Il discorso del re: “King” Carl Fogarty all’attacco

Il discorso del re: “King” Carl Fogarty all’attacco

Al quattro volte iridato non piace il politically correct di oggi. “Noi eravamo cattivi. E alla gente piaceva”

di Massimiliano Garavini
Carl Fogarty con la moglie Michaela, Londra 17 dicembre 2017

Carl Fogarty rimane una delle grandi stelle nel firmamento della superbike, un campione amatissimo dagli appassionati della specialità. L’inglese, come dimostra in una recente intervista a speedweek.de, a 51 anni ha ancora la lingua tagliente.

BOCCHE LARGHE – Il quattro volte iridato non fa mistero di non gradire il politically correct e si lancia in una critica all’attuale formula del mondiale delle derivate di serie; King Carl è uno che non fa sconti a nessuno. «I fan inglesi sono messi piuttosto bene,» dichiara Foggy «anche se al momento sono più interessati a MotoGP e Road Racing che alla Superbike e seguono più il British Superbike che il mondiale Superbike. Quando correvo, i grandi personaggi erano avversari: Kocinski, Edwards, tutti avevano la bocca larga, nessuno piaceva all’altro ma questo è interessante per gli appassionati. Come l’anno scorso con Márquez, Rossi e Lorenzo, questo è ciò che rende eccitante un campionato. Adesso invece sembra che ognuno sia il migliore amico dell’altro. Ai miei tempi c’era un inglese, cioè io. E c’era un grande americano, Edwards. Entrambi le sparavamo grosse e questo ispirava i fan. Abbiamo avuto uno scambio verbale, come nel pugilato, dopodiché abbiamo combattuto in pista. Questo manca, perché oggi tutti sono politicamente corretti.”

L’ALTRO MONDO – Fogarty ne ha pure per i piloti della top class. “Anche in MotoGP era diverso. C’erano Schwantz, Rainey, Doohan, Gardner che erano dei tipi cattivi. Attualmente è diverso, dato che Rossi è simpatico. Se i compagni di squadra sono avversari, va sempre bene. Ci vuole rivalità. Mi piace quando i compagni di squadra non sono i migliori amici. Sto seguendo BSB, MotoGP, Superbike e il TT: Jonathan Rea è molto veloce, lo vedo allo stesso livello di Cal Crutchlow – solo che non cade così tanto. I fan vogliono vedere un pilota star che viene dagli Stati Uniti o dall’Australia. E vogliono che sia un inglese a sconfiggerlo. Questo crea rivalità. Gli spettatori adorano quando i piloti battagliano l’un l’altro. Ma oggi non è più permesso di essere un personaggio a causa delle pressioni di media e sponsor. Ti comunicano quello che devi dire e ringraziare. Se una volta perdevo una gara a causa della gomma posteriore, affermavo che la gomma Michelin era una merda. Oggi non funziona più così, molte cose sono cambiate. Per il meglio? Non sono sicuro.»

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