Il Caso Ducati Superbike, serve un nuovo Troy Bayliss per risorgere

Il Caso Ducati Superbike, serve un nuovo Troy Bayliss per risorgere

Il Mondiale della Rossa è già finito fra errori, cadute e tensioni. Il piatto piange. Servirà un nuovo Troy Bayliss

3 commenti

Nella seconda metà del Mondiale 2015 Chaz Davies ha fatto gli stessi punti di Jonathan Rea, adesso puntiamo dritti al titolo”. Il proclama d’inizio stagione dei dirigenti Ducati era stato chiaro: bisogna vincere. E invece poco oltre metà cammino il progetto è già andato in frantumi. Che disastro.

BILANCIO – La scivolata di Chaz Davies nell’apertura in Australia era stato un segnale preoccupante ma nei round successivi il coriaceo gallese era rimasto a galla resistendo a  Jonathan Rea spaziale. La doppietta di Imola aveva riportato la Ducati a soli 35 punti dalla Kawasaki. Sembrava l’inizio della rimonta e invece è stato il canto del cigno. Nei tre round successivi (Sepang, Donington e Misano) Rea ha totalizzato 122 punti, Davies soltanto 58. Il vaso è traboccato sulla pista adriatica, dove la Rossa aveva pure fatto i test pre-gara, a differenza della Kawasaki. La doppietta di Rea e la scivolata di Chaz hanno scavato l’abisso (99 punti) che ha inghiottito le speranze residue. Ducati, vecchia regina Superbike, non vince il titolo dal 2011.

EVOLUZIONE – I responsabili Ducati erano ottimisti perchè confidanti nella mole di sviluppi cui è stata sottoposta la Panigale. L’elettronica è quella “libera” della Desmosedici 2015: con le attuali restrizioni imposte alla MotoGP, Davies e Giugliano hanno la gestione motore più sofisticata possibile. Il limite di rumore alzato a 115 decibel ha permesso l’adozione di uno scarico che ha aumentato potenza e coppia. A fine 2015 la Ducati aveva colmato il gap centrando cinque vittorie. D’inverno la moto è cresciuta e ogni due-tre round sono arrivate migliorie per tutte le aree: motore, ciclistica ed elettronica. Chaz ha vinto quattro volte (contro sei di Rea) ma è mancata la consistenza. Tre scivolate in sedici manche sono troppe per tenere il passo di Jonathan che da quando è in Kawasaki (42 gare) ha mancato il podio solo in tre occasioni e ha vinto 20 volte.

PILOTI – Davies si è spento proprio quando sembrava essere decollato, Giugliano non è mai entrato in partita. Nel 2015 era reduce da gravi infortuni, adesso però è in forma, a suo fianco c’è una squadra di grido ma i risultati mancano. Dopo otto round ha la metà dei punti di Rea e, dando per scontato che adesso il potenziale tecnico sia d’eccellenza, non esiste che un pilota ufficiale Ducati non abbia mai vinto. Infatti è già stato liberato e sta cercando alternative. Chaz invece ha rinnovato ma se a Borgo Panigale vogliono abbattere la supremazia Kawasaki dovranno necessariamente portare a casa un grosso calibro, cioè un talento da Mondiale. Ducati una volta vinceva perchè prendeva i migliori talenti  su piazza. La ricetta non è difficile, basta trovare un nuovo Troy Bayliss…

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3 commenti

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  1. Sbulbor - 7 mesi fa

    Si, ma molliamo sto bicilindrico, non tiene il passo…

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    1. marcogurrier_911 - 7 mesi fa

      Sbulbor perdonami ma il bicilindrico vola, se hai notato Davies ha passato sul rettilineo (!!!!) corto di Misano il moto-razzo bavarese (Torres). Il problema è altrove secondo me e visto che si è sottolineato lo sforzo economico e tecnico con uno squadrone d’eccellenza, ciò che non funziona è…la mancanza di Troy!

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  2. marcogurrier_911 - 7 mesi fa

    Possibili nomi?
    Si può bussare da Aprilia?
    Le soluzioni sono poche mi sembra…

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