MotoGP: Dovi gigante, ma occhio a Marc Marquez lo strappa adesivi

La sfida 2018 riparte da dove si era conclusa la precedente. E’ ancora un affare Ducati vs Honda

Dove eravamo rimasti? Ecco, da lì siamo ripartiti. Davide e Golia, umile e intelligente uno, fortissimo, aggressivo e istintivo l’altro. È così che potremmo definire lo scontro tra Marc Marquez e Andrea Dovizioso. Un duello, ancora una volta, deciso all’ultima curva, come spesso è accaduto nella scorsa stagione (qui cronaca e classifica completa)

TRIONFO – Vince la Ducati, vince desmoDovi e vince la strategia, l’attenzione, la costanza e soprattutto la crescita e la maturità di un pilota che ha fatto lo step per arrivare a essere, concretamente, un campione. Dovizioso vince in Qatar, finalmente, dopo anni in cui ci andava vicino ma non riusciva ad agguantare quel gradino troppo alto per lui negli anni passati. Oggi c’è, oggi riparte da lì, da lì in alto, una stagione che lo deve accompagnare per la lotta al titolo con ancora più forza, con ancora più convinzione. Ducati ci crede, Ducati è lì, Ducati ha tracciato la strada ma solo con Dovi.

SENZA FRENI – Perché Lorenzo vola, vola per terra per problemi tecnici all’impianto frenante ma l’impressione era quella che Jorge, anche a ‘sto giro, fosse lontano dai primi. Dovi ne aveva, Marquez ci ha provato, come sempre, fino all’ultimo, fino a che ha fiato, fino a che ce n’è. Fino a. Come quando ha tirato la staccata a Zarco e per poco non gli porta via gli adesivi e la saponetta attaccata al ginocchio destro del francese. Marquez fa sempre paura e anche quando il tracciato sembra non essergli amico, be’, alla peggio fa secondo, e che secondo. Dietro ‘sti due c’è un certo Valentino Rossi.

VECCHIO TERRIBILE – Quando si parla di Valentino, si parla di un’istituzione del Motomondiale. Un podio che vale tanto, che va oltre le aspettative e che fa capire perché, dopo 23 stagioni, sia ancora lì a godere per le bagarre, per i sorpassi, per la bandiera a scacchi e per sentir nominare il suo nome per salire, ancora una volta, sul podio. (Cioè, per chiarire, Valentino è 23 anni di fila che fa almeno un podio in stagione). A 39 anni, forse, non c’è un modo più bello che chiudere nella miglior posizione possibile. Appunto, possibile. Perché arrivare davanti a quei due era un’impresa fuori portata, per ora. Sono tutti lì, vicini, dannatamente vicini. Bene gli italiani, perché l’Italia c’è. Con Petrucci, quinto, che ha dimostrato qualità, attenzione e tanta fame di punti.

THE MANIAC – Con Iannone che si toglie di dosse un po’ di critiche, un po’ di malessere, un po’ di sfighe e chiude nono, vedendo Rins, il compagno di squadra sdraiarsi a metà gara nonostante il passo davvero interessante. Leggasi alla voce esperienza. The Maniac sembra averne acquisita nella passata stagione, forse la più difficile della sua carriera in MotoGP. Se si guarda alla top ten troviamo quattro italiani e tre spagnoli (Pedrosa e Vinales, oltre a Marquez). E allora l’Italia c’è e può dire la sua anche quest’anno anche se è una lotta impari, una lotta complicata, una lotta alla Davide e Golia.

GOMME – E per chi si chiede se le gomme fanno ancora la differenza? La risposta l’ha data chiaramente Johan Zarco. Dalla leadership, guadagnata nelle qualifiche del sabato, mantenuta per più di tre quarti di gara con una guida talentuosa, longilinea, elegante a una decadimento costante negli ultimi cinque passaggi che lo ha condannato all’ottavo posizione. Risultato finale insufficiente per quello che il francese, del team Tech3, ha dimostrato nel weekend di gara ma queste sono le gare. Prossimo appuntamento: Argentina

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