Superbike Imola: La Elf 500 di papà Haslam? Ecco com’era

Leon Haslam corre con una livrea ispirata alla mezzo litro guidata nel Motomondiale 500 anni ’80. Ecco di cosa stiamo parlando

L’affascinante livrea “Elf” della Kawasaki del team Puccetti, con il logo del petroliere francese su campitura nera, con cui Leon Haslam scenderà in pista a Imola richiama alla memoria la bizzarra – per i tempi – Elf “3” 500 con cui il padre del pilota inglese affrontò tre stagioni del motomondiale. “Rocket Ron”, com’era soprannominato per le partenze fulminee dell’epoca, scese in gara con un mezzo più ambizioso che efficace.

INGEGNO – Guy Coulon, attuale direttore tecnico del team francese Tech3, faceva parte del pool di ingegneri che portarono in pista quel concentrato di innovazione su due ruote. La moto francese venne accolta, alla presentazione, con un misto di curiosità e scetticismo; motorizzata Honda soffriva di problemi che non vennero mai risolti. Coulon la ricorda così: «il motore portante fu senza dubbio un’innovazione, ma pose alcuni problemi di setting, analogamente a quanto avvenne con la Ducati al suo debutto in MotoGP. Tutti gli elementi sono interconnessi e la minima variazione di un parametro impone una diversa impostazione generale».

TROPPE NOVITA’ – L’avveniristica sospensione anteriore monobraccio evidenziava inoltre dei limiti importanti. Soprattutto in frenata. Visto che non si poteva montare un secondo disco, le forze che agivano sull’anteriore erano sbilanciate. Insomma, troppe novità, tutte assieme. Come l’avveniristica carenatura, tanto per citarne una. Afferma Coulon: «è un po’ come l’effetto perverso di un’aerodinamica perfetta per la velocità massima, ma che impedisce alla moto di curvare». C’era poi un problema insormontabile costituito dalla mancanza di dati: si lavorava in modo abbastanza empirico. Le sospensioni monobraccio non erano abbastanza rigide inizialmente, quindi le ruote non risultavano correttamente allineate. Si corse ai ripari, ma l’irrigidimento accentuò le difficoltà della ELF in percorrenza di curva.

BREVETTI – In ogni caso la moto poteva contare su 13 brevetti esclusivi che Honda successivamente rilevò a titolo di “risarcimento” per aver supportato il progetto Elf – rimettendoci un sacco di soldi, sottolineano i maligni –, che appariranno in altri progetti decisamente più efficaci. Ma come ricorda l’esperienza Ron Haslam? In una recente intervista rilasciata alla rivista Classic Motorcycle Mechanics “Rocket” si esprime così: «il progetto era una collaborazione tra il gigante francese del petrolio Elf e la Honda, con Serge Rosset a capo. Mi è piaciuto sviluppare la moto, anche se la prima versione che provai non funzionò mai bene: in ogni caso da quel tentativo imparammo molte cose. La seconda evoluzione invece migliorò il trasferimento di carico sul pneumatico anteriore in frenata. L’obiettivo del progetto era di provare a sviluppare una stradale che partisse dall’esperienza di un prototipo da gara».

PESO – Nei ricordi del pilota inglese la moto era più pesante delle concorrenti di circa 20/25 kg, così si dovette procedere a tentativi di alleggerimento ricorrendo anche a materiali esotici, che non furono del tutto privi di conseguenze. L’uso di componenti in magnesio per il complesso di sterzo, per esempio: ad Hockenheim, recuperando da un’impennata a fine rettilineo uno dei braccetti anteriori si ruppe, provocando una caduta a 225 km/h. Il freno anteriore, enorme, si surriscaldava e tendeva al bloccaggio. Però la Elf non era solo innovazione problematica e prestazioni deludenti: «si guidava bene ed era davvero stabile,» – sono le parole di Haslam – «soprattutto in frenata. Inoltre le staccate più audaci o le accelerazioni più forti non alteravano la geometria della moto, quindi potevi mantenere la linea di percorrenza ideale. Il set-up era molto più veloce che su una moto con sospensioni tradizionali». Il prezzo da pagare era la mancanza totale di feeling: la Elf non trasmetteva al pilota nessuna sensazione, in particolare riguardo allo scivolamento del pneumatico anteriore. Rispetto alla moto con forcella tradizionale non c’era storia e le prove comparative effettuate nella stagione 1988 lo dimostrarono. Il pilota inglese però non boccia completamente il progetto Elf : «non era del tutto da buttare via; ho vinto a Macau sulla Elf nel 1986. Penso che sarebbe stata una buona moto per gare di tipo TT oppure un’ottima stradale».

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