MotoGP: Valentino Rossi e la sindrome di Fernando Alonso

A 39 anni il pilota più vincente di questa epoca arranca nelle retrovie. Se Yamaha non vede la luce, ha senso correre da comprimario?

Prima immagine: il pilota più vincente di questa epoca fermo in corsia box ad aspettare l’attimo per attaccarsi ad uno più veloce, come fanno i piloti qualsiasi per salvare la qualifica. Seconda immagine: lo sguardo fisso chissà dove, a pochi minuti dal 378° via in una gara Mondiale. Aragon ci ha mostrato il Valentino Rossi che non avevamo mai visto: triste, disilluso, attonito.

A 39 anni il tempo scorre più veloce, se devi fare i conti con la Yamaha che non vince da 24 GP e sembra smarrita in una crisi tecnica senza fine. Il Dottore che curava i problemi di moto e spegneva gli avversari, non festeggia da oltre un anno. Assen 2017 sembra un’epoca fa.

Anche adesso che è già autunno, Valentino è sempre Valentino. In Aragona ha vinto la Coppa M1, infliggendo pensati distacchi ai compagni di sventura Yamaha: Maverick Vinales, Johann Zarco e Hafiz Syahrin. Una volta ottavo sarebbe stato un disastro, oggi suona come (magra) consolazione. “Spero che vadano forte, così torniamo prima a casa” aveva detto sabato pomeriggio. I media l’hanno presa come una battuta, ma non c’è tanto da ridere. E se Valentino Rossi stesse pensando di gettare la spugna, come Fernando Alonso in F1?

Sport e situazioni sono diversi, ma con qualche similitudine. L’età e l’approccio, intanto. Alonso ha 37 anni, e si sente ancora veloce, anzi velocissimo. Per questo si è stancato di aspettare la McLaren. Ma soprattutto si è reso conto di non essere più nel giro dei piloti che possono assicurarsi l’auto giusta. Valentino è messo uguale. Lui ha altri due anni di contratto con Yamaha , 2019 e 2020, ma è proprio il biennale che fa montare i dubbi. Ad oggi la Ducati corre su un altro pianeta, Honda non è tanto distante. Sono come Ferrari e Mercedes,  irraggiungibili per una Yamaha che dà l’impressione di andare sempre peggio.

Rossi lancia messaggi: “Prima Yamaha portava il prototipo della moto per l’anno dopo nei test di Brno (in agosto, ndr), questa volta niente. Sono due anni che non portano novità, provate voi a chiedere perchè”. Ma se non lo sa Valentino, chi lo deve sapere? Su questo punto le congetture si sprecano. Potrebbe essere che Yamaha, dopo la partenza di Jorge Lorenzo (fine 2016) non abbia più guida tecnica. Cioè che Rossi e l’ancora acerbo Maverick Vinales non siano in grado di  indirizzare lo sviluppo. Ma se è vero che “da due anni non arriva niente” potrebbe  significare che forse la MotoGP non è più tanto centrale nelle strategie sportive di Yamaha, cioè del gruppo Toyota. Dovunque stia la verità,  Rossi a 39 anni non ha più tanto tempo.

Per uno che ha vinto tutto, trovarsi ogni domenica a navigare lontano dal podio è un incubo. La sindrome Alonso farà capolino nella mente di Valentino?

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