Superbike, il futuro è nudo?

Gianluca Montiron torna a parlare di nuovi orizzonti per le derivate dalla serie. La soluzione di successo è scritta nel passato

La Superbike  mondiale si divide in tre classi. L’ultima nata,  la 300SSP,  ha riscosso sin da subito un grande favore, gare spettacolari con un occhio attento ai costi, una formula semplice e di successo.  La 600SSP sta vivendo un periodo di transizione, dato confermato dalle vendite delle supersportive,  mentre la SBK sta varando nuove formule per limitare l’ascesa dei costi e livellare le prestazioni.

RIVOLUZIONE – Dai tempi sul giro di Marco Melandri a Phillip Island a poco più di un secondo dal record di Marquez 2017 si evince che Ducati e Kawasaki sono un passo avanti, a dirlo sono i numeri. Parlando con i team, il budget per una stagione di buon livello in Superbike si aggira oltre i due milioni di euro, una cifra importante ai giorni nostri. Intervenire in modo profondo sulle regole per ridimensionare il sistema e vedere una griglia affollata è l’obiettivo di Dorna che dovrà avere il coraggio di far diventare la Superbike ciò che veramente deve essere: un prodotto di serie che è sinonimo di costi accessibili in barba a centraline uniche e altri stratagemmi.

FUTURO –  I team privati devono poter lottare ogni domenica per le posizioni che contano in base alla loro capacità di trovare un mix vincente durante il weekend di gara. Mentre il pilota del campionato nazionale deve poter ambire a conquistare un posto al sole in una partecipazione da wild card. Avendo lavorato per molti anni nel Motomondiale, ben conosco la capacità del management di Dorna, sanno che dovranno seguire il mercato rivoluzionando la formula Superbike per non essere ostaggio delle case, le quali al contrario avranno bisogno del sostegno per la promozione delle loro motociclette.

STORIE DI SUCCESSO – Se prendiamo l’emanazione sportiva di Yamaha è ben rappresentata in Superbike da Yamaha Motor Europe.  L’attuale Presidente Eric de Seynes, grande appassionato e praticante ha imposto il successo della serie R, dando carta bianca ad Andrea Dosoli, un italiano taciturno che con i numeri ha conquistato autorevolezza portando a casa i  Mondiali nella 300 e 600, e garantendo anche numeri commerciali, cioè vendite; la R1 ha dominato il mondiale endurance, la 8 ore di Suzuka ed grande protagonista nei campionati nazionali: Britsh Superbike, CEV, Campionato tedesco e francese. Ciò avvalora il fatto che la base del modello R è di successo, pur se la stessa R1 fatica in Superbike a dimostrazione che le prestazioni nella massima serie sono alterate.  Senza parlare di Suzuki che ha lanciato da qualche anno la GSX-R ma non la vediamo in griglia.

ALTERNATIVA –  Era il 1986 quando si correva negli States con le “nude”, vi ricordate la 200 miglia di Daytona con Eddie Lawson, Wayne Rainey, Fred Merkel? Fast Freddy Spencer, Kevin Schwantz. A rrivavano da quella serie i big degli USA,: gare agguerrite e spettacolari, oggi in Europa è quello il mercato di riferimento!  A buon intenditore … aperitivo con un buon prosecco e due patatine che in SBK non mancano mai, stay online.

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