Superbike: Yamaha GRT, the Italian way

Parla Filippo Conti: in tre anni il team GRT ha vinto il Mondiale Supersport e conquistato il passaporto per la top class. Scommessa Marco Melandri

Dopo alcune stagioni difficili, nel 2019 il campionato mondiale Superbike è obbligato, – nel bene o nel male – a rinnovarsi; attraverso un cambiamento regolamentare, ma anche sondando nuove forme di organizzazione.  Per vincere questa sfidaYamaha  ha  pensato di supportare due squadre: continuare con Crescent Racing (Pata Yamaha WorldSBK Team) ma anche dare fiducia a GRT Team di Filippo Conti, nella foto d’apertura. In tre anni di attività la formazione ternana ha vinto il Mondiale Supersport (2017) e conquistato il passaporto per la top class.  Abbiamo intervistato il simpatico imprenditore umbro: scopriamo un uomo determinato, lucidissimo nelle sue scelte, consapevole del ruolo e dell’importanza del compito che lo attende. La mentalità vincente ma equilibrata, – quasi un ossimoro nel mondo delle competizioni – porta davvero a credere che sì, il vento di crisi che ha soffiato in Superbike in queste ultime stagioni possa davvero finire.

Una curiosità: perché vi chiamate GRT? Viene dall’inglese “great” ovvero “grande stagione”?

«(ride) Beh, nessuna mania di grandezza: sono sempre stato un grande amico e un fan di Mirko Giansanti, sia quando correva sia quando ha appeso il casco al chiodo. Anni fa feci una promessa a Mirko: se mai deciderò di smettere con la mia attività storica nella GDO (Grande Distribuzione Organizzata), farò un Team e tu sarai con me. Così è stato. Allora ho deciso di chiamare la squadra con un acronimo: Giansanti Racing Team e di avere Mirko nella posizione importante di Direttore Sportivo.»

Il Presidente di Yamaha Motor Europe, Éric de Seynes, ha manifestato per voi un’attestazione di stima. Ti ha definito “un uomo di parola”. Cosa significa nel nostro mondo?

«Quando un uomo come de Seynes, nella sua posizione e con le sue responsabilità, dice una cosa del genere, puoi solo ringraziare, emozionarti ed essere orgoglioso. Credo che si riferisse al fatto che ci sono cose che vanno aldilà dei contratti: mi riferisco agli impegni non scritti. Che si rispettano tanto quanto gli altri. Questo è un principio in cui credo profondamente, che mi ha sempre ispirato anche come imprenditore. Lasciami dire che de Seynes è molto più che un appassionato, – cosa affatto scontata, visto il delicato ruolo che ricopre – ma un manager competente che conosce ogni aspetto del motorsport. È il classico uomo giusto, al posto giusto.»

Quando avete iniziato, avreste mai pensato di finire a questo livello?

«Ho sempre inteso il team, la squadra, come un’impresa. Non voglio essere frainteso: certamente muove tutto la passione, ma la mentalità con cui operi dev’essere quella imprenditoriale. Le cose vanno organizzate bene.Siamo fortunati ad avere un grande gruppo: quest’anno, in previsione dell’impegno in Superbike con Melandri e Cortese, ci siamo ulteriormente rafforzati con uomini chiave, ma la base è sempre la stessa. Ed è di estrema professionalità. Siamo supportati completamente da Yamaha che ci ha dato fiducia, ma siamo anche parte di un progetto a cui noi e i giapponesi teniamo molto. Quando è nata la nostra idea di entrare nel mondo del racing, assieme a Yamaha abbiamo pensato di strutturare la nostra iniziativa impostandola nel medio-lungo periodo. Tutto è stato pianificato con una direzione di sviluppo ben precisa: utilizziamo il nostro modello e vediamo se arrivano i risultati. Con quelli si può pensare poi a crescere.»

 Qual’è la logica dietro alla decisione di Yamaha di supportare direttamente due squadre che dispongono di mezzi ufficiali?

«Yamaha ha degli obiettivi importanti: per quanto riguarda noi, sappiamo di avere un campione dal grande pedigree, come Marco Melandri e un pilota, come Sandro Cortese, su cui Yamaha ripone molte speranze. Non ti nego che l’aspettativa nei nostri confronti sia alta: sappiamo di avere una bella storia tra le mani; ma soprattutto a noi tocca il peso di doverla raccontare. Le due squadre Yamaha? Ci sarà competizione, ma alla base ci sono  scelte diverse. Noi con il preciso intento di far crescere campioni che provengano dal mondo Yamaha, mentre loro proseguiranno nel segno della continuità rispetto al lavoro dello scorso anno. Lasciami dire che sono molto contento di schierare al via un fuoriclasse come Melandri: saprà indirizzare il lavoro di tutti e aiutare, con la sua esperienza, i piloti più giovani.»

 Com’è andata con Lucas Mahias ?

«Lucas è un amico e un pilota molto forte. Ha dimostrato di essere vincente pure in categorie differenti; è anche un uomo che piace agli appassionati perché ha carattere, è uno verace. Pensa a Portimao, quando è rientrato ai box con la gomma bucata, cadendo due volte. Non ti nascondo che volevamo debuttare in Superbike con lui e Cortese, ma Lucas ha fatto un’altra scelta: ha deciso di restare in Supersport, per provare a vincere con un altro marchio. Rispettiamo la sua decisione: questo ci ha permesso di far rientrare Marco nel nostro progetto.»

Cosa pensi della Superbike? Più volte data per spacciata, la categoria riesce sempre a risorgere. Ti piace il nuovo regolamento, con le tre gare?

«Ti rispondo onestamente: non voglio giudicare quel che non conosco ancora. Abbiamo gareggiato solo in Supersport e anche noi dobbiamo prendere le misure a questa nuova categoria. Posso dirti che tre gare in un fine settimana possono essere un motivo di stimolo per gli appassionati della Superbike e non sono sicuro che i costi aumentino così tanto. Lo spettatore della Superbike è abbastanza diverso da quello della MotoGP. Un “purista”. A lui in fondo dobbiamo regalare spettacolo, anche grazie a una copertura mediatica di qualità. Posso dirti che la stagione 2019 avrà forse meno moto al via, ma guadagnerà in termini di professionalità, di organizzazione e  cercherà sicuramente di non far mancare la suspense in pista. A condizione di battere Johnny Rea e la Kawasaki naturalmente, che sono fortissimi. (ride)»

Quindi per il 2019 possiamo dire che vi presentate come, “esordienti vincenti”?

«Questo lo stai dicendo tu, non io. Io non sono uomo da titoli; posso dirti che siamo una squadra di grande concretezza, attenta a c fare tutto al massimo delle proprie capacità. Le ambizioni ci sono, i risultati saranno da verificare.»

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