Caso Hayden: L’automobilista coinvolto ha preso un anno, pena sospesa

Caso Hayden: L’automobilista coinvolto ha preso un anno, pena sospesa

Il Tribunale di Rimini ha condannato il guidatore dell’auto che investì l’ex campione del Mondo della MotoGP. Pena sospesa

di Redazione Corsedimoto
PHILLIP ISLAND, VICTORIA - OCTOBER 20: Nicky Hayden of USA and Repsol Honda Team looks on during the press conference pre-event during previews ahead of the 2016 MotoGP of Australia at Phillip Island Grand Prix Circuit on October 20, 2016 in Phillip Island, Australia. (Photo by Mirco Lazzari gp/Getty Images)

L’automobilista di Morciano di Romagna (Rmini)  coinvolto nell’incidente mortale di Nicky Hayden è stato condannato dal Tribunale di Rimini ad un anno di reclusione per omicidio stradale, oltre al ritiro della patente e pagamento delle spese processuali. Concesse le attenuanti generiche, pena sospesa. Lo riporta Rimini Today.

Il pubblico ministero Paolo Gengarelli aveva chiesto un anno e due mesi. I legali dell’automobilista hanno fatto notare che Nicky Hayden non si era fermato allo stop della stradina prospicente l’autodromo di Misano, attraversando la strada probabilmente ascoltando musica in cuffia. Il Giudice per le Indagini preliminari ha abbassato ulteriormente la pena richiesta dal pubblico ministero, un anno e due mesi.

La famiglia Hayden non è intevenuta nel processo penale, avanzando in sede civile una richiesta di risarcimento di sei milioni di €. Nel giudizio non è emerso niente di più di quanto non fosse già noto: il 17 maggio 2017 Hayden in allenamento con la bicicletta di corsa non rispettò il segnale di stop all’incrocio fra via Cà Fabbri e la via Tavoleto, restando investito dall’auto di un 31enne della zona, che stava andando al lavoro.  Nicky venne trasportato a Cesena in condizioni disperate e morì dopo cinque giorni, senza aver mai ripreso conoscenza. Il giudice ha assegnato ad Hayden un concorso di colpa del 30% accettando la tesi del perito della procura secondo il quale l’auto procedeva a 70 km/h, cioè oltre il limite consentito dei 50 km/h che se rispettato avrebbe permesso al conducente di evitare l’impatto o di ridurne gli effetti.

Adesso la vicenda si sposta in sede civile, dove si parlerà di risarcimenti fra i soggetti coinvolti e l’assicurazione dell’automobilista.

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