MotoGP: Andrea Iannone “La mia esperienza farà avanzare l’Aprilia”

Il pilota abruzzese chiude mestamente il week end di Motegi. E pensa già al 2019

Andrea Iannone e l’Aprilia si conosceranno fra un mese nei test precampionato. Intanto lasciano il Giappone con lo stesso morale basso: il pilota abruzzese, ai titoli di coda con Suzuki, è caduto vanificando un possibile podio, la RS-GP è naufragata di nuovo, nonostante Motegi fosse indicata come tracciato favorevole. Andrea Iannone ha parlato del futuro con Paolo Ianieri, inviato de La Gazzetta dello Sport. L’intervista è uscita sull’edizione di domenica 21 ottobre.

«Una sfida che ho sposato e nella quale metterò tutte le forze che ho. Guardo all’Aprilia in modo positivo, non sarà facile all’inizio, ma spero che anche la mia esperienza e le mie conoscenze possano aiutare a progredire velocemente».

Sembra un lavoro più duro che in Ducati o Suzuki.

«La Ducati è stata critica, molto molto dura. Anche se con Gigi (Dall’Igna, n.d.r.) le cose poi sono cambiate velocemente. In Aprilia, come avvenne qui in Suzuki, non so cosa aspettarmi. Ci vorrà un po’ di tempo per conoscere lo staff, il modo di lavorare, la velocità nel reagire ai problemi».

Torna in una Casa italiana.

«La più vincente nelle corse. Sono orgoglioso. E pronto».

Suo capotecnico sarà Fabrizio Cecchini, oggi con Fabio Di Giannantonio.

«Ci ho parlato. Ha un’esperienza e un passato importanti. Ha vinto Mondiali, sa che cosa sono le corse. E ha un carattere forte: ben venga, mi piace chi è pronto al confronto, chi ha gli attributi e te lo dimostra, invece di dirti una cosa in faccia e poi pugnalarti alle spalle».

Può essere l’ultima tappa della sua carriera?

«Io mi vedo molti altri anni nelle corse, il mio talento e la mia velocità parlano chiaro. Ma dipenderà dai risultati, mi serve una moto che mi faccia esprimere quello che ho dentro».

In Aprilia troverà Max Biaggi.

«Max ha vinto tanto, sa cosa vuol dire essere pilota e lottare ogni giorno per il risultato. Ci ho parlato un po’, potrà dare il suo contributo, ma non decido io il suo ruolo nel weekend di gara. Però i suoi consigli saranno importanti, conosce ogni singola persona nel Gruppo, e questa è una cosa non banale».

Pensa di avere ottenuto meno di quello che avrebbe meritato?

«Ho ottenuto meno di quello che avrei potuto raggiungere, ma ho sempre dato tutto. Rimpianti zero».

Con la Suzuki ormai è finita. Perchè?

«A pesare è stata quella partenza in salita che nessuno si aspettava. Più che tensione, parlerei di problematiche, ma dal momento che con Rigamonti (il suo ingegnere di pista; n.d.r.) abbiamo fatto un reset, è subito arrivato il podio. Io ho sempre lavorato per migliorare le cose e ci siamo riusciti».

Il matrimonio poteva proseguire?

«Io posso dire che non aveva senso che finisse e lo penso ancora. Ma non decido io e fatico a rispondere perché. Però fino a Valencia darò il 110%. Credo di dimostrarlo ogni weekend».

Dove ha sbagliato lei e dove la Suzuki?

«Abbiamo sbagliato entrambi la scelta del motore nel 2017, e l’abbiamo pagata per tutto l’anno. Le cose si fanno assieme».

Che cosa perde la Suzuki?

«Un pilota che le ha sempre fatto fare passi avanti. Ho avuto un’influenza su questa squadra, portando una conoscenza di aspetti che non avevano, aiutandola a crescere molto. Purtroppo il materiale nuovo inizia ad arrivare solo adesso».

Al suo posto arriverà Mir, pagato tantissimo, ma che, tranne qualche sprazzo, non sta brillando. È la tendenza di puntare sempre sul nuovo anziché fidarsi dell’usato garantito?

«Non so, sono politiche aziendali nelle quali non voglio entrare. Il tempo dirà se hanno fatto bene. Io quest’anno ho fatto tre podi e in campionato siamo tutti attaccati per posizioni importanti. La situazione anormale è stato il 2017 per scelte tecniche sbagliate, ma credo che oggi Suzuki sia felice della nostra competitività».

Cercando Andrea Iannone su Google, si parla di lei come se fosse un vip. Del pilota poche tracce.

«È perché io sono più di un pilota. Ed essere qualcosa in più non è un male, no? Di Iannone pilota si parla solo nei weekend di gara, lo trovo normale».

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