Dani Pedrosa: “l’affare delle vanità”

Dani Pedrosa: “l’affare delle vanità”

Lo hanno messo fra le leggende, il sistema la omaggia e lo rimpiange. Ma trovargli una MotoGP era così difficile?

di Massimiliano Garavini
VALENCIA, SPAIN - NOVEMBER 15: Dani Pedrosa of Spain and Repsol Honda Team poses with fans after his last press conference for rider career during the MotoGP Of Valencia - Previews at Ricardo Tormo Circuit on November 11, 2018 in Valencia, Spain. (Photo by Mirco Lazzari gp/Getty Images)

La cosa migliore l’ha detta, qualche mese fa, la collega inglese Zara Daniella. Una delle penne più acide del motomondiale, a margine dell’annuncio del ritiro di Pedrosa, ha commentato: «la vera notizia non consiste tanto nel fatto che a Dani venga riconosciuto lo status di leggenda, ma che la Dorna non gli offra un lavoro da consulente.» Tranquillizziamo Zara: anche Lucchinelli è leggenda senza prebenda.

ADDIO DI PLASTICA  – Già, perché la conferenza stampa che ha celebrato il #26, prima dell’inizio dell’ultimo appuntamento del Motomondiale a Valencia, più che una fiera delle vanità, – che avrebbe forse pure dignità letteraria, citando Thackeray – appare piuttosto come “l’affare delle vanità”. Nel senso del comitato di potere. L’addio alle armi di Pedrosa ha lasciato il sapore di plastica delle cose che vanno dette, ma non di quelle che si pensano realmente; Vito Ippolito:«un esempio per i giovani e non lo dico tanto per dire.» Sarà, però intanto non corre più, quindi il modello lo farà qualcun altro. Carmelo Ezpeleta:«Sono lieto di onorare Dani con questo riconoscimento, ma mi dispiace che si ritiri. Lui è uno dei piloti ‘nati’ con il nostro sistema e lo abbiamo seguito fin dagli inizi della sua carriera, quando non aveva ancora l’età minima per far parte del nostro progetto, prima che riuscissimo a trovare un accordo per permettergli di partecipare.» 

DEFENESTRATO – Il promoter rende merito al ritirato, ma dimentica di chiarire un aspetto: con l’arrivo di Puig nella cabina di regia delle strategie Honda per la MotoGP era chiaro che Dani Pedrosa non avrebbe avuto vita lunga all’interno del Team ufficiale HRC. Prima di rilevare l’eredità del fumantino Suppo, il sanguigno Puig è stato uomo di potere Dorna. I rapporti di forza, che sono l’unico, vero, – attenzione a non lasciarsi sviare dalle dichiarazioni di facciata – strumento per tastare il polso alla salute del massimo campionato motociclistico, ci hanno detto che se Dani per Honda era fuori, allora anche per Dorna era fuori dalle corse. Resta il dispiacere? E vabbé, non costa niente. Così al pilota, che senz’altro non potrebbe far peggio di Pol Espargarò e sicuramente molto meglio di Bradley Smith, in KTM si accontenta di fare il collaudatore.

PENSIONATO – I tifosi si consoleranno: il catalano mignon, che ha sempre lottato col peso, si ritroverà più tempo libero per il windsurf (una passione del campione di Sabadell), meno pensieri laterali e si potrà pure concedere il lusso di ingrassare. Come un pensionato qualsiasi, devoto alla canna da pesca. Il suo campionato Pedrosa l’ha finito da tempo. Le consorterie delle due ruote, le camarille capaci di trovare selle a finlandesi e kazaki, non sono state capaci di offrire a Dani una vera, concreta alternativa. Volete conoscere la geografia del MotoMondo? Controllate i passaporti delle new entries. Tour operator MotoGP. Così finisce che Dani Pedrosa, eroe del vecchio mondo, sia stato celebrato a parole come una gloriosa vestigia del passato prossimo ma col sospetto, neppure infondato, di una rottamazione anzitempo. Perché, siamo onesti, non si crederà sul serio che il passaggio dalla RCV ufficiale alla Yamaha “malese” fosse mai stata un’opzione realizzabile per un pilota che annuncia il ritiro nella hospitality Honda e non in sala stampa del circuito?

SALUTO – Quindi at salut Pedrosa, in romagnolo, che poi è uno dei tanti dialetti – neppure il più esotico – che si sentono parlare in MotoGP. Leggenda senza prebenda, in questo tempo matto dove ti celebrano un minuto dopo che smetti di correre – anzi, mentre sei ancora in attività – , può già essere considerato un successo. Sottolineiamo: successo personale. Se il contributo dell'(ex) #26 allo sviluppo della KTM porterà Zarco e soci sul podio, allora sarà gloria piena. Sottolineiamo: personale. Senza parole di circostanza, senza comunicati stampa, senza lacrimucce. Soprattutto senza la solfa del pilota pulito, onesto, amato da tutti. Così tanto amato che la medaglietta di ex gli basti e gli avanzi, ma ora prego, quella è la porta. Da oggi si dirà: andarsene alla Pedrosa, leggenda senza prebenda. Non è da tutti.

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  1. fabu - 1 mese fa

    d’altronde, Nemo propheta in patria (citando, come piace a voi di CDM). 13 anni col “culo al caldo” (altra citazione anche se meno nobile) in HRC, non contando i precedenti in CEV, 125 e 250, supportato dai poteri forti di Honda, Dorna e sponsor iberici, avranno alla fine pure un prezzo, no? la vera notizia sarebbe sapere realmente cosa ci fosse dietro, a cosa fossero dovuti tali privilegi. in un mondo di squali, di agnelli sbranati dai lupi, l’immagine del tenero Camomillo, animo gentile, che resiste alle delusioni dei mondiali non conquistati o persi, uno dopo l’altro, in sella alla moto ufficiale della casa più potente del mondo, beh, c’è da farsi qualche domanda. leggenda anche per questo, caso unico nella storia dei motori, e non solo.

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