Parla Bulega Senior: “Fare il padre del pilota? Intervistano anche me…”

Davide, papà di Nicolò, ci racconta com’è veder crescere un figlio aspirante campione: follie, sacrifici, speranze e sogni.

«E se io e te ci sedessimo ogni giorno per un’ora e tu mi chiedessi le cose che hai sempre voluto chiedermi e io parlassi a ruota libera di tutto quello che mi sta a cuore, dalla storia della mia famiglia a quella del grande viaggio della vita? Un dialogo tra padre e figlio, così diversi e così eguali» (Tiziano Terzani, lettera al figlio Folco).

Nel nostro mondo sono molti gli esempi di ex piloti che trasmettono la passione delle corse ai figli. Il tarlo del motorsport. Abbiamo intervistato il padre di Nicolò, Davide Bulega, in una lunga conversazione che affronta il tema, attualissimo, della vita che conducono le famiglie dei giovani talenti del motomondiale. Scopriamo così due generazioni di “Bulegas” che hanno la stessa mentalità “racing”, ma anche un padre premuroso che segue da vicino il figlio.

Ci racconti come avete incoraggiato il talento di Nicolò ? All’inizio si è trattato di un gioco, oppure avete capito subito che aveva un carattere competitivo ?

“ Quando è nato Nicolò, io correvo nel mondiale Supersport e subito dopo è nato il team mio e di mio padre (Lightspeed Kawasaki Supported). Mi sono sempre portato con me mia moglie e mio figlio: a 4-5 mesi lo portai con me in Giappone e Australia! Questo per dire che ha passato la sua infanzia e tutta la sua vita crescendo nel paddock. Io non ho fatto nulla per incoraggiarlo, ha fatto tutto da solo; certamente io l’ho assecondato in tutto e per tutto. Ha sempre avuto un carattere molto competitivo, pensa che quando era piccolo facevamo a gara anche per salire le scale. Era sempre “gara” per lui. All’inizio era un gioco, come era giusto che fosse: pian piano è diventata la sua professione”.

Quali e quanti sacrifici avete fatto prima di togliervi le prime soddisfazioni?

“Sacrifici? Noi siamo andati ben oltre i sacrifici.. quante volte sono andato a trovare amici imprenditori per chiedergli una mano! mamma mia se ci penso.. siamo stati fortunati, abbiamo trovato amici veri che mi hanno creduto quando raccontavo che il bambino meritava. Due nomi su tutti: Silvio e Italo”.

Avete mai pensato “molliamo tutto” oppure “chi ce lo ha fatto fare”?

“Un momento di grande sconforto tra me e mia moglie è stato quando c’è stata la tragedia di Marco Simoncelli. in quel periodo ero convinto che farlo smettere sarebbe stata la scelta giusta, ma col tempo ho capito che il nostro destino è scritto e che nessuno di noi può guidarlo”.

Quali sono stati i momenti più emozionanti e quelli invece più sconfortanti nella vostra esperienza di “genitori da corsa” di Nicolò?

“Sono sincero, di emozioni ne abbiamo provate tante, il palmares di Nicolò credo lo possa confermare. L’apice credo sia stato quando nel 2015, all’ultima gara di Valencia, portò a casa il titolo di Campione del Mondo Junior; un risultato, per quanto sia, molto prestigioso. Ricordo inoltre la prima gara in Qatar del 2016, partì 14° e dopo 10 giri andò in testa all’esordio combattendo per la vittoria fino all’ultimo giro, oppure la Pole di Jerez e il secondo posto in gara sempre nella stagione 2016. Il momento più brutto? Le cadute e gli infortuni di Le Mans e di Valencia 2017.“

Si parla molto ultimamente, spesso a sproposito, dei cosiddetti “piloti paganti” Puoi raccontarci quanto è stato faticoso per voi? 

“Questo è un tema molto complesso e personale. Generalizzare, secondo me, sarebbe un errore. Garantirsi un ingaggio o pagare per correre a volte è questione di 3-4 decimi. Ma e’ così da sempre. Ci sono piloti che meriterebbero e non hanno mai avuto la possibilità, un vero peccato!  Questo potrebbe essere proprio il caso di Guevara, di Faccani e probabilmente di tanti altri. Poi ci sono i piloti figli di papà che arrivano con la valigia, ma in questo caso non puoi farci molto. Molti anni fa, esisteva una graduatoria, cioè i primi tre di ogni campionato nazionale avevano ilibero accesso alla serie continentale, e i primi tre dell’europeo passavano al mondiale. Mi sembrava una buona formula, soprattutto per una selezione più adatta ad un campionato del mondo. Noi ad esempio, fino a due/tre anni fa ci siamo giocati tutto, e quando ti dico tutto è tutto! Poi siamo stati fortunati a incontrare la VR46, ma diciamo anche che per il progetto che stavano realizzando, Nicolò così come altri piloti dell’Academy meritavano questa opportunità. Concludo dicendo che, se un pilota è forte è giusto che venga retribuito come ogni componente del team: d’altronde il pilota è il primo attore di un team no? È pur vero che se i risultati non ci sono, è difficile accampare certe pretese. Sono stato anche proprietario di un team e i conti a fine mese devono quadrare.  In ogni caso non sono in grado di dare consigli ai genitori degli altri ragazzini, noi abbiamo certamente rischiato ma a volte è come giocare alla roulette”

Quanto è faticoso essere genitori di un baby boomer? Cercare di gestire il figlio mediando tante esigenze diverse: gli allenamenti, la scuola, una vita “nomade”. Come ci siete riusciti ?

“Non è assolutamente facile fare il genitore di un pilota: io ho mollato tutto per seguirlo. Inoltre i piloti in generale sono abbastanza “egoisti” e in qualche maniera è giusto che sia così. Questi atleti fanno qualcosa di speciale. Hanno bisogno di fiducia intorno a loro, devono sentirsi protetti. Diciamo che io e mia moglie siamo il suo punching ball; se qualcosa non va, si sfoga con noi. (ride). Io lo accompagno un po’ dappertutto: mi piace e finché lui me lo chiederà, resterò al suo fianco. La scuola ha dovuto lasciarla: fare il mondiale, con tutti gli allenamenti che comporta, non era compatibile con gli studi, quindi abbiamo fatto una scelta. La vita da nomadi ormai ci appartiene, ci sembrerebbe strano il contrario.”

Nicolò è consapevole dello sforzo che avete fatto per lui ?

“Si, certo. A Nicolò abbiamo sempre raccontato tutto.”

Ci sono scelte di cui ti sei pentito, oppure rifaresti tutto daccapo?

No, al momento rifarei tutto allo stesso modo, senza nessun pentimento. Credo di averlo gestito correttamente: al momento giusto ho saputo passare la gestione di mio figlio alla VR46, che sta facendo un lavoro egregio.”

Cosa significa adesso essere i genitori di Nicolò Bulega ?

Solamente che adesso intervistate anche me…(ride) Quando correvo io mi capitava di rado.”

Che tipo di rapporto c’è tra di voi ?

“ Discutiamo abbastanza, siamo due caratteri permalosi, sicuramente. Però io pretendo di trattarlo da figlio e non da tifoso, come uno che lo elogia e basta. Voglio potergli dire tutto, anche quando secondo me sbaglia qualcosa. E’ ovvio che a lui non sempre vada bene, però so anche che rispetta molto la mia sincerità. Per il resto, se c’è da fare una cavolata insieme, o giocare, ancora adesso non ci tiriamo indietro.”

Cosa ti aspetti dalla carriera di tuo figlio? 

“Mi aspetto che raccolga ciò che sta seminando, perché fa tanti sacrifici pure lui.”

Come vedi il suo futuro?

“Questa è una domanda alla quale non so veramente cosa rispondere; parlo da genitore: mi auguro che possa fare ciò che gli piace, che resti in salute, e che sia felice.”

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