MotoGP: Jorge Lorenzo, la biomeccanica conta!

Come ha fatto il maiorchino a cambiare ritmo con un’impercettibile modifica al serbatoio? Ce lo spiega lo specialista Matteo Pesci

Le modifiche al (finto) serbatoio della Ducati Desmosedici che avrebbero permesso a Jorge Lorenzo di ottenere la confidenza necessaria a permettergli di trionfare nei GP di Italia e Catalunya hanno scatenato la curiosità. Se per il pilota era l’ultimo tassello da sistemare per ottenere il feeling di guida che richiedeva da tempo, per la Casa bolognese si è trattato in fondo di un particolare meno importante: Luigi Dall’Igna ha parlato più di un “aiuto psicologico”, che altro.

SPECIALISTA – Abbiamo deciso di approfondire l’argomento assieme al dottor Matteo Pesci, specialista in biomeccanica e trainer di atleti professionisti. Pesci, ex ciclista, è laureato in scienze motorie e ha collaborato tra gli altri con il dott. Costa e gli specialisti della Clinica Mobile. È un professionista che lavora a Bologna con la sua società Biotraining (marchio registrato) e da 11 anni segue sportivi ad alto livello occupandosi in particolare di ciclismo, triathlon, calcio, pattinaggio, golf, arti marziali; si occupa inoltre dei protocolli di allenamento di motociclisti che desiderano migliorare la performance fisica. Lavora sia come biomeccanico – cinesiologo che come preparatore atletico. Da quest’anno ha creato la squadra di atleti Elite/under23 di ciclismo Biotraining Cycling Team che partecipa a competizioni nazionali e internazionali. Abbiamo chiesto al dottor Pesci di illustrarci come la biomeccanica possa intervenire sulle prestazioni dei campioni del motociclismo, influenzando l’ergonomia e l’efficacia in sella. Scopriamo così che la fluidità dei movimenti e la reattività diventano fondamentali per ottimizzare il sistema uomo-macchina. Non si tratta quindi di aspetti legati solo al feeling di guida, ma di scienza applicata alla performance atletica.

Dott. Pesci, prima di tutto ci può illustrare cos’è esattamente la biomeccanica e come si applica alle discipline sportive ?

«La biomeccanica è l’applicazione dei principi della fisica meccanica agli organismi viventi. In particolare, la biomeccanica analizza il comportamento delle strutture fisiologiche quando sono sottoposte a sollecitazioni statiche o dinamiche. La biomeccanica nello sport studia il movimento allo scopo di migliorare il gesto atletico e l’ergonometria del mezzo tecnico».

Visto il lavoro che svolge su ciclisti e atleti del triathlon, crede che la biomeccanica si possa applicare anche nel motociclismo sportivo ?

«Certamente. In uno sport dove si guarda al decimo o al centesimo di secondo, dove il corpo in frenata viene sottoposto a sollecitazioni e forze importanti, avere una posizione più ergonomica in sella con il baricentro del corpo più bilanciato, può sicuramente aiutare il pilota alla guida e creare meno disturbi o sovraccarichi di alcuni segmenti del corpo, come ad esempio le braccia e i polsi».

In funzione delle caratteristiche del bacino e delle misure femorali di un pilota, crede che, a parità di moto, possano esserci delle differenze nella guida ?

«Sicuramente gli adattamenti di un pilota alto 180 cm non saranno uguali a quelli di uno alto 165 cm. Così come due piloti di altezza identica, ma con differenti lunghezze di femore, tibia, tronco e arti superiori, avranno adattamenti diversi allo stesso mezzo. Anche la larghezza del bacino è molto importante per l’ergonomia della seduta e per la tenuta degli arti inferiori».

Attraverso un attento studio delle “misure” di un pilota, secondo lei si può lavorare sull’ergonomia della motocicletta in modo da affaticare meno le braccia, permettendo di mantenere un ritmo più costante in gara ?

«Dal punto di vista ergonomico sicuramente. La cosa più difficile penso che sia però la sinergia tra ergonomia, aerodinamica e meccanica, cioè capire quale sia il punto di equilibrio ed intersezione tra questi tre sistemi in modo da ottenere la performance ottimale dell’uomo e allo stesso tempo della moto».

Da un punto di vista strettamente scientifico, crede che la dichiarazione di Jorge Lorenzo dopo la gara di Le Mans: «per essere veloce devo usare troppa energia e dopo sei o sette giri, perdo forza e il cervello non è più lucido. Non ho avuto un buon supporto con il serbatoio; non riesco a mantenere la resistenza per tutta la gara, ne soffro fin dall’inizio su piste come Austin e anche a Le Mans dove ci sono molte frenate brusche. Così diventa più difficile mantenere la velocità in curva,  è necessario rallentare per far curvare la moto», possa essere confutata da un’analisi basata sulla biomeccanica?

«La dichiarazione rappresenta sicuramente uno stato di disagio del pilota quando è alla guida: nella mia esperienza lavorativa ascolto sempre il feedback dell’atleta, che è fondamentale per fare un’analisi corretta. Nel caso specifico di Lorenzo servirebbe un’analisi approfondita e ripetibile, ma il suo lamentarsi di soffrire per un sovraccarico fisiologico contempla l’analisi biomeccanica».

L’appoggio del serbatoio modificato per Jorge Lorenzo può davvero fare la differenza, in uno sport in cui anche i centesimi guadagnati sono fondamentali, oppure si tratta più che altro di una questione psicologica?

«Questo non credo sia possibile stabilirlo con certezza assoluta. Sicuramente può esservi una corrispondenza biunivoca: ogni atleta rende al meglio quando il mezzo è più ergonomico e bilanciato, che si parli di una scarpa, una bici o una moto. Allo stesso modo ricevere una sensazione di maggiore comfort e benessere da più sicurezza all’atleta circa i propri mezzi. L’atleta è un essere vivente alla continua ricerca di feedback positivi per alzare il proprio limite umano, è sempre “assetato” di feedback positivi, perché rappresentano quella voce che entra nella sua mente a suggerirgli: “coraggio, ora ce la puoi fare!”».

Può farci capire quali sono i parametri cruciali da tenere presenti, quando si studia l’inserimento del pilota nel mezzo, in modo da ottimizzare le performance e la precisione di guida ?

«I parametri sono tanti, i principali sono: quelli fisici di base, cioè le lunghezze dei segmenti corporei, poi l’elasticità muscolo – tendinea, la forza intesa come capacità di opporsi alle resistenze esterne, la resistenza generale e quella specifica, gli angoli di lavoro del corpo e degli arti. Un altro aspetto che spesso non viene considerato è la soglia di resistenza al dolore e alla fatica che in un atleta è sempre maggiore. Inoltre il miglioramento della biomeccanica del gesto atletico si ottiene con un costante lavoro specifico sul proprio corpo, come l’allungamento muscolare e il lavoro posturale».

Abbiamo chiesto al dottor Pesci di commentare due fotografie riferite alla Ducati Desmosedici di Jorge Lorenzo; la prima vista in azione a Le Mans, senza modifiche al finto serbatoio, e la seconda scattata nel recente GP di Catalunya, dopo che la moto del #99 ha ricevuto gli aggiornamenti fortemente voluti dal pilota. Ci può dire cosa nota?

«Premetto che per una valutazione corretta servirebbe un evento ripetibile con i medesimi parametri esterni, cioè stessa curva del circuito e stessa inquadratura. Con una valutazione puramente “a occhio”, in Catalunya il pilota è più disteso sul mezzo, le braccia sono meno cariche (indice che il peso del tronco è più sostenuto dall’addome), l’angolo braccio ed avambraccio è più aperto e il polso sembrerebbe in una posizione più fisiologica».

Il Dott. Matteo Pesci riceve a Bologna e a Budrio (BO) e può essere contattato ai seguenti recapiti: Sito Internet: www.biomeccanicaallenamento.it
Mail: biotrainingitalia@gmail.com . Mobile: 348.7926902

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