Valentino Rossi ha ragione: Ducati ha preso la MotoGP in contropiede

Numero di ingegneri, metodo di lavoro, investimenti: la marca italiana adesso è il riferimento della top class

Potete criticarlo quanto volete, ma la constatazione che Valentino Rossi ha fatto al termine dei test di Jerez è una verità solare. “Negli ultimi due anni la situazione tecnica in MotoGP è cambiata molto.Ducati è stata la prima a fare uno step, come quantità di gente, quantità di ingegneri, quantità di persone che lavorano a casa e lavorano alle gare, ecc. Si sono avvicinati un po’ di più alla F1, la Honda l’ha seguita. Adesso per vincere bisogna fare quello sforzo lì“. (Qui l’intervista completa)

ARMATA ROSSA – E’ vero, la disparità di forze in campo balza all’occhio. La Ducati ha portato in Spagna un’esercito di ingegneri, coinvolti nello sviluppo di tutte le aree: motore, ciclistica, elettronica, aerodinamica. Sulle Ducati “Factory”, in due giorni, si sono viste  diavolerie di ogni genere: strani bracci metallici sotto il forcellone, codoni “alati”, nuovi profili areodinamici. Se le novità visibili ad occhio erano così tante, immaginate cosa possa esserci in valutazione nei settori “invisibili”: sviluppo del motore, ma  soprattutto progressi nel settore nevralgico della MotoGP moderna, l’elettronica. La Ducati ha lavorato in Spagna con tre piloti ufficiali (Dovizioso, Petrucci e il tester Bautista) oltre a Miller, ufficiale “aggiunto” distaccato in Pramac. Ma in questa fase di preparazione anche le formazioni satellite vengono utilizzate per specifici esperimenti. Se in pista lo sforzo è così evidente, immaginatevi a casa.

FORMULA 1 STYLE – La Ducati fa affidamento non solo su uno sponsor munifico ma anche su un grande gruppo industriale auto come Audi. Il bagaglio di tecnologia e esperienze è enorme e spazia in molteplici campi. Non è un caso che la Rossa sia molto avanti nello studio di soluzioni aerodinamica, un settore che nelle auto è preponderante. Non siamo ovviamente al livello (e agli investimenti) della Formula 1, ma il modello è quello. Gran merito di Luigi Dall’Igna è stato rimodellare il reparto corse in modo da sfruttare tutte le competenze possibili. Ducati ha esportato in MotoGP lo stesso modello che i grandi players utilizzano nelle competizioni auto. E i risultati si vedono: la GP18 è stata velocissima ovunque e l’erede minaccia di essere ancora più temibile.

GIAPPONESI – Le avversarie sono rimaste spiazzate. Honda ha risposto, è vero, ma come sarebbe andata se nel box HRC non ci fosse un fenomeno come Marc Marquez? La Ducati, probabilmente, avrebbe vinto il Mondiale anche al netto dei colpi di sfortuna (e gli errori) che hanno affondato le speranze di Dovizioso e Lorenzo. Yamaha si sta arrangiando come può, ma Valentino Rossi ha ragione: non basterà mettere una pezza qua e là per reggere l’urto Ducati. Servono soldi, uomini, tecnologia. Il gap è così evidente che, anche potendo, ci vorranno anni per colmarlo. Rossi non ha tutto questo tempo…

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  1. Katana05 - 1 settimana fa

    Tutto molto interessante, e chi siamo noi per contraddire il dottore che le cose le vede da di dentro? C’è solo un piccolo particolare che lo contraddice: se il problema sono solo soldi/investimenti/risorse come fa la Suzuki (che ha un budget annuale pari a quello che Yamaha spende per pagare i personal couch) ad andare così bene? E come la mettiamo con KTM, che con i soldi di Mateschitz dovrebbe aver vinto il mondiali di MotoGP, Moto2, Moto3 e motoslitte?

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