Velocità, fango e gloria: la biografia di Antonio Cairoli

Esce oggi per Rizzoli la biografia del campionissimo del Motocross. Noi l’abbiamo letta in anteprima

È in vendita da oggi l’autobiografia di Antonio Cairoli “Velocità, fango e gloria – la mia vita per il motocross” ( Rizzoli Ed., 262 pg, 16 tavole fuori testo, ill. e rilegato, 18€ – 9,99€ ebook, vai qui per acquistarlo) ed è già un piccolo successo di vendite nella propria categoria. Un’edizione curata di cui si apprezza in particolare il lavoro di editing.

RACCONTO – Confesso di essermi avvicinato al libro con un certo scetticismo: d’accordo, il personaggio Cairoli è universalmente stimato, però quel sottotitolo “La mia vita per il motocross”, mi aveva spaventato. Il vago sapore messianico di quelle sei parole traeva in inganno. La prima sorpresa inizia appena si comincia la lettura: il nove volte campione del mondo delle due ruote artigliate, – in modo del tutto sincero – apre il racconto della propria storia narrando una sconfitta; quella subìta il 16 settembre scorso ad Assen per opera di Jeffrey Herlings, che ha permesso all’olandese di conquistare il primo titolo della MXGP. Come, il più vincente di sempre, che inizia parlando di una sconfitta? Proprio così. Cairoli, con toni pacati, non descrive né un parricidio, né un luogo dei destini fatali. Semplicemente, Tony racconta come, dopo essersi complimentato col giovane compagno di squadra, vincitore in casa propria di gara e titolo, si sia ritagliato un momento intimo, solitario, per riflettere. L’azione è conclusa. C’è spazio per i pensieri.

VITA MX – Allora capisci quale sia il vero significato di «vivere per il motocross». Depurato di ogni retorica, si parla di un uomo che ha vinto tantissimo perché ha imparato ad ascoltare. Se stesso per primo, gli altri di conseguenza. Quei due minuti di intimità nel gavone di un motorhome, con la pettorina slacciata, gli stivali in un angolo, il corpo e le cicatrici esposte, riportano a un atleta di Olimpia, piuttosto che ad un crossista. In quel raccoglimento post-gara ad Assen c’è in fondo tutta l’essenza del racconto di una vita: «io so fare bene entrambe le cose: soffrire e vincere, vincere e soffrire.» – racconta Cairoli – «Tutta la mia vita è fatta di vittorie e sofferenze…Non è nel mio DNA rinunciare, ritirarmi dalla lotta, darla vinta». Ecco, il pregio principale di questa autobiografia consiste proprio nell’autenticità con cui il Tony-pensiero emerge; i dettagli, fatti di idoli della gioventù (un nome su tutti, Jeremy McGrath), di un’applicazione maniacale e una devozione manichea alla causa del motorsport, sono abbastanza simili a quelli di altri grandi campioni delle due ruote.

PRIMA PERSONA – Quello che colpisce in questa storia raccontata in prima persona da Cairoli è la visceralità che affiora nella narrazione: io vengo dalla provincia del mondo, da una terra di bellezze naturali, di grandi tradizioni culturali, di enogastronomia eccellente, ma certo non di motocross. Lontana un milione di chilometri dalle rotte del giro grosso. Per questo gli è costato tutto il doppio: impegno, volontà, sacrificio. Ma prima doveva imparare. E prima di imparare doveva ascoltare. Dopo, solo dopo, arriva quell’ostinazione che lo ha portato fino alle sabbie d’Olanda per perfezionare la guida su fondi tignosi, per essere più bravo di quelli bravissimi, per non finire coi rimpianti, per convincere un pubblico di incarogniti di essere il migliore.

SOFFERENZA – Mentre ci si addentra nella lettura si ha la netta sensazione che la tecnica sopraffina del nove volte campione del mondo della specialità sia intrinsecamente collegata a una sensibilità caratteriale particolare. Accentuata. Diciamolo francamente: questo Cairoli che si racconta, come uomo e come sportivo, ci piace molto; perché l’immagine del vincente non appanna le qualità personali di un giovane che ha imparato a soffrire in silenzio, a dar valore alla vita anche attraverso le bastonature. Che nel libro non mancano affatto, siano quelle personali oppure quelle professionali. Due su tutte: la scomparsa prematura della madre, o il difficile passaggio – nel 2010, sembra trascorsa un’era geologica – da Yamaha a KTM. Antonio Cairoli da Patti sembra dire «unica certezza: io ci sono. Penso, dunque esisto. Soffro, quindi sono vivo. Vinco, perché io sono tutto questo insieme». In questo modo si spiegano la gloria e la velocità. Ma il fango? Quello lo trovate, onnipresente, in ogni facciata del volume; ma se volete davvero capire quale sia il rapporto intimo che lega la melma al motocross, allora saltate al centro del libro: nelle dieci pagine (circa) di fotografie a colori che illustrano i momenti salienti della carriera del #222, c’è un’immagine che spiega ogni cosa.

EREDITA’ – Si vede un afflitto Cairoli che nel 2008 lotta imprigionato nel fango di Bellepuig; l’unico colore che si distingue, nell’ocra monocromo dell’inquadratura, è il fumo azzurrognolo dello scarico. La vera bellezza di “Velocità, fango, gloria” a ben guardare sta tutta in quella frase: “la mia vita per il motocross”. Perché in quel sottotitolo c’è tutto il mondo che non appartiene alla velocità, al fango o alla gloria. C’è una vita che non si nasconde: niente a che vedere con l’algido distacco dalle cose del mondo di Herlings, oppure con certe impuntature da bambini capricciosi di altri piloti (penso ai colleghi della velocità). Qui le bizze e i rovelli non ci sono; il lettore può scoprire che il campione celebrato in realtà non teme di esporre il proprio punto di vista: dalle considerazioni sulla popolarità di uno sport che raccoglie meno di quanto valga in realtà, passando a quel rapporto speciale con Jill Cairoli Cox, l’amata “straordinaria metà” (la definizione è di Tony), fino alle parole di grande tenerezza verso Benedetto Cairoli, il padre. In fondo, lui e la sua vespa sono stati  l’inizio e lo sviluppo di un’entusiasmante carriera.

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Foto Credits: Stefano Taglioni

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