Supersport: Alex Baldolini si ferma “E vi spiego perché”

Dopo sei stagioni nel Mondiale Supersport, nel 2018 Alex Baldolini non correrà. Lo abbiamo intervistato per capire i motivi di questa decisione.

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Il 13 dicembre 2017 è uscita la entry list provvisoria del Mondiale Supersport 2018 e una delle cose che hanno maggiormente colpito è stata l’assenza di Alex Baldolini. Motivo? Il pilota romagnolo ha deciso di interrompere temporaneamente la propria carriera di pilota.

Nato 33 anni fa a Cesena, nel 2012 Baldolini ha esordito nel Mondiale Supersport dopo numerose stagioni nel Motomondiale tra 125cc, 250cc e Moto2 e con la Triumph del Power Team by Suriano ha ottenuto un podio a Misano e numerosi risultati nella top 10. Baldolini ha poi corso con la MV Agusta del proprio team Race Department ATK #25 dal 2015 al 2017 e nella scorsa stagione ha subito due infortuni (frattura della caviglia sinistra a Buriram e di due dita della mano sinistra, con parziale amputazione dell’anulare, a Misano) che lo hanno costretto a saltare un totale di quattro gare e ne hanno condizionato il rendimento fino alla fine. Oltre a ciò, Baldolini e il suo compagno di squadra (Davide Pizzoli, a cui è poi subentrato l’andorrano Xavi Cardelús a partire da Donington Park) hanno patito la scarsa affidabilità della MV Agusta e a Magny Cours il team Race Department ATK #25 ha abbandonato la moto varesina per passare alla Yamaha.

Abbiamo intervistato Baldolini per capire i motivi del suo stop e sapere quali sono i suoi progetti per il futuro.

Come mai hai deciso di fermarti?

Il motivo principale è il fatto che dopo l’infortunio alla mano sinistra di Misano non sono riuscito a recuperare al 100% la mobilità delle dita. Il problema non è tanto la parte di dito anulare che ho perso, ma il dito medio: purtroppo mi si era reciso il tendine estensore e se, anche grazie al lavoro dei medici, esteriormente il dito sembra quasi come prima, funzionalmente non lo è. Faccio abbastanza fatica a chiuderlo totalmente e quando in moto devo stringere il manubrio, mi ritrovo a fare forza solo con indice e pollice. Non va male, se consideriamo che secondo i medici avrei perso anche il dito medio per le profonde abrasioni e le conseguenti infezioni, ma in sella mi sento “frenato” da questo. Ci sono momenti in cui servono più forza e decisione e nelle ultime gare la mano non mi ha aiutato in questi frangenti. Il pensiero di non poter esprimere tutto il mio potenziale mi ha fatto prendere questa decisione, che è quella di fermarmi momentaneamente.

Non c’è proprio nessuna possibilità di vederti in pista quest’anno?

No, salvo cambiamenti dell’ultima ora. Sto cercando un lavoro che mi permetta di rimanere nelle corse. Mi piacerebbe poter rimanere in questo mondo, che ormai conosco bene, e spero di poter trovare un posto dove possa mettere a frutto l’esperienza accumulata in tanti anni di carriera.

C’è un ruolo in particolare che vorresti ricoprire?

No, spero solo di poter lavorare a stretto contatto con il mondo delle corse, anche se non so esattamente in che veste.

Tornando alla stagione 2017: si può dire che è stata la più difficile della tua carriera?

Sicuramente è stata molto dolorosa. Abbiamo iniziato davvero bene in Australia, poi a Buriram mi sono fatto male alla caviglia sinistra. È stato un calvario: la frattura era seria e mi dicevano che forse non sarei tornato a camminare bene. Nella riabilitazione post-operatoria ce l’ho messa tutta per riprendermi velocemente, pur rispettando le tempistiche datemi dai medici della Clinica Mobile, e a Imola sono tornato in moto nonostante le condizioni ancora precarie. Fortunatamente mi sono ripreso del tutto da questo infortunio e al giorno d’oggi la caviglia è praticamente come prima. Poi a Misano è stato terribile: ero finalmente guarito al 100% e mi sentivo in forma. Purtroppo nelle FP1 sono caduto e la mano sinistra mi è rimasta sotto la moto…È stato molto doloroso e il recupero e la riabilitazione forse ancora di piú. Una volta rientrato (ad agosto al Lausitzring, ndr), ho cercato di recuperare la piena condizione fisica, ma alla fine mi sono reso conto che la mano non sarebbe tornata come prima. Se a tutto questo ci aggiungiamo che la moto ha avuto tantissimi problemi al motore, che due anni fa avevamo risolto, posso dire che la stagione 2017 è stata sicuramente la più difficile della mia carriera.

Cosa salvi della scorsa stagione?

La gara in Australia. Per la prima volta mi sono sentito in grado di poter lottare per la vittoria e nella bagarre non mi sono minimamente tirato indietro. Volevo vincere e sapevo che non mi sarei accontentato di un secondo o terzo posto. Purtroppo a tre curve dal traguardo Caricasulo e Cluzel sono caduti davanti a me ed io, per evitarli, ho tirato troppo il manubrio per cercare di chiudere la traiettoria e sono caduto a mia volta. Anche se mi è sfuggito il podio e ho perso la gara, mi sono sentito davvero forte e la sensazione di poter lottare per la vittoria è davvero la migliore che un pilota possa provare.

Nel 2017 il tuo team ha schierato per la prima volta una seconda moto. Che bilancio fai a riguardo?

È stato complicato non tanto per avere due moto, quanto per il fatto di avere due moto che hanno iniziato a rompersi…Da parte nostra era veramente difficile capire il motivo delle rotture: si sono sempre rotte parti interne del motore e noi queste parti non le abbiamo mai toccate, dato che i motori venivano preparati dal nostro fornitore (lo stesso del 2016 e lo stesso del team ufficiale MV, ndr). Penso che la decisione presa a tre gare dal termine di passare da MV a Yamaha possa far capire la grandezza del problema e la nostra risoluzione nel risolverlo.

Ti rivedremo nel Mondiale in futuro?

Questa è una domanda a cui non saprei rispondere. Io credo che ci sarò, in una veste o in un’altra, ma vedremo.

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