MotoGP: Ducati, esperimenti da UFO per migliorare la gestione gomme

Sensori ottici, luci da UFO e forse telecamere: le innovazioni introdotte dagli ingegneri italiani spaventano la concorrenza

Durante i test MotoGP  a Jerez  Ducati ha sperimentato un codone con appendici aerodinamiche e una strana barra d’alluminio montata sotto al forcellone, Ne abbiamo parlato diffusamente qui. Ma nella stessa occasione i tecnici di Borgo Panigale hanno lavorato anche su due sistemi ottici.

LASER – Il primo è già stato visto molte volte. Consiste in una scatola che invia un raggio di luce per illuminare la pista. Un classico Ducati è l’uso di questi sensori ottici multiasse per misurare con estrema precisione un sacco di cose, a cominciare dalla distanza dal terreno e dallo scorrimento laterale, e quindi la deformazione dello pneumatico durante diversi carichi che subisce, al fine di calibrare e regolare il controllo della trazione nel miglior modo possibile. La GP 19 di Alvaro Bautista (che a Jerez ha sostituito il tester titolare Michele Pirro) è stata equipaggiata con un sensore ottico vicino all’estremità del forcellone (il sistema già visto in passato ) ma questa volta ce n’era un altro vicino  all’asse dello stesso forcellone.

COS’E’ – Questo sensore ottico è realizzato dalla società tedesca Corrsys-Datron (Kistler Group) e questo è quanto si legge nella loro brochure: “Il nuovo sensore ottico CORREVIT® S-350 S-350 con velocità/angolo di slittamento  ha rivoluzionato la misurazione di velocità del veicolo sui  due assi e il cruciale  angolo di scivolamento laterale del veicolo. Il nuovo CORREVIT® S-350, basato su una precisione di livello mondiale per la misurazione della velocità e angolo di scivolamento, offre funzionalità aggiuntive, maggiore precisione ed è più piccolo che mai. CORREVIT® S-350 ora ha la capacità di misurare l’angolo di scivolamento  rispetto al baricentro del veicolo indipendentemente dalla posizione di montaggio sul veicolo. Ciò si ottiene integrando un giroscopio per rilevare il valore di imbardata “.

STUDIO DELLO PNEUMATICO – Ancora più misteriosa è “la cosa” sviscerata per la prima volta all’interno del forcellone del GP 19 Michele Pirro a Valencia. Ammettendo la nostra ignoranza, abbiamo interpellato  vari tecnici del paddock che si sono prestati a una specie di Reverse Engineering, processo di studio di un componente al fine di realizzarne uno migliore. Si tratta di una piastra di alluminio cavo per fare spazio al misterioso componente interno mentre il braccio oscillante in carbonio è stato scavato dietro questa apparecchiatura.Anche se non è presente nella foto, abbiamo tutti i motivi per credere che questa sia la posizione di una telecamera che riprende il pneumatico o un sensore ottico, come sembra anche confermare la posizione del filo elettrico, o anche degli adesivi per prendere la temperatura.

GESTIONE GOMME – Non siamo in grado di sapere cosa Gigi Dall’Igna abbia in mente con la realizzazione di questa attrezzatura, ma non possiamo fare a meno di notare che tra questi diversi sistemi ottici e gli accordi stipulati con la società Italian Mega Ride lo studio del comportamento degli pneumatici sia una priorità assoluta a Bologna.  Non è certo un caso che la Ducati in questi ultimi mesi abbia fatto passi da gigante nella gestione dell’aderenza senza sacrificare la potenza massima. Da dove provengano  queste linee di ricerca, non abbiamo davvero idea

Leggi qui l’articolo originale su Paddock-GP

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