Moto3: Marco Bezzecchi “Neanche Rossi si aspettava andassi così”

Il leader del Mondiale intervistato da La Gazzetta dello Sport, che gli dedica una pagna intera

Marco Bezzecchi comanda il Mondiale Moto3 e nel 2019 passerà in Moto2 con la KTM schierata dal team Tech 3. La strada verso il top sembra tracciata per questo ragazzo riminese, 20 anni,  in cui pochissimi credevano, e che invece sta andando sempre più forte. La Gazzetta dello Sport gli dedica una pagina intera sull’edizione di sabato 25 agosto, firmata dall’inviato Paolo Ianieri.

«Importante è stare coi piedi per terra. Non è perché ti fermano a fare due foto che devi smettere di salutare chi conosci da una vita. C’è gente che ti monta e rischi di crederci».

Ora dopo 11 gare siamo a 7 podi con 2 vittorie.

«Continuo a non farci l’abitudine. Al resto, come le interviste, sì. Senza risultati non ti cerca nessuno».

Al mattino nell’officina di papà Vito, il pomeriggio si allena.

«L’ho sempre fatto, finita la scuola. E mi diverte, anche se è difficile. A lavorare capisci come si fa a portare a casa il pane. Ho sempre avuto la passione, spataccavo i motorini degli amici, ora sono passato a qualcosa di più grosso…».

Che studi ha fatto?

«Diploma alle professionali, l’unica scuola che riuscivo a fare. È stato difficile, ma era importante quel pezzo di carta, metti che non avessi combinato nulla in moto, cosa faccio, il barbone? Lo era anche per i miei, ma alla mamma l’ho detto chiaro: “Io ci provo, ci vado per prendere il diploma perché so che hai piacere, però…”».

La passione per la moto com’è nata?

«La mia famiglia è sempre stata appassionata, nonno, babbo, anche la mamma. Il babbo guardava spesso a casa le corse con i suoi colleghi, sono cresciuto tifando Valentino».

Che famiglia è la sua?

«Normale. Mamma Daniela lavora col babbo, io meccanico/pilota, una sorella, Silvia, si è laureata in trucco cinematografico a Birmingham, l’altra, Laura, inizia le superiori».

A proposito di cinema: è stato tra i protagonisti del reality «Motorhome, piloti di famiglia».

«Una cosa strana, il primo approccio coi media. Divertente, ero piccolo, era più un gioco».

L’ha aiutato a entrare in questo mondo?

«No. L’aiuto è stato della Mahindra, non fosse stato per loro non correvo. Ci sono persone che mi hanno aiutato, come Giorgio Marzola, proprietario del team Portomaggiore che ha sempre creduto in me. Mi ha presentato i ragazzi di Mahindra: la prima volta che li ho visti mi sembravano un team di MotoGP, fighissimi. Con loro è iniziato il sogno».

E poi l’incontro con Valentino Rossi e l’Academy.

«Una bella storia: la morosa di mio cugino conosce Carlo Casabianca, preparatore di Vale e gli diceva: “Oh, c’è questo ragazzo che va forte, dateci un occhio”. Carlo, per me, se ne fregava, ma quando ho fatto la wild card al Mugello ero in pista a guardare la MotoGP sul mio Ciao e ho incontrato lui e Albi (Tebaldi, a.d. della VR46; n.d.r.) che avevano sentito del mio motorino. “Ma tu sei Bezzecchi? Portalo al Ranch”. Sono andato, poi a Natale Uccio ha chiamato mio babbo e abbiamo firmato il contratto. Il regalo che mi ha cambiato la vita».

Valentino la guarda con un occhio particolare.

«Lui vuole bene a tutti i ragazzi dell’Academy, anche perché li ha scelti lui. Nel 2017 mi impegnavo come ora, ma i risultati non erano quelli che speravo. Forse neanche Vale si aspettava uno step così grande».

La qualità migliore?

«La forza di volontà».

Il consiglio che non dimentica?

«Credi in te stesso. Me lo ripeteva Maurizio Cambarau, mio capotecnico l’anno scorso. Io mi buttavo giù, avevo così tanta voglia di fare e arrivare, che facevo e sbagliavo troppo…».

In Austria ha vinto la gara perfetta.

«Un weekend fantastico, come non era avvenuto a Brno. In Austria sono partito ancor più motivato, tornava Martin e sapevo che sarebbe stato forte nonostante l’infortunio. Ma volevo così tanto la vittoria…».

Che avversario è Martin?

«Tosto, secondo me il più veloce. Ha esperienza ed è molto intelligente, però fa gare da genio e altre che non ti aspetti».

Il Mondiale è tra voi due?

«Ci sono anche Di Giannantonio e Bastianini. Ma per come è andata finora, spero sia tra me e lui, così siamo di meno».

Ma lei era partito per vincere il Mondiale?

«Ero partito per fare vedere che so andare forte. Poi la cosa è diventata più seria».

La Ktm l’ha voluta per la Moto2.

«In inverno hanno cercato di farmi crescere, focalizzandosi molto su di me. Loro e Poncharal hanno spinto per la Moto2, anche se non ero sicuro. Sarà l’anno giusto, cambia motore e si ripartirà da zero».

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