MotoGP: DoviPower “Ero il pilota di punta anche con Lorenzo”

Andrea Dovizioso a ruota libera “Io e Petrucci andiamo d’accordo, possiamo diventare la squadra più forte”

Andrea Dovizioso non è ancora andato in vacanza e tra un impegno promozionale e l’altro ha parlato a ruota libera con Paolo Ianieri, inviato MotoGP de La Gazzetta dello Sport. Ecco l’intervista uscita sull’edizione di venerdi 7 dicembre.

Il pilota ingegnere passeggia per i reparti, chiede, ascolta, si informa. Per molti il re degli staccatori («Ma ora che la Ducati è andata in una direzione e le gomme ti chiedono un certo modo di frenare, non posso essere aggressivo come in passato»), Andrea Dovizioso trascorre un pomeriggio nella sede produttiva di Brembo a Curno, dove nascono i freni che lui e tutta la MotoGP utilizzano. Andrea, ha fatto un bel regalo di Natale ai dipendenti. Ma torni bambino e scriva la sua letterina a Babbo Natale.

«Chiederei poco, sono sereno e felice. Credo di avere il gruppo giusto, e parlo delle persone attorno a me come di quelle in Ducati. Vivo bene, senza pressione negativa. Anche un figlio è qualcosa a cui io e Ale (la sua compagna; n.d.r.) stiamo pensando e pure questo contribuisce alla mia serenità».

La moto per il 2019 sembra nata bene, va in vacanza tranquillo?

«Non quanto la gente pensi. I test sono cambiati, si possono avere tanti metodi e io ho imparato a non dare importanza ai giri veloci. Jerez è stata l’ulteriore conferma che la Ducati funziona, siamo stati veloci per quello, non per i miglioramenti avuti. Per quello dico che sono contento ma non del tutto».

Dove andrà per le feste?

«A sciare a Livigno. Siamo un bel gruppo di amici, coi bimbi. Vacanza al freddo vero, anche se io sognavo il caldo».

Domenica ha raccolto nella gara di cross benefico a Rivarolo 8.148 euro per Bryan Toccaceli, giovane crossista paraplegico dopo un incidente.

«Abbiamo. Io ho fatto poco. E voglio ringraziare chi ci ha aiutato gratuitamente, i miei amici del Ten Bota Mx Team. Loro si sono impegnati, io ho fatto solo presenza e la prestazione. Sono contento che siano venuti in tanti. E poi c’erano tre piloti giovani forti, ma io vecchietto me la sono giocata: 2°».

Lo stesso giorno c’era anche la 100 km dei Campioni a Tavullia.

«Vale mi invita ogni anno, ma di weekend liberi in questo periodo ce ne sono pochi e la mia priorità è il motocross».

Hamilton lo stesso giorno girava a Jerez con una Yamaha.

«Per un pilota di F.1, se non ha esperienze con la moto, è una “bega”. Ma è bello vedere uno che si appassiona e prova una cosa molto complicata. So che è caduto, l’importante è che non si sia fatto male».

Le piacerebbe guidare una F.1?

«Molto. È un mezzo così estremo… Se hai la possibilità devi provarla, ma dandole molto del “lei”».

Sarà la punta Ducati nel 2019…

«La fermo subito. Punta Ducati lo ero anche gli anni scorsi, anche se gli altri lo volevano vedere in modo diverso. Io non mi sono mai sentito diversamente, sapevo che avrei avuto lo stesso materiale di Lorenzo, giustamente preso per provare a vincere il Mondiale. Ma non è stato un problema, ho giocato le mie carte e sapete come è andata».

Petrucci è arrivato e ha parlato subito di clima ottimo tra voi.

«Stiamo cercando un modo di lavorare insieme in pista, ma forse anche fuori. Ne stiamo parlando, può aver senso».

Ha iniziato forte, comunque.

«Ha iniziato come è normale che possa fare Danilo. Da qualche anno ha dimostrato di avere velocità, gli mancano certi piccoli dettagli in funzione campionato e gara, ma lavorando con il team interno può migliorare. Io non trovo così difficile che nel 2019 possiamo essere la squadra più forte. Sulla carta no, ma la carta spesso conta poco».

Lorenzo ai primi passi con la Honda ha impressionato.

«Può voler dire tutto o niente. E’ partito bene, l’ho visto a suo agio, ma Jorge in forma non è questo e non so che sensazione abbia sulla moto. Potrebbe fare uno step esagerato, lo conosco abbastanza e me lo posso aspettare, ma potrebbe anche avere difficoltà».

Belle novità Bagnaia e Mir.

«Parlo di Bagnaia, Mir non l’ho visto: ha fatto bene, non tanto come prestazione, ma l’importante in così poco tempo è cercare di capire cosa fare su una MotoGP. È lì che ha sorpreso di più, impara velocemente».

E poi c’è la Yamaha: Viñales è convinto, Rossi prudente.

«Mi sembrano quelli più in crisi, ma c’è tempo per essere pronti. Valentino corre e affronta i test in modo completamente diverso da Maverick, spesso i loro pareri sono discordanti».

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