeli, un’ora dopo la nostra anticipazione sull’incidente ci ha mandato questa testimonianza via mail: “Nel pomeriggio intorno alle 16.30 Valentino si è fermato a Badia Tedalda (Arezzo) a fare rifornimento di carburante: si trovava in moto con alcuni amici e dopo aver percorso i sentieri della Valconca e Valmarecchia ha probabilmente deciso di attraversare gli Appennini passando dalla localita’ Montelabreve (comprensorio Alpe della Luna) per poi scendere verso Parchiule (comune di Borgo Pace, di nuovo nella Marche) dove  è avvenuto l’incidente.”

TRACCIATO ESTREMO –  “Oltre che bello  questo tracciato è molto impegnativo, sia dal punto fisico sia da quello mentale” continua il nostro endurista anonimo. “Perché richiede tanta concentrazione, sempre, metro dopo metro. La fatica fisica è notevole, ci sono pietraie, tratti in terra mossa, radici di alberi, fogliame vario e tanto pietrisco. Ecco queste diverse condizioni del fondo, ti tengono sempre in allarme, sempre concentratissimo, perché basta nulla e sei a terra. Per questi motivi devi sempre stare attento ad adattare la guida della moto alle diverse condizioni del terreno, inoltre dopo ogni curva, ogni dosso, devi fare tantissima attenzione perché si possono presentare improvvisamente ostacoli di ogni genere”.  

RISCHI – Proprio una pietraia ha tradito Valentino Rossi che, cadendo, è rimasto con il piede destro incastrato tra pietra e pedana. Fare questo tipo di allenamento così estremo  non è come guidare  al Ranch o in pista al Santamonica.Il nostro interlocutore conclude così la chiacchierata: “Di solito si parte al mattino verso le 10.30 11 e si torna alla sera verso le 18. Sono 120 chilometri da fare con una media bassa, dai 35 ai 40 Km all’ora, solo in pochissimi tratti si possono toccare i 70 orari di velocità. L’allenamento mentale e fisico, per i motivi che ho appena spiegato, è superiore a quello che offre il cross”.

 

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