MXGP Argentina: “Accidenti, che storia il Motocross!”

Il nostro Massimiliano Garavini, scrittore, ha guardato per la prima volta la MXGP. Ed è rimasto entusiasta

Il lungo sabato, bulimico, di motorsport, si è conclusa con l’esaltante qualifica in Patagonia, a Neuquen, della classe MXGP. Confesso che ho peccato: ho sempre seguito distrattamente – chissà poi perché! – il motocross. Mea culpa. (qui cronaca della qualifica, qui le immagini)

MERAVIGLIA – Pensavo che dopo i test della MotoGP in Qatar, le ruote artigliate fossero come un brodino caldo, buono per la sera. Prima sorpresa: Villa La Angostura in Argentina è un posto meraviglioso. Le riprese televisive sembrano arrivare direttamente dal parco di Yellowstone, oppure dallo Yosemite national park. Non è lo squallore di Termas de Rio Hondo, coi petardi e le strade sudice che nessuna tv della MotoGP inquadra mai; in questo angolo di mondo che ospita il mondiale cross, sembra di vivere in un documentario del National Geographic; solo che al posto di orsi e puma ci sono moto veloci, tanta tecnologia, piloti determinati. Gli alberi sono enormi, la pista, larghissima, dalle riprese aeree appare come un sentiero nel bosco. Il pubblico è numeroso, non solo nelle tribune, ma pure sul versante collinare che disegna il tracciato dopo il primo intermedio.

PASSIONE – Un popolo di appassionati che affolla il circuito incurante della polvere, dei sassi, di tutto. Il terreno è nero, grasso, sembra asfalto sbriciolato. Ha qualcosa di vulcanico, di luciferino. La sensazione, in ogni caso, è quella di essere al centro di un grande spettacolo: naturale prima che artificiale. Lo show inizia subito; qui non si fa filosofia, è una storia che parla di uomini che cavalcano mezzi leggeri e potenti. Senza sconti, senza un solo momento di tregua. Mezz’ora di adrenalina distillata, coi riders che affrontano le prime qualifiche dell’anno col coltello tra i denti, neppure si stessero giocando un titolo. Prima considerazione: ma se corrono così anche per una qualifica, che bisogno avranno di gareggiare?

SPORT VERO – Questo è il bello della disciplina: al massimo, sempre. I piloti cadono, si rialzano, sbagliano e recuperano. Soprattutto: vanno fortissimo; scavano canali in quella terra scura come se la volessero strappare dalla sede. Vedere i top riders aggredire i salti rimanda all’eleganza con cui certi felini spiccano balzi assurdi. In serie. Non puoi credere che qualcuno, su una moto, possa andare così veloce in modo tanto naturale. Ma forse è questo il segreto del motocross: uno sport per quelli veri. Duri e puri. Ne ho avuto la conferma quando, sul rettilineo del traguardo, i meccanici esponevano le tabelle ai forsennati che si stavano giocando la qualifica; uno di quei cartelli, vergato a pennarello, consigliava a un pilota un lapidario “calm!”. Scritto così, col punto esclamativo. Il mio mondo ribaltato: mai vista una gara di velocità in cui, dai box, dicessero al racer “stai calmo.Vai piano”. Nessuna “mappa 8” da queste parti, evidentemente.

GIGANTE TONY – Tutto ciò mi piace: strategia? Poca. Al massimo ti suggeriscono di darti una calmata. Non me ne voglia Tony Cairoli: è un gigante. Bravissimo, lucidissimo, parte fortissimo, segna il miglior giro al quinto passaggio, sui tredici che farà. Arriva alla fine con un salto che sa di Luigi XVI, piuttosto che di motorsport: “le roi, c’est moi”. Però io sono rimasto colpito da Jeffrey Herlings: cade malamente e penso “vabbè, bravo ciula”. Invece l’olandese ha un gesto di stizza, risolleva la moto con rabbia, riparte come un indemoniato. Devo ripetere a me stesso, tre volte, che sono solo qualifiche, perché fatico a crederci. Però, che bello spettacolo. Mentre Cairoli è in testa in splendida solitudine, l’#84 della KTM macina gli avversari come se non esistesse un domani. Altro che “calm”, questo è tignoso sul serio. Passa sempre in esterno, allarga la traiettoria, salta piegando la moto. Cade di nuovo? Macché. Settimo alla fine, e pure incazzato per l’occasione persa.

RACCONTO – Uomini, moto, uguale storie. Quelle che meritano di essere raccontate. Alla fine dietro l’italiano nove volte campione del mondo troviamo Van Horenbeek e Desalle, poi Febvre. Buona pure la prestazione di Max Nagl, quindicesimo sull’italiana TM. L’unica in pista, dietro KTM, Yamaha, Kawasaki, Husqvarna, Suzuki. Mezz’ora di grande motociclismo sportivo: doppiaggi, manovre aggressive, passaggi rischiosi. La pista scura sembrava subire l’assalto di un esercito medievale, segnata da profonde cicatrici nere create dal passaggio delle moto. Un campo di battaglia, non un tracciato, coi piloti-cavalieri che si sono sfidati a singolar tenzone. Dopo venticinque minuti di qualifiche non ho trovato niente di meglio che tre parole: «accidenti però, il motocross!».

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